Sempre meno nascite: il Mezzogiorno si spopola

Mercoledì 12 Febbraio 2020
Nel Mezzogiorno il bilancio demografico complessivo presenta per l'ennesima volta (dal 2014) segno negativo (-129mila residenti, pari al -6,3 per mille abitanti). A questa situazione concorrono sia le poste demografiche relative alla dinamica naturale (-2,9 per mille), sia soprattutto quelle relative alle migrazioni interne (-3,8 per mille). Ancora: nel 2019 le nascite in Italia sono state 435 mila, il dato più basso mai riscontrato nella storia del Paese. I numeri li riferisce l'Istat nell'annuale rapporto sugli indici demografici. Per contro, il numero dei decessi, 647 mila, pur di poco inferiore al record riscontrato nel 2017 (649 mila), «rispecchia in pieno le tendenze da tempo evidenziate».

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Il 2019 si candida così a passare alla storia come l'anno dei record negativi. Non solo si è registrato il minor numero di nascite di sempre ma è avvenuto anche il ricambio naturale più basso degli ultimi 102 anni. In un Paese da 60,3 milioni di abitanti (di cui 5,4 milioni stranieri) dove continua inesorabile il calo della popolazione: -116 mila persone in un anno. Al 1° gennaio 2020 gli stranieri residenti ammontano a 5 milioni 382mila, in crescita di 123mila unità (+2,3%) rispetto a un anno prima. Nel conteggio concorrono 220mila unità in più per effetto delle migrazioni con l'estero, 55mila unità in più per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro appena 8mila decessi), 46mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e, infine, 109mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana.

 

L'annuale rapporto dell'Istituto di statistica mostra un Paese dove fare figli è sempre più difficile. L'età media delle madri si attesta sui 32,1 anni, con i tassi di fecondità che «continuano a mostrare un sostanziale declino nelle età giovanili (fino a circa 30 anni) e un progressivo rialzo in quelle più anziane (dopo i 30)». Secondo i dati dell'Istat, fanno più figli le donne ultraquarantenni di quanti ne facciano le giovani sotto i 20 anni. Un dato, quello della detanalità, che sarebbe ancora più marcato se non ci fosse il contributo alle nascite da parte delle donne immigrate. Circa un quinto di bimbi nati nel 2019, infatti, ha madre straniera. Tra queste nascite, pari a un totale di 85 mila, 63 mila sono quelle prodotte con partner straniero (che quindi incrementano il numero di nati in Italia con cittadinanza estera), 22mila quelle con partner italiano.
Un dato positivo, invece, arriva dalla speranza di vita che in Italia sale di un mese attestandosi a 85,3 anni per le donne (85,2 in Puglia) e a 81 per gli uomini (81,1 in Puglia). Si segnala, inoltre, un ulteriore rialzo dell'età media: 45,7 anni al primo gennaio 2020. Dati incoraggianti che, se analizzati, portano però ad un'Italia sempre più divisa in due, con il Nord in continua crescita e il Sud alle prese con una speranza di vita più bassa e uno spopolamento conseguenza delle migrazioni interne. Si conta, infatti, che nel corso del 2019 circa 418mila individui abbiano lasciato un Comune del Mezzogiorno quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro Comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno, ma in ogni caso diverso da quello di origine), mentre circa 341mila sono gli individui che hanno eletto un Comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale (eventualmente anche provenienti da altro Comune dello stesso Mezzogiorno). La questione accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno singolarmente prese tutte presentano saldi migratori interni negativi pur se all'interno di un contesto eterogeneo nel quale i margini di grandezza variano dal -1 per mille della Sardegna al -5,8 per mille della Calabria, al -3,3 per mille della Puglia. Sotto questo profilo, emergono flussi migratori netti molto positivi tanto nella zona nord-occidentale (Lombardia, +3 per mille), quanto soprattutto in quella nord-orientale e segnatamente nelle Province di Trento (+3,9) e Bolzano (+3,4) e in Emilia-Romagna (+3,7).
Nonostante si stia spopolando, il Mezzogiorno presenta una popolazione mediamente più giovane rispetto a quella del Centro-Nord. Gli ultrasessantacinquenni hanno un'incidenza del 21,6% contro il 23,9% del Nord e il 23,8% del Centro. Ma è un vantaggio che si sta rapidamente perdendo per via della fuga dei giovani verso il Centro-Nord.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA