Crisi governo, alla fine Conte chiamò Renzi: «Davvero boccerai il mio nome?»

Crisi governo, alla fine Conte chiamò Renzi: «Davvero boccerai il mio nome?»
di Emilio Pucci
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Venerdì 29 Gennaio 2021, 06:19

«Conte è disperato, mi ha chiamato per fermarmi. Ha capito che è ormai finito». Renzi racconta ai fedelissimi quella telefonata con il presidente del Consiglio dimissionario che rischia di sancire la rottura, non certo la riappacificazione. Un colloquio durato circa venti minuti, avvenuto prima che la delegazione di Iv arrivasse al Quirinale. E i toni non sono stati morbidi.
Il senatore di Rignano ha rinfacciato all'inquilino di palazzo Chigi tutti i suoi errori, lo ha accusato di tenere bloccato il Paese da sei mesi, ha ribadito che «il problema è politico». Non risparmiando le battute al curaro che tanto gli sono congeniali: «Pensavi di fare a meno di noi dando la caccia agli... Alvaro Vitali», lo ha incalzato, «ti toccherà anche diventare vegano per amore di Ciamplillo».
«Voleva capire ha riferito poi Renzi, parlando ai suoi - se andassi al Colle per porre un veto contro di lui. Non ha capito che la mia bocciatura non è sulla persona, ma sul suo operato». Sarà pur vero che Renzi non ne fa una questione di nomi ma ormai guarda oltre. «Serve qualcuno che possa ricucire la maggioranza e quel qualcuno non può essere Conte», ha detto l'ex presidente del Consiglio al presidente della Repubblica Mattarella. Durante il colloquio con la prima carica dello Stato non ha chiuso la porta all'inquilino di palazzo Chigi per il futuro, ha usato toni più morbidi. Non è ancora un no secco, ma ha fatto capire di non pensare affatto a lui, anche se ci dovesse essere una ricomposizione con Pd, Leu e M5S. «Chi vuole trattare lo dovrà fare sui programmi e con me, i responsabili non ci sono. Pd e M5s prendano al volo l'occasione e troviamo l'intesa su un altro nome», taglia corto.

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L'ASTICELLA
Ha alzato a tal punto l'asticella che anche i più dialoganti' di Iv sono convinti che la strada sia tracciata. Con i suoi Renzi si è spinto oltre. Ha spiegato di credere ad un esecutivo istituzionale, con figure di alto profilo. A partire da Draghi che, a suo dire, verrebbe di corsa per salvare l'Italia. Magari al Mef, non a palazzo Chigi. Per il senatore di Rignano l'ex numero uno della Bce potrebbe gestire il Recovery plan e portare il Paese fuori dalle secche. E' un sentiero stretto, perché il leader di Iv sa che il Movimento 5Stelle farebbe fatica a digerire uno scenario del genere. Ma con i suoi l'ex presidente del Consiglio è stato chiaro: «Pd e M5s non potranno non seguirmi. Tanto sono sicuro che i pentastellati non vogliono certamente andare a casa».

La prima strada è quella di dialogare nel perimetro rosso-giallo, di cercare sponde con i dem, ma il disegno è scomporre il quadro, far sì che il presidente del Consiglio getti la spugna. «Tra elezioni e governo istituzionale siamo pronti ad un governo istituzionale, anche se preferiamo il governo politico», ha scritto nella chat al termine del colloquio con il Capo dello Stato. «Per il governo politico ci facciano sapere se ci vogliono», ha aggiunto. I rosso-gialli quindi devono abbandonare la pista Conte e pensare ad un piano B'. L'ex presidente del Consiglio potrebbe sostenere un governo a guida dem, ha lanciato Gentiloni, potrebbe dire sì anche ai pentastellati Di Maio e Patuanelli. «Sui nomi dei Cinque stelle si tratta di mosse tattiche per spaccarli», spiega un big di Iv. L'opzione che preferisce è quella di un governo del presidente. Che tenga dentro tutti quelli che hanno a cuore il destino dell'Italia. Con personalità autorevoli.
Il dato di ieri è che per Renzi Conte non è in grado di assicurare il bene del Paese. «Ha fallito, ci ha portato a non essere più considerati in Europa. Basta». Il primo obiettivo è sbarrare la strada al voto anticipato. Ha avuto contatti con tutte quelle forze politiche che dicono no alle urne, ha avuto garanzie da Forza Italia, da una parte del Pd, perfino dalla Lega. Al momento però tiene ancora le carte coperte. «Noi restiamo sui contenuti», si è limitato a spiegare ai parlamentari.

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IL GRUPPO TIENE
Al momento ha avuto rassicurazioni anche sulla compattezza del gruppo. Due sere fa nel confronto durato circa due ore con i suoi parlamentari tanti hanno avuto parole di fuoco contro Conte e la sua operazione dei volenterosi: «Non possiamo porre un'altra guancia. Le abbiamo finite, se il Pd e M5S pensano di andare avanti con i Vitali e i Ciampolillo auguri. Non andranno da nessuna parte». Per Renzi quindi occorre aprire un'altra partita e anche quei senatori come Comincini, Grimani, Conzatti, Marino che erano stati attenzionati dagli emissari del Pd sono con lui. «Se torniamo da Conte rischiamo di restare fermi altro tempo. Non possiamo più guardare indietro», spiega un senatore.

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