Correggere il tiro sulle Zes. Prete: «Le imprese sfruttino l’intermodalità jonica»

Il porto di Taranto
Il porto di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 06:00

«Le Zone economiche speciali devono recuperare la mission originaria. Le attività che si vanno ad insediare in queste aree devono avere una spiccata propensione all’export, dimostrare che hanno bisogno di un porto per le loro merci, e soprattutto devono utilizzare in modo importante l’intermodalità, ovvero il trasporto via mare e ferrovia. Altrimenti si corre il rischio che le imprese vadano nelle Zes solo per cogliere i benefici e le agevolazioni che la normativa mette a disposizione.

Il seminario

Al seminario su Zes e portualità promosso dall’associazione “Merita” e svoltosi nella sede del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, Sergio Prete, sollecita una correzione di tiro ora che le Zes si avviano alla fase operativa. 

L’Authority di Taranto è stata protagonista del confronto che ha visto partecipi il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti, Edoardo Rixi, i presidenti dell’Authority Mar Adriatico meridionale, Ugo Patroni Griffi, e di Confindustria Puglia, Sergio Fontana, Massimo Bruno, chief corporate affairs officer di Ferrovie dello Stato, Gianpiero Strisciuglio, ad di Mercitalia (polo logistica del gruppo FS), e Claudio De Vincenti, ex ministro nel Governo Gentiloni e presidente onorario di “Merita”.

La valutazione

Secondo Prete, la valutazione preliminare degli organi della portualità, così come del commissario della Zes, è fondamentale per capire che tipo di attività deve sviluppare l’impresa e se risponde a determinati requisiti. Altrimenti, rileva, se si manda prima avanti all’Agenzia delle entrate la dichiarazione di credito d’imposta riconosciuto nelle aree Zes, il rischio è avere imprese staccate da un contesto di portualità, intermodalità e logistica.

«Le Zes - osserva Prete - hanno tutte un piano strategico che è stato approvato dalle Regioni e dalla presidenza del Consiglio. Questo piano è articolato su indirizzi specifici. Ora se le imprese vanno per conto loro e si rivolgono in autonomia all’Agenzia delle Entrate perché a loro preme soprattutto il credito d’imposta, e non si analizza prima se c’è un nesso economico-funzionale tra il loro progetto e la mission della Zes, rischiamo di avere attività che non sfruttano il potenziale che possono assicurare un porto, un retroporto e le reti connesse».

Il vice ministro

Prima di Prete è intervenuto il vice ministro Rixi, per il quale dobbiamo utilizzare la portualità del Sud insieme alla defiscalizzazione dell’attività di impresa perché questa ci permette di ricreare una capacità manifatturiera nel Sud Italia che può affacciarsi anche verso i Paesi del Mediterraneo come il Nord Africa Rixi ha indicato come esempio le compagnie croceristiche che stanno puntand i porti del Sud come propria base. Questo, per il vice ministro, consente di avere due vantaggi: la riqualificazione dei porti su nuove attività e la possibilità di rifornire le navi ed assicurare loro gli approvvigionamenti necessari utilizzando il sistema di produzione del Centro-Sud. «Avremmo così a valle dei porti del Sud - osserva il vice ministro - una filiera produttiva in grado di supportare attività e bunkeraggio. Una specie di chilometro zero poiché in questo caso non avremmo bisogno di una filiera logistica particolarmente complessa.

I lavori di Fs

I rappresentanti Fs hanno invece parlato degli investimenti in cantiere per dare ulteriore spinta alle Zes. Per il porto di Taranto, in particolare, c’è il potenziamento dello scalo merci di Cagioni. Che sarà collegato col molo polisettoriale e predisposto al collegamento col quinto sporgente. I lavori in corso a Cagioni prevedono la realizzazione di un nuovo fascio di tre binari elettrificati e centralizzati sotto l’impianto Rfi di Cagioni, funzionali alla presa-consegna e agli arrivi-partenze dei treni merci da e per il molo polisettoriale. È un investimento di circa 13 milioni di euro. I lavori sono divisi in fasi per rendere sempre disponibile e attivo al terminalista Yilport almeno un binario nello scalo sino ad ultimazione lavori. L’8 novembre è stata attivata la prima fase del progetto ed è stato riconsegnato a Yilport un binario attivo per il traffico merci. I lavori si concluderanno nel secondo semestre 2023 quando sarà ultimato l’intero fascio dei tre binari che entreranno a far parte dell’infrastruttura ferroviaria nazionale e saranno utilizzabili dal terminalista. 

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