Premio Bodini: Colombo e i segreti del Giovane Holden

Premio Bodini: Colombo e i segreti del Giovane Holden
di Ilaria MARINACI
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Sabato 30 Agosto 2014, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 12:16
Più di una generazione è cresciuta con il mito del giovane Holden Caulfield e con il dubbio - mai fugato - su dove vadano d’inverno le anatre del laghetto di Central Park. Il capolavoro di J. D. Salinger cambia voce grazie alla nuova traduzione italiana curata per Einaudi da Matteo Colombo, piemontese che vive a Berlino ed ha all’attivo già la trasposizione in italiano di alcuni tra i più grandi scrittori americani contemporanei, come Don Delillo, David Foster Wallace e Chuck Palahniuk.







«Ma nulla è paragonabile a questo. Einaudi la considerava un’operazione delicata. Le vendite della nuova edizione stanno andando molto bene. Se il mio intervento riesce ad aiutare nuovi lettori a conoscere questo romanzo in una forma, secondo me, un po’ più fedele rispetto alla precedente, non posso che esserne contento», rivela Colombo, arrivato a Lecce per ricevere, stasera, al Teatro romano il primo Premio Internazionale Vittorio Bodini, nella sezione, appunto, dedicata alla traduzione, mentre in quella della poesia il riconoscimento andrà a Valerio Magrelli.



«Un premio del tutto inaspettato - aggiunge - ed il primo ad arrivare al lavoro che abbiamo fatto. Trovo, poi, che abbia molto senso l’accostamento poesia e traduzione perché mette l’accento sull’attenzione alla parola in sé».



Come è stato ritradurre un classico come “Il giovane Holden”?



«È uno di quegli incarichi che racchiudono in sé tutte le componenti più importanti di questo lavoro. È un libro che ha cambiato la storia della letteratura, è stilisticamente interessante perché si dipana come un lungo monologo mimetico fatto con la voce di un adolescente e, in ragione di questo, presenta anche linguisticamente una serie di difficoltà che per un traduttore rappresentano una sfida stimolante. In più, è conosciuto nel mercato italiano grazie ad una traduzione realizzata da Adriana Motti molto fortunata, molto creativa e molto vecchia perché ha più di cinquant’anni. Quindi, il ventaglio delle sfide si ampliava perché serviva, come sempre, stare vicini al testo originale, rispettare le intenzioni dell’autore ma, nello stesso tempo, confrontarsi con un precedente importante, trovando un approccio al libro che avesse senso in sé ma che non ignorasse il percorso editoriale che aveva già fatto».



Quale è stata la richiesta specifica che le ha fatto l’editore affidandole l’incarico?



«Voleva una traduzione che fosse longeva, che durasse il più possibile. Da un lato, il senso dell’operazione era quello di svecchiare fisiologicamente un linguaggio che appariva molto invecchiato, dall’altro farlo senza raggiungere l’estremo opposto, scadendo nei giovanilismi. Una richiesta, quindi, che ritenevo impegnativa finché non ho letto “The Catcher in the Rye” in originale e ho provato un grande sollievo: mi sono reso conto, infatti, che per raggiungere quell’effetto sarebbe stato necessario solo ascoltare il libro, che, invece, è invecchiato poco. I grandi libri hanno questo potere: se vengono anche solo ascoltati, funzionano e “Il giovane Holden” è uno di questi».



Qual è, secondo lei, il segreto di questo romanzo di formazione che continua ad affascinare generazioni diverse?



«Salinger stesso è stato una delle più grandi leggende dell’editoria contemporanea e il successo del libro sta nel fatto che il personaggio di Holden è irresistibile. È talmente scoperto nelle sue debolezze, nelle sue apprensioni, nelle sue aperture di generosità che è molto difficile non affezionarcisi. Possiede anche tratti negativi eppure Salinger è riuscito a disegnarne il ritratto con un realismo tale che i lettori si riconoscono nei suoi tumulti, se sono giovani, e lo guardano con tenerezza leggendolo da adulti. Io su questo ho una mia opinione personale».



Quale?



«Da tempo è considerato il libro per eccellenza da leggere nell’adolescenza. Sono d’accordo fino a un certo punto. Trovo, infatti, che sia realmente comprensibile solo quando l’adolescenza è stata superata e c’è una certa distanza di sicurezza. È nella prospettiva temporale per me che diventa davvero struggente».



Mentre la ragione del successo in Italia?



«I fattori sono tanti ma io credo che i lettori abbiano amato il linguaggio che parlava Holden, creato dalla Motti con molta inventiva. Tant’è vero che ci sono espressioni entrate nella nostra lingua corrente proprio grazie alla traduzione del romanzo di Salinger».
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