Sul litorale di Nardò, mille case verso la demolizione

Sul litorale di Nardò, mille case verso la demolizione
Mille case, sulla costa di Nardò, a rischio demolizione perché non sanabili, essendo state realizzate nella fascia dei 300 metri dal demanio marittimo.
In principio erano circa 10mila le istanze di condono edilizio presentate al Comune di Nardò e riguardanti abusi (non per forza intere case) realizzati tra gli anni '70 e i primi anni '80 in assenza di autorizzazioni edilizie. In quegli anni si registrò un assalto al territorio con una corsa all'edificazione che, seppur in nero, produsse un giro d'affari notevole nel mercato dell'edilizia. E a poco servirono i controlli da parte degli organi preposti. Interi quartieri, e nel caso di Nardò, intere marine, sono sorte abusivamente. Oggi a distanza di 34 anni dal primo condono, presso l'Ufficio Condono del comune neritino, sono circa 2mila le pratiche che attendono ancora una definizione, con il rilascio della concessione in sanatoria, oppure del provvedimento di diniego che dovrebbe poi aprire la strada verso la demolizione, sorte a cui sembrano destinate almeno mille abitazioni.

Si tratta di istanze di condono edilizio presentate ai sensi delle tre leggi speciali succedutesi negli anni in Italia e che consentirono di regolarizzare migliaia e migliaia di metri cubi di costruzioni. A Nardò, i 10mila abusi autodenunciati dai proprietari attraverso le istanze di condono edilizio, sono disseminati per la maggior parte lungo i 33 chilometri di costa, in zone sottoposte a vincolo paesaggistico, e circa solo il 20% nel centro urbano. Le aree con una densità più elevata di abusivismo (a Torre Squillace, Sant'Isidoro, Torre Inserraglio e Santa Maria al Bagno) sono poi state poi perimetrale e contemplate già nel Piano regolatore generale vigente, che prevede per tali aree la redazione di piani di recupero e riqualificazione urbanistica. Con l'entrata in vigore della legge 47/85, il primo condono edilizio, il più economico (con tariffe di oblazione che andavano dalle 5mila lire/mq, alle 36mila lire/mq) varato dal governo Craxi e che aprì le porte alla regolarizzazione della gran parte degli edifici e volumi abusivi in Italia, a Nardò furono presentate oltre 7mila istanze. Ai sensi della legge 724/94, il condono che tendeva a sanare i cosiddetti abusi di necessità (con tariffe di oblazione tra 72mila lire/mq e 108mila lire/mq) voluto dal primo governo Berlusconi, invece, furono circa 2mila le domande. L'ultimo (finora) condono edilizio, infine, la legge 31/2004, voluto sempre dal governo Berlusconi, il più caro in termini di oblazioni da versare allo Stato per poter sanare gli abusi (110 160 euro/mq), è stato anche a Nardò quello che ha riscosso meno successo: solo 700 le istanze.

Complessivamente, quindi, 10mila pratiche (per un introito totale tra Stato e comune, che oscilla tra 3 e 4 milioni di euro, tra oblazioni e oneri di urbanizzazione) che vedono tuttora impegnati gli uffici tecnici nella loro definizione, che però, nei decenni, è andata piuttosto a rilento: per volontà politica, lentezze amministrative, personale insufficiente negli uffici, superficialità e dimenticanze degli stessi richiedenti, ma anche a causa dell'accavallarsi nel tempo di novità legislative (soprattutto per quanto riguarda l'aspetto paesaggistico) che spesso hanno rimesso in discussione l'istruttoria già effettuata di centinaia di pratiche.
In ogni caso, oggi, le pratiche sono solo 2mila circa. E di queste, un buon 50% riguarda abusi non sanabili (per la maggior parte realizzati nella fascia dei 300 metri dal demanio marittimo) e quindi destinati al provvedimento di diniego e alla successiva demolizione. «Circa 2000 pratiche sono ancora all'attenzione dell'ufficio competente, - dice il sindaco Pippi Mellone - ma il dato rilevante è un altro: nel 2016, quando ci siamo insediati, erano oltre 5mila. In tre anni di lavoro da parte degli uffici abbiamo concesso 2.300 sanatorie, ma ovviamente le pratiche trattate sono state di più. Contiamo di ridurre ulteriormente questa mole nei prossimi due anni. Uno sforzo importante e finalmente ordinato, visto che la gestione delle pratiche sino al 2016 è stata disastrosa: prima con un affidamento a tecnici esterni che non ha portato assolutamente i frutti sperati, poi con una internalizzazione penalizzante per i nostri dipendenti. Quindi, credo che negli ultimissimi anni l'ente abbia fatto il suo dovere, partendo da una situazione pesante. L l'abusivismo edilizio è l'eredità, tra le peggiori, di un periodo storico del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare caratterizzato da diffusi malcostumi in materia, con una percezione di illegalità del fenomeno molto vicina allo zero».
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Sabato 10 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:19