Puglia, oggi e domani si vota in 54 Comuni, test per tutti i partiti su alleanze e scenari

Puglia, oggi e domani si vota in 54 Comuni, test per tutti i partiti su alleanze e scenari
di Francesco G. GIOFFREDI
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Domenica 3 Ottobre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:06

Le ultime istantanee non sono state incoraggianti, e rievocano il buio pesto dei tempi peggiori: i candidati nel mirino delle intimidazioni, le tensioni e le aggressioni, i veleni a fiumi. Molto spesso, sono i frutti degradati del vuoto di partiti, rappresentanza, politica. La campagna elettorale delle amministrative è stata del resto una somma di anomalie e contraddizioni specchio dei tempi: senza capoluoghi alle urne, il voto pugliese di questo weekend era stato forse sottostimato dai leader, dimenticando (o fingendo di farlo) casi estremamente peculiari come Nardò, e quasi “anestetizzato” dai partiti, che da destra a sinistra anche nelle città oltre i 15mila abitanti hanno spesso rinunciato al tradizionale simbolo per sposare più o meno credibili remake civici, ormai l’ultima illusoria via di fuga della “nuova politica”. In realtà la posta in gioco c’è, ed è alta. Come sempre. Tanto che toni e attenzioni sulle elezioni in salsa pugliese si sono progressivamente caricati di sfumature forti, accecanti, proprio come accaduto su scala nazionale tra asse Pd-M5s avatar (c’è, non c’è, c’è e non si vede), fratture nel centrodestra, area centrista-riformista in cerca di riscatto e contenitori.

Il voto in Puglia


Naturalmente, la lettura del voto pugliese non può prescindere da alcuni punti cardinali: le alleanze inclusive e bulimiche di Michele Emiliano, sempre più profeta delle contaminazioni politiche e portabandiera del civismo a ranghi amplissimi, da destra a sinistra, “andando oltre”; l’alleanza tra Pd e cinque stelle che, pur celebrata in Regione, non decolla e lascia gli uni e gli altri in mezzo al guado delle crisi d’identità; il centrodestra appesantito dai problemi di crescita e di linea politica equivoca, tra attriti fragorosi, spinte contrastanti, guerre interne, leader locali che procedono in ordine sparso. I numeri: 54 città al voto, 13 oltre i 15mila abitanti, i fari puntati su un pugno di sfide che sono già un led di notifica, Nardò e Gallipoli, Triggiano e Noicattaro. Con un orecchio alla radiolina, come si diceva un tempo, per capire cosa accade sugli altri campi d’Italia e “leggere” se e quanto la Puglia si ritaglierà ancora una volta il ruolo di anomalia e avanguardia.


Per ragioni in larga parte note, e slegate dalla portata demografica della città, è Nardò a catalizzare larghissima parte delle attenzioni, esempio principe di quel civismo che tutto include e decolora. In pista c’è il sindaco uscente Pippi Mellone, solide radici a destra-destra, ma marcata tendenza al trasversalismo. Tanto da aver instaurato un duraturo rapporto con Emiliano: il governatore s’è speso in pubblici endorsement per Mellone, che è sostenuto anche da esponenti di FdI, Lega e Casapound (rigorosamente candidati in liste civiche). Piccolo dettaglio: tra gli sfidanti del sindaco uscente c’è Carlo Falangone, uno dei rari casi di alleanza Pd-M5s, peraltro ampliata a Italia viva. In sostanza, Emiliano a Nardò sta sulla barricata opposta di quel patto dem-pentastellati da lui tanto sponsorizzato: il cortocircuito è servito. Ma non è l’unico, ovviamente. A Gallipoli il grande aggregatore, anche questo vicino a Emiliano, è l’uscente Stefano Minerva: Pd, M5s, renziani, qualche pezzo di elettorato leghista.

