I nodi M5s-Pd e le scelte di Conte e di Emiliano

I nodi M5s-Pd e le scelte di Conte e di Emiliano
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 3 Luglio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 13:54

Il bivio ha tante ramificazioni e implicazioni. E le scelte romane di questi giorni possono scatenare un effetto domino con tumultuose accelerazioni pugliesi. La traccia è la seguente: se lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte porterà “l’avvocato del popolo” a scalare il M5s o a battezzare un nuovo soggetto politico, allora Michele Emiliano si scrollerà di dosso i silenzi e il tatticismo di questi mesi. E passerà alla “fase due” del progetto politico lanciato con la rielezione alla Regione e con la coalizione a ranghi ampi e trazione civica. Giocando di sponda con l’ex premier: un ritorno del contismo, con forti dosi di emilianismo e vista sulle prossime elezioni politiche.
La frattura tra Beppe e Giuseppe appare profonda e insanabile, ieri sera il padre fondatore del M5s ha giocato la carta della mediazione, Conte stava già organizzando le truppe e sondando i parlamentari (molti dei quali pugliesi) in potenziale libera uscita dal M5s. E lo ha detto, senza troppi equivoci, in una puntata della soap politica estiva: «Non terrò il mio progetto nel cassetto» «sento il consenso di molti». Tra monito e minaccia. Tradotto: la tela imbastita su statuto, rete di relazioni, posizionamento nell’opinione pubblica (e sui social), consenso trasversale non verrà cestinata, ma dev’essere capitalizzata. In qualsiasi modo. Ecco, appunto, il bivio che si divarica davanti a Conte: forzare la mano e tentare l’Opa, la scalata al M5s a quel punto de-grillizzato o quasi; oppure sbattere la porta e gettare nella mischia il nuovo soggetto politico, svuotando il più possibile i cinque stelle. Questa seconda strada, la scissione per ora congelata, concede più spazi di manovra a Emiliano e ai suoi piani di medio e lungo termine. Ma rischia di amplificare caos e incertezze tra i cinque stelle pugliesi e nel Pd.

Le prospettive per Emiliano

Per prima cosa, Emiliano. In che modo potrebbe giovarsi del “partito di Conte”, o di un M5s a trazione interamente contiana? Innanzitutto sarebbe uno spazio “vergine”, meno irregimentato e più accessibile di quanto non sia il M5s. Il governatore è un pioniere delle contaminazioni politiche, e alle ultime elezioni s’è visto: la coalizione poggiava sulle variegate guarnigioni arruolate nel precedente quinquennio e in campagna elettorale, civici, centristi, pezzi di destra e sinistra in cerca di collocazione, a colpi di promesse. Un rassemblement tenuto insieme dal mastice provvisorio delle elezioni regionali e dalla lusinga del potere, ma che ora necessita di qualcosa di più stabile e duraturo: di un tetto politico e di uno sbocco strategico al progetto. Ecco: il “partito di Conte”, comunque sia inteso, sarebbe il contenitore ideale, o comunque un riferimento nazionale privilegiato. Per comune vocazione e inclinazione e per saldezza dei rapporti personali tra Emiliano e l’ex premier. 

Il governatore continua comunque a palleggiare sulla difensiva, troppo presto per sbilanciarsi. Ieri si è trincerato dietro parole caute: «Mi sto occupando solo della Regione». In realtà il lavorìo sottotraccia è incessante. Lo ha confermato pure Giovanni Procacci, consigliere politico del governatore che da tempo lavora a un soggetto unitario del civismo emilianiano: «Sono maturi i tempi per far nascere questo soggetto, che possa poi scegliere le soluzioni migliori per impegnarsi alle elezioni politiche. Potrà esserci un dialogo con il Pd o con Conte, se darà vita a un soggetto politico tutto suo, come ormai pare evidente. L’importante è che l’interlocuzione sia da parte di un coordinamento di liste civiche unito». Insomma, lo “scambio” potrebbe essere il seguente: il “coordinamento di civiche” sarebbe un solido mattone pugliese del contismo, e il partito del premier darebbe viceversa ospitalità ai non pochi emilianiani in cerca di gloria alle elezioni politiche. Lo stesso governatore potrebbe aspirare a un ruolo in un futuro governo Conte. C’è naturalmente una postilla, che spiega anche l’insolita prudenza di Emiliano: l’implosione caotica e incontrollata del M5s, senza cioè partito contiano e senza un chiaro punto di caduta, metterebbe a rischio l’asse pugliese con i pentastellati. Lasciando Emiliano nel mezzo delle due antropologie (Grillo vs Conte), e il governatore ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, movimentista come Beppe e camaleontico come Giuseppe.

Le contraddizioni cinque stelle

I cinque stelle - ed è l’altro fronte d’analisi - sono ovunque in confusione. In Puglia ancora di più. È questa la regione-bignami, perché abbraccia tutto: un contiano della prima ora (l’ex sottosegretario Mario Turco); i parlamentari alla seconda legislatura che vorrebbero tanto la terza e che virano verso l’ex premier; i deputati e senatori al primo giro, ma comunque stanchi dei toni urlati alla Grillo e più inclini all’approccio felpato di Conte; i mediatori alla Di Maio-Fico, come Giuseppe Brescia; gli espulsi che vorrebbero tornare in ballo, come Barbara Lezzi, oppositrice del governo Draghi, pasionaria del movimento a tanti decibel e però ministra dell’esecutivo con la Lega; i quattro consiglieri regionali, tra cui un assessore e un vicepresidente del Consiglio, alleati di Emiliano; la consigliera oltranzista, Antonella Laricchia, all’opposizione di Emiliano e dei colleghi di gruppo consiliare, un gruppo a questo punto senza identità. La misura è anche nelle recenti parole di Gianmauro Dell’Olio, parlamentare barese: «Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo lavorato di più spostati verso la sinistra, ma non significa che diventiamo progressisti». Può valere tutto, dunque. Uno spettacolo d’arte varia che risente del vuoto di leadership nel M5s: una beffa per un movimento che voleva essere leaderless e a partecipazione diffusa, e che ora presenta tutte le lotte di potere e gli affanni di un partito “classico”. Cosa succederà con un’eventuale scissione? Un po’ di qua, con Grillo, e molti di là, con Conte. E il marchio M5s in crisi d’identità.

Le incertezze Pd

Variabili che pendono come una spada affilata sulla testa del Pd. I dem ci avevano preso gusto, ci credevano e ci credono nell’alleanza strutturale con i pentastellati. A Roma come in Puglia. Adesso però l’interlocutore è un rebus: il M5s potrebbe diventare una specie di vascello corsaro, mentre i fautori dell’asse col Pd sarebbero fuori dal movimento, nel nascituro partito di Conte. Che non è proprio un acceso sostenitore del governo Draghi, a differenza dei dem. Si rischia lo strabismo. Proprio in queste settimane, il Pd pugliese ha imbastito il dialogo e gli accordi col M5s per le elezioni amministrative: e ora? Tutto fermo? E con chi procede il confronto, col M5s o con i contiani, con chi vuole la svolta a sinistra o con chi gioca con i “se” e i “ma”? C’è un’altra trappola per il Pd: lo svuotamento. Conte-Emiliano potrebbero essere una calamita per eletti ed elettori dei democratici. Ora, per serrare i ranghi occorrerebbero un’identità e una proposta, deboli nel Pd pugliese. Ma, a ben vedere, anche tra gli alleati di oggi e di domani.

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