Crisi. No di Renzi, Conte all’angolo. «Incarico esplorativo, non a lui»

Crisi. No di Renzi, Conte all’angolo. «Incarico esplorativo, non a lui»
di Marco Conti
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Venerdì 29 Gennaio 2021, 01:46 - Ultimo aggiornamento: 09:46

«Noi non abbiamo fatto il nome di Conte perché siamo in una fase precedente». Tutto nei giorni scorsi portava a questo epilogo che Matteo Renzi ufficializza dopo l’incontro al Quirinale con Sergio Mattarella. Insieme ai capigruppo Boschi e Faraone, e all’ex ministro Bellanova, Renzi ripete che i nomi, anche quello del possibile premier, «vengono dopo». E il «dopo» rischia di essere pesante da digerire per il Pd e il M5S in questa crisi di Governo

LA STRADA


«Abbiamo sentito “mai più con Iv”, “Iv è irresponsabile e inaffidabile”. Noi - spiega Renzi - pensiamo sia inaffidabile chi non vuole affrontare adesso la questione dei prossimi anni. Non siamo né inaffidabili né irresponsabili ma molto chiari e diretti: abbiamo sentito parole su di noi al limite dell’insulto. Vogliamo sapere dalle altre forze se ritengono Iv parte o no della maggioranza. Siamo pronti a impegnarci se è una maggioranza e se politica, no se raccogliticcia e se populista».

 

Subito dopo la richiesta di un riconoscimento politico da parte di Pd, Leu, ma soprattutto del M5S, Renzi racconta anche la telefonata che gli ha fatto poche ore prima «il premier uscente, pardon, dimissionario» Conte. Un giro di telefonate da parte del premier fatte a tutti i leader che di lì a poco sarebbero saliti al Quirinale, ma che è una novità dopo giorni di scontro. Proprio su questo insiste l’ex presidente del Consiglio quando parla di «spettacolo indecoroso», di «campagna acquisti» deflagrata sul senatore azzurro Vitali che prima va nel gruppo “Per Conte” e poi torna indietro. «Si è fatto credere che con un voto o due si affrontasse la crisi», insiste il senatore che parla di «errore» andare a votare perché perderemmo i miliardi del Recovery Plan, si dà disponibile anche per un governo istituzionale per quanto dica di preferirne uno politico.

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Poi le critiche al governo appena dimesso che colpiscono il ministro Bonafede ma anche il ministro dell’Economia Gualtieri quando dice che ci sono più soldi per il cashback che per i giovani. Renzi evoca di nuovo Mario Draghi, parla dei rischi che il Paese corre se sbaglia il “Next Generation Eu” e critica chi lo accusa di aver aperto una crisi in un momento delicato per il Paese.

Prima di Italia Viva al Quirinale sale la delegazione di Leu guidata da Federico Fornaro secondo il quale «Conte è il punto più alto di equilibrio all’interno della maggioranza». In mattinata il gruppo di +Europa con Emma Bonino molto chiara nel dire no ad un nuovo governo Conte e sì ad un esecutivo “Ursula”. La delegazione del gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico, composta dai senatori Ricardo Merlo, Gregorio De Falco e Andrea Causin, è la più convinta a sostenere il “ter” e contribuisce a definire quel quadro dei desiderata dei partiti che si completa in serata con l’arrivo della delegazione del Pd guidata da Nicola Zingaretti e con il vice Andrea Orlando e i capigruppo Delrio e Marcucci. 


Il gruppo arriva mezz’ora prima della tabella di marcia ed è più o meno costretto a sentire la conferenza stampa-comizio di Renzi che dal salone delle Feste chiudeva a Conte la possibilità di un reincarico esplorativo. Quando Zingaretti esce è scuro in volto e si limita ad una dichiarazione senza rispondere alle domande dei giornalisti: «Auspichiamo una soluzione della crisi in tempi rapidi e abbiamo indicato al presidente della Repubblica, la disponibilità del Pd a sostenere l’ipotesi di un reincarico al presidente Giuseppe Conte, che si è confermato, anche nel recente voto di fiducia in Parlamento, un punto di sintesi e di equilibrio».

A gelare ancor più i dem arriva poco dopo la spiegazione da fonti di Italia Viva che riassume il senso di ciò che il leader di Iv ha detto al Presidente Mattarella: «No a un incarico subito a Giuseppe Conte: si dia prima un mandato esplorativo a un’altra personalità per verificare se M5s e Pd vogliono ancora una maggioranza con Iv». Poi la porticina ancora parzialmente aperta ad un Conte ter aggiungendo che «successivamente tutte le soluzioni restano aperte senza preclusioni sui nomi».


Un eventuale mandato esplorativo a una figura istituzionale potrebbe servire proprio a prendere ancora tempo e a riaprire il dialogo. In pole c’è ancora il presidente della Camera Roberto Fico, ma gli spazi per una possibile ricucitura paiono limitati anche perché l’allargamento della maggioranza con la caccia ai “responsabili” si è rivelato un prevedibile boomerang per Conte che ha continuato a gestire l’operazione in prima persona da palazzo Chigi.

Oggi sarà la volta del M5S e dell’opposizione che si presenterà compatta al Quirinale. Il Movimento, se vuole salvare Conte, rischia ora di pagare un prezzo ancora più alto dopo che gli astuti strateghi di carta hanno spinto il premier su una strada dove la politica non c’era e, come si è visto, nemmeno il pallottoliere. E il Colle potrebbe disporre un secondo giro di consultazioni.
 

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