Fallimento Mercatone Uno: nuovo presidio dei lavoratori. E i clienti rischiano di perdere tutto

Giovedì 30 Maggio 2019 di Pierpaolo SPADA

I dipendenti di Mercatone Uno da questa mattina, nel Salento con nel resto d'Italia, sono in presidio davanti si punti vendita chiusi improvvisamente il 23 maggio scorso a causa del fallimento di Shernon Holding, società proprietaria della catena commerciale. Con eloquenti striscioni e la loro voce, i lavoratori chiedono la restituzione del posto di lavoro sul quale fino a oggi hanno costruito la propria vita. Sono in tutto 123 quelli attivi tra i punti vendita di Surano, Matino e San Cesario (provincia di Lecce), sito quest'ultimo oggetto di un sequestro giudiziario due mesi fa in ragione del mancato pagamento dell'affitto da parte dei gestori. Un caso nel caso che rende ancor più precaria la condizione dei quasi 50 addetti licenziati. "Siamo vittime di una cattiva gestione, ci stanno togliendo la dignità. Le istituzioni, anche quelle locali non ci lascino soli", è il loro appello.

Oggi, intanto, la questione riapproderà sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico dove è in programma il primo confronto con i creditori di Shernon. Da un altro fronte, quello dei tribunali di Milano e Bologna si attende ad horas, invece, la risposta alla richiesta del governo circa la possibilità di riaffidare i punti vendita all'amministrazione straordinaria: La soluzione che garantirebbe l'esercizio provvisorio e lo sblocco della cassa integrazione.

Il nuovo fallimento di Mercatone Uno, oltre a lasciare a casa i dipendenti, vittime innocenti, apre un fronte inatteso con diversi clienti anche loro alla fine beffati dalla repentina chiusura dell'attività. Diversi acquirenti si stanno affacciando invano alla zona industriale di Francavilla Fontana (Brindisi) dove ha sede uno dei 55 punti vendita chiusi dopo che il tribunale di Milano aveva dichiarato il fallimento della Shernon Holding srl che aveva rilevato il gruppo soltanto nove mesi fa. Ma non trovano nessuno. I cancelli di via Grottaglie sono chiusi già dalla vigilia delle elezioni Europee.

«Ho ordinato un divano ed ho pure pagato in anticipo. Da settimane telefonicamente chiedevo all'ufficio vendite quando sarebbero venuti per la consegna. Mi rispondevano sempre che sarebbero venuti a casa mia a giorni. E dire che non pago mai in anticipo. Ma questa volta sono stata fregata», racconta davanti al cancello del Mercatone Uno una signora di Grottaglie. «Ed ora che faccio? Se mi rivolgo ad un legale rischio di dover pagare più di quanto ho speso per un divano che a questo punto non mi sarà mai più consegnato», riflette con amarezza la signora mentre risale a bordo della sua auto.
C'è da dire che nessuna colpa è attribuibile al personale di Mercatone Uno, anch'esso vittima di una situazione che è diventata paradossale. Chi assicurava al telefono la clientela lo ha fatto in buona fede ignorando quanto sarebbe accaduto di lì a pochi giorni.
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA