L'analisi/ Dopo il voto, quelle foto “larghe” che imbarazzano verso il 2023

L'analisi/ Dopo il voto, quelle foto “larghe” che imbarazzano verso il 2023
di Francesco G.GIOFFREDI
7 Minuti di Lettura
Martedì 28 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 13:57

“Photo opportunity”, direbbero negli Stati Uniti: soprattutto in politica, è “l’occasione fotografica”, lo scatto che magari rafforza un accordo o svela un’alleanza lì sul punto di sbocciare. Le ultime comunali, e il turno di ballottaggio, sono state un florilegio di “photo opportunity” all’insegna del più spericolato e variopinto trasversalismo, ormai traccia caratterizzante e marchio di fabbrica della politica pugliese. A Galatina, sorridenti con il neo-sindaco, ecco un assessore regionale civico di centrosinistra, un altro d’opposizione di centrodestra, l’immancabile sindaco “civico di destra” e un consigliere regionale Pd. A Castellana, stretti a corona del vincitore, spiccano un dirigente di rango della Lega e un parlamentare Pd di rito Emiliano. Esempi, due tra i tanti. Photo opportunity, per intestarsi la conquista dei fortini cittadini, appuntarsi medaglie sul petto e “quotarsi” in vista del 2023. L’anno delle elezioni politiche, delle grandi ambizioni e del bottino che conta e pesa.

“Il metodo Emiliano”

Ecco, appunto. La disordinata galleria fotografica delle comunali pugliesi può tuttavia essere terreno scivoloso e un tagliente boomerang. Perché se in Puglia il “metodo Michele Emiliano” è regola, se le alleanze a geometria variabile e vaste a perdita d’occhio sono un dato ormai strutturale, non è (ancora) così su scala nazionale: nonostante i governi di larghe e larghissime intese, nonostante partiti spesso accartocciati su se stessi e coalizioni avatar, virtuali o inesistenti, alle Politiche 2023 cambierà la musica e tornerà la sfida polarizzata, centrodestra contro centrosinistra “largo”, con la potenziale, terza carta di un attore centrista, moderato e liberale. E allora grande, ancora una volta, è la confusione sotto il cielo di Puglia: chi domenica notte abbracciava inediti compagni di viaggio, destra e sinistra raccolte sotto le ospitali insegne del civismo “acchiappatutto”, rischia tra qualche mese di chiedere voti battagliando contro gli amici di oggi, stracciando con imbarazzo le foto di giubilo e abiurando la photo opportunity. Cortocircuiti e assetti liquidi.
Insomma, gli alleati di ieri non sono gli stessi di oggi, ma potrebbero essere quelli di domani, e spiegarlo agli elettori non sarà semplice: è uno dei frutti anomali di una stagione politica ai confini della realtà, nella quale i fattori cruciali sono i patti di potere, la raccolta sfrenata di portatori di voti di qualsiasi estrazione, tutto sotto il segno della «coalizione che governa la Puglia» (l’accuratamente generica definizione è di Emiliano). Che è altra cosa, sin nei fondamentali, del “campo largo” invocato da Enrico Letta e ancora in cantiere.

Verso le Politiche

Tra qualche mese, quando le grandi manovre verso le Politiche entreranno nel vivo, le “foto-macedonia” (un po’ di sinistra, un po’ di destra, un po’ di civici) faranno arrossare qualche gota. Ma a imbarazzare, soprattutto a destra, saranno anche le foto non scattate e deliberatamente evitate: la coalizione FdI-Lega–FI scoppia pure di salute nei sondaggi nazionali, però in Puglia - come altrove - è del tutto teorica, impalpabile, anche in queste ultime amministrative non ha dato l’idea d’essere un blocco monolitico, zero manifestazioni unitarie dei leader regionali, nemmeno un tavolo tra alleati prima, durante o dopo. Convivenza forzata e soliti, reciproci sospetti. E tra qualche mese bisognerà vogare giocoforza tutti nella stessa direzione: trovare, dal nulla, la formula magica del cemento di coalizione non sarà facile. La stessa vittoria di Barletta, pur preziosa, non dà sufficienti indicazioni, per tante ragioni: perché sostanzialmente isolata e perché imputabile a molti elementi, dalla forza del candidato vincente agli errori del centrosinistra.

