Sparatoria al San Paolo: viaggio nel quartiere della paura

Sparatoria al San Paolo: viaggio nel quartiere della paura
di Enrico FILOTICO
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Lunedì 4 Aprile 2022, 08:32

Viaggio nel rione dopo l'ennesima sparatoria. Il quartiere San Paolo non è pronto a cedere alla rassegnazione, due agguati in meno di 15 giorni sono un problema da affrontare e non un fatto con cui convivere.
Politica e cittadini sono dalla stessa parte in una battaglia alla criminalità che non è nuova per la zona, sebbene da tempo il fenomeno sembrava essere stato arginato. «Insegno qui da più di 40anni e ho visto passare anche eventi peggiori, certo è che eravamo ormai disabituati a vivere questi momenti», racconta Annamaria Caiati, vicepreside della scuola Don Milani. «Il mio istituto è davanti ai portici - prosegue - area più calda del territorio. In tanti abbiamo assistito a molti casi di cronaca di questo genere, ora sono circostanze sporadiche. La nostra scuola è ben sorvegliata all'entrata e all'uscita da municipale e carabinieri per evitare che studenti e genitori vivano scene di questo tipo. Nei prossimi giorni capiremo le famiglie come hanno reagito al nuovo scontro armato».

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In queste ore però l'analisi è molto più focalizzata sulle ragioni che hanno riportato il rione ad essere teatro di violenza. Sul suo profilo Facebook, il presidente del municipio 3 Nicola Schingaro ha scritto: «Come presidente e come studioso riconosco e sottolineo il fatto che tali processi hanno potuto svilupparsi per le mancate risposte della politica ai problemi della popolazione del quartiere e quindi la politica si deve assumere la responsabilità di proporre e sviluppare soluzioni. Mi assumo la responsabilità di individuare concrete azioni per farlo e spero che questo sia fatto a tutti i livelli istituzionali. C'è bisogno del lavoro per offrire ai giovani una prospettiva di normalità. E ribadisco, i fondi del Pnrr devono costituire un punto di partenza importante per l'implementazione di politiche serie. Bisogna pensare ad una strategia di interventi di lunga portata con il potenziale di cambiare la storia del quartiere. Deve poter vivere normalmente, con negozi, scuole, uffici. Non può continuare ad essere un'appendice malata della città».

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Poi la richiesta di più immediata portata: «Per questo, anche se non le si vuole attribuire un potere taumaturgico, e non può da sola cambiare il volto del nostro territorio, la proposta di spostare anche fisicamente un pezzo di Università, può essere in grado di contribuire alla costruzione di una narrazione nuova, di un mondo di certo alternativo, ma possibile».
Se è vero che al San Paolo si combatte per non lasciare campo alla rassegnazione, arginare la paura è cosa ben più difficile. Lo spiega il consigliere di municipio pentastellato Giuseppe Catalano: «I cittadini sono molto spaventati, la situazione sembra che sia di nuovo precipitata. La sparatoria vicino la scuola in orario di uscita bambini è un segnale terribile. C'è la paura dei residenti e quella dei genitori che portano i figli a scuola. Si sta tornando agli anni Ottanta, la malavita locale sta riprendendo pieno possesso dei nostri spazi». In merito alla sicurezza, è il componente del consiglio municipale Stefano Franco a spiegare che i controlli sono costanti nella zona, avvalorati dalla presenza del comando della polizia municipale, dalla caserma dei carabinieri e dalla sede della guardia di finanza. «L'attenzione qui è sempre molto alta - sostiene - gli eventi criminosi avvengono perché si tratta di una parte di città periferica e ad alta marginalità. Aumentare i controlli è la cosa più semplice da dire ma francamente non penso che sia questo il problema».
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