L'appuntamento è per questa mattina alle ore 10 in piazza Prefettura a Bari al grido di "Tim unisce il Paese, Tim non si divide". Lavoratori e lavoratrici, che in Puglia sono circa 4mila, manifestano a Bari contro le ipotesi di scorporo della rete, in difesa dell'unicità dell'azienda e della tenuta occupazionale. A Bari come dinanzi alle sedi delle prefetture dei capoluoghi di regione.
I nodi dell'occupazione
Un'iniziativa di lotta contro «l'ennesimo tsunami che sta travolgendo l'azienda.
La frammentazione renderebbe tutti più deboli, più esposti a speculazioni e scalate ostili e quindi il 2 marzo, giorno fissato per la riunione del Cda di Tim, viene visto con preoccupazione in quanto si potrebbe approvare la definitiva separazione della rete e lo smembramento del gruppo Tim. Un'operazione che, a detta dei sindacati, sarebbe solo finanziaria.
Il caso Bosch
Settimana particolarmente rovente questa anche perché venerdì tornano a protestare i lavoratori della Bosch. I sindacati hanno proclamato lo sciopero con presidi ai cancelli. «Ho sentito il Ministero, ci sarà la convocazione, ma se non dovesse giungere entro la fine del mese prossimo, ho già assunto impegno con la Task force che il tavolo nazionale lo facciamo qua a Bari».
Automotive, c'è il tavolo per superare la crisi: «Inviteremo la Bosch»
Così aveva dichiarato il 28 gennaio scorso il presidente della task force regionale sull'occupazione Leo Caroli, due giorni dopo la riunione con azienda e sindacati. Da allora ci sono state una serie di assemblee nello stabilimento Bosch di Bari e per venerdì è stato proclamato lo sciopero unitario dei 1700 lavoratori. Ci saranno presidi ai cancelli a cominciare dal primo turno, quello delle 6. Il Ministero per lo sviluppo economico non ha fatto sapere ancora nulla di ufficiale.
La convocazione potrebbe però essere fissata per la prima decade di marzo. I sindacati, unitariamente, vogliono mantenere alta l'attenzione su questa vertenza, emblematica per l'intero settore dell'automotive a livello nazionale. La transizione green non può rappresentare una scure che taglia posti di lavoro.
«Chiediamo che Bosch ritiri i 700 esuberi - afferma Ciro D'Alessio, segretario generale Fiom-Cgil Bari - e che ci sia una discussione vera sul piano industriale che garantisca i livelli occupazionali». Eppure c'è chi sostiene, come l'inventore del common rail Mario Ricco, che «Bosch ha già comunicato alcun anni fa che le prospettive per lo stabilimento di Modugno stavano diventando sempre meno sostenibili. Sono state aggiunte altre lavorazioni, ma sempre di sola manifattura, senza avere il controllo dei componenti messi in produzione. A queste criticità si sono assommate condizioni al contorno ulteriormente sfavorevoli».
Ma se anche fosse vero che Bosch da tempo non vuole fare nulla, il sindacato risponde che «noi da tempo denunciamo i problemi e diciamo di fare qualcosa. Bosch fa orecchie da mercante sottolinea D'Alessio - ha un ritardo mostruoso sul tema della transizione energetica. Se ci avesse ascoltato prima non saremmo in questa situazione».
Ma sareste d'accordo con un programma di reskilling per i 700 lavoratori in esubero? «No. Questa discussione ribadisce D'Alessio - si fa nel momento in cui noi accettiamo l'idea degli esuberi. Ma al momento non c'è tale discussione. Noi vogliamo il ritiro immediato di tutti gli esuberi. Scioperiamo per questo motivo. Parlare di reskilling dei lavoratori è come se accettassimo gli esuberi. Noi invece vogliamo il ritiro immediato della procedura. Si deve rimettere al centro il tema del rilancio del sito partendo da un piano industriale che garantisca tutti i lavoratori».
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