Il clan corteggiava i prefetti: telefonate e favori per avere più immigrati

Il clan corteggiava i prefetti: telefonate e favori per avere più immigrati
di Claudia Guasco
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Domenica 14 Dicembre 2014, 06:04 - Ultimo aggiornamento: 09:37
Nella cinica equazione del mondo di mezzo, barconi pieni significa portafogli gonfi. E così, quando il 2 aprile scorso 900 immigrati approdano in Sicilia, il membro per il Tavolo dei rifugiati Luca Odevaine entra in azione: «Se vengono dalla Siria è inutile prenderli perché scappano, se sono fotosegnalati vuol dire che vogliono rimanere», spiega.



I disperati, per Odevaine, sono una miniera d'oro e i contatti per favorire il business delle cooperative di Salvatore Buzzi puntano molto in alto. Al Viminale, al presidente del Consiglio Matteo Renzi cui invia una lettera (ignorata) proponendosi per l'emergenza Mare Nostrum e soprattutto ai prefetti, che si occupano del coordinamento e della realizzazione di nuovi centri. Tra le carte di Mafia Capitale, le richieste di proroga delle intercettazioni con data più recente sono proprio quelle che riguardano i protagonisti del grande affare dell'immigrazione, attività che rende all'organizzazione milioni di euro. «Se stamo a comprà mezza Prefettura», afferma Buzzi, annunciando buone notizie per l'appalto di un secondo Cara a Castelnuovo Porto.



LA RETE DEI PREFETTI

Odevaine, secondo gli investigatori, si muove con dimestichezza tra le stanze delle Prefetture. Grazie alla casacca di rappresentante del Tavolo per la gestione dei flussi migratori, rileva il gip, avrebbe «veicolato» verso «gli organi centrali dello Stato» gli interessi degli uomini del suo gruppo. Per questo motivo i prefetti Rosetta Scotto Lavina, Mario Morcone e Domenico Menzione sono figure chiave nella sua strategia. Quando Buzzi ventila la possibilità di trasferire 400 immigrati in un immobile di sua proprietà, Odevaine parte all'attacco: «Mo' faccio chiamare la Scotto Lavina, domani ci vado a parlà. Lei al momento è il prefetto, è quella che decide... e poi sta nel pallone e quindi si appoggia molto su un paio di persone di cui si fida, una delle quali sono io. Mi chiama tutti i giorni in Venezuela, adesso è il momento buono». Conclusione di Odevaine: «E' chiaro che il rapporto è con le Prefetture».



Una volta stabiliti i contatti, l'ex capo di gabinetto passa all'azione. Con la Scotto Lavina «mi sono permesso di segnalarle delle strutture pronte, immediatamente disponibili... alcune sono di Eriches», cooperativa nella quale il boss Massimo Carminati è di fatto il socio occulto. Al telefono con i suoi compagni d'affari, Odevaine vanta come un punto d'onore essere riuscito a portare da 250 a 2.500 la quota di rifugiati a Roma e festeggia (il 18 luglio) la nomina del prefetto Mario Morcone a capo del Dipartimento per l'immigrazione al ministero dell'Interno. Con lui ha già trattato la questione del centro di accoglienza di Melli. Riferisce a Schina: «Mi ha detto: ”Non ti preoccupare, intervengo subito”. Poi mi ha chiesto: ”Ah, ma mio figlio sta laureando, mi piacerebbe fargli fare uno stage». Risposta di Odevaine: «Guarda, te lo prendo io in Fondazione, figurati».