L'esame per il centrosinistra e il caso Con


Il punto focale, del resto, è uno soltanto ormai: la capacità di dilatare le coalizioni e la rete di relazioni, ipotizzando una possibile deflagrazione dell’attuale sistema di partiti. Emiliano su quel big-bang in fondo ci ha “scommesso” e il progetto del movimento civico Con ne è la testimonianza lampante: queste elezioni comunali sono un primo warm-up per il soggetto politico emilianiano, che il governatore vuol elevare al rango di principale collettore di tutto il civismo, cannibalizzando pezzi di Pd e M5s, in vista magari di ambiziose sfide nazionali. Il simbolo Con è presente per esempio a Triggiano, ma in rotta di collisione col Pd. Ma Con è in campo anche a Ginosa, contro un sindaco M5s uscente. C’è un centrosinistra a fisarmonica in Puglia, che in base alle piazze si amplia, restringe o frammenta.

Il nodo Pd e la sopravvivenza dei Cinque Stelle


Ma d’altro canto, il Pd è stritolato da una dualità che rischia di metterlo seriamente in crisi. Prendete, ancora una volta, il caso Nardò: tra gli esponenti nazionali c’è chi ha bacchettato aspramente Emiliano e si è pure affacciato in città, come il vicesegretario nazionale Peppe Provenzano; i dirigenti regionali o comunque vicini a Emiliano hanno invece praticamente tutti preferito girare al largo, imbarazzati dalla contraddizione, da una parte il candidato Pd-M5s e dall’altra quello del governatore, che sui dem pugliesi continua a esercitare una sorta di potere di veto e scelta. Lo schermo del civismo probabilmente consentirà al Pd pugliese di reggere bene l’urto delle elezioni comunali, ma si pone un dirimente problema di identità, prospettiva e futuro, col congresso regionale sullo sfondo (che fine ha fatto?), per non restare definitivamente soverchiati da Emiliano e dai tanti dilemmi del partito nazionale.


È lo stesso problema di “sopravvivenza” che assedia i cinque stelle, l’altra gamba dell’alleanza costruita in Regione grazie a un patto di laboratorio post elettorale. Giuseppe Conte ha portato il tour di piazza anche in Puglia, nelle scorse settimane. S’è fatto vedere pure a Nardò col candidato Pd-M5s, ma la sensazione è che si trattasse più di una puntata del format che di altro. L’ex premier studia il campo e in Puglia soppesa le mosse di Emiliano, potenziale sponda di un progetto nazionale. Il resto della truppe pentastellate giura intanto fedeltà ai candidati e convive con l’insanabile spaccatura, visto che in Consiglio regionale Antonella Laricchia resiste all’opposizione dei suoi stessi colleghi di movimento. I timori di débâcle incombono, e l’alleanza con Emiliano in Regione potrebbe essere minata da più fattori.

Le tensioni e il futuro del centrodestra


Le ultime giornate hanno fatto schizzare alle stelle le tensioni nel centrodestra nazionale, tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tra Silvio Berlusconi e i due leader di destra, e all’interno della Lega. In Puglia i rapporti tra alleati sono ai minimi termini e appena formali da un anno, cioè dal post regionali. E l’effetto domino s’è visto: divisioni sulle candidature, campagna a bassa intensità, leader nazionali assenti del tutto o quasi. E se Fratelli d’Italia qui più che altrove fa i conti con la complicata convivenza tra anima di destra sovranista e area moderata di Raffaele Fitto, e Forza Italia marca sempre più l’inclinazione “centrista”, la Lega pugliese è una specie di unicum: evidenti e non rare le occasioni di dialogo e flirt con Emiliano o esponenti Pd fedelissimi del governatore, in Regione così come sui territori. Due chiavi di lettura allora per il centrodestra pugliese, dopo il voto di oggi e domani: la possibile detonazione della coalizione, in una specie di resa dei conti posticipata rispetto alle regionali di un anno fa; il riassetto degli equilibri interni sull’onda dei riposizionamenti romani, tra leader nazionali sotto assedio e in guerra, nuove alleanze, possibili divorzi e un profilo politico da chiarire. Nessuna tornata elettorale è mai banale, per tutti, da destra a sinistra. Nemmeno questa.

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