Emiliano e il ruolo del civismo


Nonostante appena 2 milioni di italiani al voto, anche questo turno di ballottaggio è stato nobilitato con la definizione di “test per i partiti”. L’ultimo warm up, di fatto, prima del 2023. Ergo: cruciale, tra indicazioni e campanelli d’allarme. Ma in Puglia? Michele Emiliano, e non è una sorpresa, ha sfoggiato l’ennesima prova muscolare, mettendo in campo tutto il consueto corredo di accordi larghi - tanto da appellarsi a Castellaneta persino a dirigenti ed elettori di FdI - e scommesse sulla frammentazione del sistema. Spesso è andata bene, altre volte no, resta al fondo la domanda: qual è il punto di caduta, quale l’orizzonte strategico? Insomma: cosa vuol fare il governatore, nel 2023, dell’affollata arca del civismo trasversale? Il rischio dell’effetto-bolla è concreto: venendo meno il propellente locale, il campo largo alla Emiliano può annacquarsi e perdere d’impatto, anche perché trovare collocazione alle ambizioni di molti non sarà agevole, e tanti pezzi di centrodestra ora vicini al governatore - senza adeguata “ricompensa” - potrebbero tornare alle origini. Il civismo resta, del resto, una variabile troppo sfuggente alle Politiche: un vero enigma.

I partiti: il Pd

Anche in Puglia il Pd esulta, nonostante il brutto scivolone di Barletta. I risultati mascherano però crepe strutturali che le Politiche potrebbero mettere a nudo: la sudditanza alla dottrina Emiliano, il rapporto ambiguo con il civismo più “rapace”, le fratture interne, un’identità spesso indefinita e una guida di vertice ancora incerta (il congresso è finito di nuovo nel porto delle nebbie). Alle elezioni del 2023 bisognerà camminare senza stampelle e con la forza delle proprie idee-guida (ma quali?). Giocando di sponda con la sinistra, che in Puglia stringe i denti, conquista un sindaco (a Polignano) e si ritaglia il tardivo ruolo di coscienza critica dell’emilianismo. E assecondando lo schema di gioco nazionale, che dovrebbe prevedere un asse stabile perlomeno con il M5s.

I cinque stelle

I cinque stelle sono l’altra incognita. Al netto della vittoria a Mottola (confermato il sindaco uscente pentastellato), questa tornata elettorale ha ridotto il movimento all’irrilevanza («abbiamo vinto nonostante loro», ironizza qualcuno tra i dem): influiscono da una parte il complessivo arretramento nazionale e il deciso sbiadirsi delle vecchie battaglie, e dall’altra l’opera di lenta cannibalizzazione a opera della “coalizione Emiliano”. Giuseppe Conte è alle strette e al bivio, tra lento traghettamento verso il voto e strappi in chiave populista, magari abbandonando il governo Draghi: occhio alle ricadute pugliesi, in Regione (dove i pentastellati sono parte della maggioranza) e non solo. Nel frattempo, tra un turno di voto e l’altro, il M5s ha perso pure pezzi: otto parlamentari hanno scelto la scissione di Luigi Di Maio, “Insieme per il futuro” è ora un’altra scheggia nel flipper impazzito della politica pugliese.

Il centrodestra

E poi c’è il centrodestra. Che galleggia nel metaverso dei sondaggi: virtualmente primo, ovunque, candidato a vincere e governare, ma alle prese con esplosivi problemi interni. Doppio binario, nazionale e regionale: la guerra Meloni-Salvini per la leadership è logorante, le tensioni nei Comuni sono state ulteriore benzina sul fuoco, in Puglia le fratture sono acuite da vecchie ruggini e da ormai radicati limiti di incomunicabilità, tra FdI e Lega, tra le due anime (ex An e fittiani) dei meloniani e un po’ tutti con Forza Italia. Non solo: anche in questo valzer elettorale, il centrodestra pugliese s’è scontrato con l’ormai strutturale deficit di classe dirigente, per insufficiente ricambio e per la lunga campagna di reclutamento di Emiliano. Un vuoto di non poco conto: nel 2023 occorreranno truppe per trottare e dare sostanza ai sondaggi nazionali.

Il nuovo centro

Sullo sfondo, ma non troppo, s’affaccia sempre più l’opzione centrista. Un eterno ritorno, in rinnovata veste: è l’area Draghi vagheggiata da tanti, una sorta di progetto moderato e liberale che può drenare voti a tutti. E che ha numerosi, potenziali protagonisti, da Renzi a Calenda, dallo stesso Di Maio a pezzi di Forza Italia e Pd. Di sicuro, il centro è terra di conquista che ingolosisce chiunque, ovviamente Emiliano, ma pure i dem e chi nel centrodestra (come Raffaele Fitto) sa bene quanto le elezioni si decidano nel contendibile spazio centrista. Luogo domani di nuove photo opportunity, pronte magari a sostituire le vecchie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA