Taranto, tangenti sugli appalti della Marina: chieste sette condanne

Il tribunale di Taranto
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Giovedì 7 Aprile 2022, 20:44 - Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 15:34

Tutti colpevoli e da condannare gli ufficiali della Marina coinvolti nel presunto giro di tangenti che avrebbe condito gli appalti e i lavori gestiti dal comando di Maricommi. Questa la conclusione e la richiesta formulata ieri mattina in Tribunale di Taranto, al termine di una lunga requisitoria, dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone. 

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La requisitoria del pm


Il magistrato , infatti, ha chiesto la condanna a dodici anni di reclusione per Marco Boccadamo e Riccardo Di Donna, i due ufficiali che in passato hanno ricoperto il ruolo di vice direttore di Maricommi. Otto anni, poi la richiesta avanzata dal pubblico ministero per Giovanni Cusmano, Alessandro Dore e Giovanni Caso, ex comandanti del quarto e del quinto reparto di Maricommi. Sei anni e otto mesi, inoltre, la richiesta di condanna Giuseppe Coroneo, anche lui in passato vice direttore di Maricommi, e per Attilio Vecchi, ufficiale in servizio a Roma all’epoca dei fatti. 
Nel suo lungo intervento, andato avanti per circa tre ore, il procuratore aggiunto Carbone ha ripercorso le varie fasi delle indagini con le quali l’inchiesta ha inquadrato quello che nel tempo si è rivelato un malcostume radicato.

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Le accuse

Secondo l’accusa, infatti, a Maricommi sarebbe stato creato un vero e proprio sistema attraverso il quale si imponeva il pagamento di mazzette agli appaltatori della Marina. In sostanza le imprese avrebbero versato il 10% dell’importo del valore degli appalti che si aggiudicavano per alimentare questo sconcertante meccanismo. Chi non si adeguava, oltre a rischiare di vedersi sbarrare la strada per lavorare, avrebbe anche rischiato di vedersi ritardare i mandati di pagamento per lavori già effettuati. Un vero e proprio ricatto che gli stessi imprenditori hanno rivelato al magistrato nel corso dell’inchiesta che, nel tempo, ha originato tre diversi filoni investigativi. Il primo, come si ricorderà, venne originato dall’arresto, in flagranza di reato, di un ufficiale all’interno della base navale di Chiapparo. Il militare venne bloccato dai carabinieri subito dopo aver intascato la bustarella da un imprenditore che aveva deciso di denunciare il sistema. 

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Il meccanismo degli appalti


Quel primo passo ha spinto gli inquirenti ad affondare i controlli nel meccanismo di gestione degli appalti. Così vennero inquadrate anche le responsabilità contestate agli imputati per i quali ieri in Tribunale il magistrato ha chiesto la raffica di condanne. Lo scandalo delle presunte tangenti, peraltro, venne immediatamente condannato dai vertici della Marina che presero le distanze dai comportamenti degli ufficiali finiti nel mirino. 
Proprio per ripristinare l’ordine a Taranto nella gestione dei lavori gestiti da Maricommi, venne spedito in riva allo Jonio il comandante Giovanni Di Guardo. Anche lui, però, venne arrestato mentre intascava una tangente. Le indagini sul suo conto scoperchiarono un altro vaso di pandora per il quale, l’ufficiale è stato condannato a dieci anni di carcere in primo grado. Ieri la sua posizione insieme a quella di altri otto coimputati è tornato al vaglio della Corte d’Appello dove è in corso il processo di secondo grado.

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