Incubo per un gruppo di operaie: rientrano dalla cassa integrazione ma l’azienda non c’è più

Incubo per un gruppo di operaie: rientrano dalla cassa integrazione ma l’azienda non c’è più
di Eugenio CALIANDRO
4 Minuti di Lettura
Domenica 12 Dicembre 2021, 09:20

Non solo licenziamenti via zoom e whatsapp. Ma anche aziende che da un giorno all'altro.smantella la sede senza avvisare i dipendenti. È successo in Puglia dove un gruppo di lavoratrici sono tornate in azienda per recuperare i propri effetti personali dopo la cassa integrazione e non hanno più trovato nemmeno l'azienda.
Una storia che ha davvero dell'incredibile, quella accaduta a Marina Franca che ha visto protagoniste, nei giorni scorsi, alcune lavoratrici di un'azienda tessile martinese, la 2.0. le operaie si sono ritrovate da un giorno all'altro senza più un lavoro e, aspetto ancora più irreale, senza alcun preavviso.

La sorpresa al rientro dalla Cig

«È quanto accaduto ad alcune lavoratrici in cassa integrazione del settore confezioni di Martina Franca che, dopo aver deciso di recuperare i propri effetti personali dai propri armadietti, si sono recate nei giorni scorsi presso la sede della ditta ma lì, con loro grande sorpresa, al posto dei dipendenti e dei macchinari di produzione si sono ritrovate davanti ai loro occhi dei locali vuoti, con all'interno solo degli operai edili impegnati in alcuni lavori. Le lavoratrici, in cassa integrazione Covid fino a dicembre, che avanzavano già delle mensilità non pagate e tutte le tredicesime - denuncia la Filctem Cgil - solo per un caso hanno così scoperto che l'azienda a cui sono legate da contratto di lavoro non c'è più. Sparita. Senza alcuna comunicazione. Con gli operai ignari di tutta la situazione».
Una vicenda che provoca la dura reazione del segretario generale della Filctem Cgil Taranto, Giordano Fumarola.

«Un grande paradosso per un settore che ha già le sue difficoltà, acuite dalla pandemia ma questo non giustifica in alcun modo che un'azienda possa decidere di dismettere non solo la produzione - evidenzia con forza Fumarola - ma proprio la struttura dell'impresa e soprattutto senza comunicarlo ai lavoratori. Siamo consapevoli delle difficoltà del settore, ma questo non giustifica questo tipo di comportamenti». Con le lavoratrici, con le quali è già avviato un percorso di vertenzialità sindacale, il sindacato ha sporto regolare denuncia nei confronti dell'impresa per comprendere compiutamente i termini della vicenda.
«Le aziende contoterziste, già investite da una crisi sistemica- continua il segretario generale della Filctem Cgil Taranto - hanno dovuto resistere anche agli effetti economici della pandemia. Eppure, grazie agli ammortizzatori sociali è stato possibile tenere legati i lavoratori alle imprese, con la speranza di una ripresa. La ripartenza però non è qualcosa che arriva dall'alto, ma vanno create anche le condizioni perché si possa ripartire. Chiudere l'azienda, far sparire i macchinari, non avvisare le lavoratrici- chiosa il segretario Fumarola - non è sicuramente esprimere la voglia di continuare a lavorare».

Il Natale amaro delle lavoratrici 


Un'amara sorpresa per queste lavoratrici, proprio a pochi giorni dal Natale. Una storia che evidenzia ancora una volta tutte le criticità di un settore che se da un lato prova a guardare con fiducia al proprio presente e al proprio futuro, dall'altro deve fare i conti con una realtà, quella legata alle difficili situazioni dei rapporti di lavoro, che resta sempre, e purtroppo, attuale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA