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«Comune sciolto per mafia, ma Trio non ha legami con la Scu»: la Procura esclude l'aggravante mafiosa per l'impresa di Surbo

«Comune sciolto per mafia, ma Trio non ha legami con la Scu»: la Procura esclude l'aggravante mafiosa per l'impresa di Surbo
2 Minuti di Lettura
Sabato 16 Gennaio 2021, 11:55

Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha chiesto tre anni per l’imprenditore surbino Oronzo Trio, amministratore di fatto della Trio costruzioni (difeso dall’avvocato Antonio Savoia) per due tentate estorsioni, escludendo però l’aggravante mafiosa.

Trio era accusato di aver avuto rapporti con la criminalità del Nord Salento e la sua azienda, colpita da interdittiva antimafia e quindi cancellata dalla white list della prefettura, era tra quelle che avevano lavorato con l’amministrazione poi sciolta. Trio era stato rinviato a giudizio con l’accusa di essere ricorso ad elementi di spicco della criminalità organizzata per costringere a desistere quei dipendenti che chiedevano arretrati, come pure il Tfr. Questa vicenda fa parte dell’inchiesta madre condotta dai carabinieri del Nucleo operativo di Lecce.

Surbo, la conclusione del prefetto al Ministero: «Sì allo scioglimento»

Cataldi ha anche invocato l’assoluzione per tutti gli altri imputati: Vincenzo Trio, procuratore speciale della Trio Costruzioni, 42enne di Surbo; Giovanni Frassanito, 60 anni, di Veglie, dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale di Surbo; Franco Mele, 56 anni, di Surbo, titolare di una ditta subappaltatrice; Alessandro Monaco, 44enne di Lecce, direttore tecnico della Trio Costruzioni; Antonio Pellegrino, 45, di Squinzano; Oronzo Fasano, 44, di Surbo e Giuseppe Conte, 66, di Surbo, tutti esecutori materiali dei lavori. Le indagini, avviate nel 2014, si intrecciano con lo scioglimento del Comune di Surbo, nel 2018, per infiltrazioni mafiose.

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