Recovery plan, sindaci in trincea: «Subito nuove assunzioni o débacle dei Comuni, fondi bruciati e zero opere»

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Francesco G. Gioffredi

Il paradosso è lacerante tanto da poter congelare risorse, opere, opportunità di rilancio: i Comuni chiedono un ruolo in prima linea nel Recovery plan, ma se non ci sarà una robusta iniezione di nuovo personale specializzato, larga parte dei 209 miliardi rischia di restare sulla carta. Nei municipi italiani le strutture tecniche per progettazione e rendicontazione sono spolpate. E allora? «O ci sono le condizioni per assumere a tempo determinato personale appositamente destinato alla progettazione, agli appalti e al controllo delle opere del Recovery plan, oppure è impossibile immaginare di realizzare queste opere. Gli enti locali già ora fanno fatica a utilizzare il personale disponibile per le attività ordinarie e per gli investimenti approvati»: il messaggio è di Dario Nardella, sindaco di Firenze e presidente di Eurocities, la rete delle città europee. La cornice è da allarme e Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente nazionale Anci, traccia il bilancio: «I Comuni italiani hanno perso 84mila dipendenti negli ultimi dieci anni, circa il 20% in meno dell’organico. Eppure, il 25% della spesa per investimenti pubblici è realizzata dalle amministrazioni comunali».

 

LA SFIDA

La sfida del Recovery plan richiede tuttavia ben altro, o sarà il precipizio. Il potenziamento della macchina, innanzitutto. Qual è il fabbisogno dei Comuni, in questo frangente? Lo abbozza Nardella: «Ci vuole un 5% in più di personale, prevalentemente tecnico e amministrativo, perciò per progettazione, preparazione appalti e rendicontazione. Personale dedicato, preparato ad hoc e a tempo determinato. Destinato solo a quell’obiettivo, non per riempire buchi di piante organiche». Il tema è stato posto più volte, ricorda Decaro: «Abbiamo poco personale e non possiamo assumere, eppure avevamo chiesto di reclutare nuove forze anche solo a tempo determinato per la fase emergenziale. In questi anni abbiamo dovuto fare i conti col turnover persino al 25%». Assunzioni sì, ma con un’avvertenza di cui si fa portatore Decaro: «È giusto che siano i sindaci a scegliere i profili più adeguati, come ho ripetuto più volte al governo. Se un sindaco ha preso l’impegno con la propria comunità per la riqualificazione degli spazi pubblici, spetta a lui scegliere se occorre un geometra o un ingegnere. Basterebbe stabilire dei tetti di spesa e lasciare libertà alle amministrazioni comunali». Andrebbero però abbattuti alcuni ostacoli, come denuncia Nardella: «Un grosso problema, per avere persone a tempo determinato, è il tetto di spesa al lavoro flessibile. A regole attuali abbiamo pochi margini: a Firenze ad esempio solo 150mila euro, circa 4 persone all’anno. Anci sta cercando di far togliere proprio questo tetto». E c’è un altro tasto sensibile e cruciale: semplificare e snellire le procedure per progettazione e spesa. È un mantra ricorrente nelle parole di Decaro e Nardella, da Sud a Nord. «C’è già un decreto Semplificazioni - analizza il presidente Anci - per la realizzazione delle opere pubbliche, ma occorre un ulteriore alleggerimento degli iter di approvazione. Per realizzare alcune delle opere del Recovery Plan temo ci vorranno troppi passaggi, che rischiano di bloccare lo sviluppo del Paese. E invece è il momento di andare velocemente». In tutti i segmenti, non solo nella progettazione.

Leggi anche:

BCE: incertezza elevata, avanti con ampio stimolo monetario

Mercati, governo Draghi potrebbe spostare flussi di capitale sull'Italia

 

LO SNODO

Avverte il sindaco fiorentino: «Anche la rendicontazione è complessa. Regioni e Comuni, una volta ricevuti i soldi, come devono rendicontare? Col sistema nazionale? Con quello comunitario?». Ci sarebbero buone pratiche da replicare, magari: «Per esempio il Pon Metro, soldi europei direttamente destinati alle Città metropolitane». Anche Decaro rivendica: «Quando abbiamo avuto finanziamenti diretti, abbiamo dimostrato di saper spendere nonostante procedure spesso lunghe. Penso agli asili nido. Il problema è quando le risorse arrivano allo Stato, troppi passaggi tra ministeri, decreti, Regioni: ci mettiamo anni, a volte». Il grido d’allarme dei sindaci parte da un presupposto costruttivo: i Comuni devono e possono essere protagonisti del rilancio. «Noi riteniamo che la ripartenza avverrà dalle città, come già accaduto in altri periodi di crisi. Per questo, già dai primi confronti, abbiamo presentato un piano al governo: si chiama “Città Italia”, è articolato in dieci punti», spiega Decaro, «e auspichiamo la gestione diretta delle risorse da parte dei Comuni, almeno per gli ambiti di nostra pertinenza». Del resto, aggiunge Nardella, lo stesso Piano Marshall «fu realizzato perlopiù attraverso i Comuni». Ma se oggi non si potenziano gli organici e semplificano le procedure, il finale rischia d’essere drammaticamente diverso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA