Cassa integrazione: Arcelor chiede altre nove settimane. Il sindaco: «Andatevene»

Sabato 5 Settembre 2020 di Alessio PIGNATELLI

Altre nove settimane di cassa integrazione Covid per un massimo di 8.147 a partire dal 14 settembre. Nessuna sorpresa: come da procedura ArcelorMittal reitera la richiesta di ammortizzatore sociale sfruttando la causale della pandemia. L'istanza è arrivata proprio nel giorno in cui si è tenuto il primo sciopero al reparto Produzione lamiere - il secondo, sempre di 24 ore, sarà lunedì al reparto Laminatoio a freddo - a causa della scelta aziendale di operare modifiche all'organizzazione del personale senza l'assenso dei sindacati.

Laconico e velenoso il commento del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, nei confronti della multinazionale: «Andatevene». Si tratta di un evento oggettivamente non evitabile che rende indifferibile la riduzione dell'attività lavorativa. Non cambia la motivazione dei franco indiani che hanno inviato, come da prassi, alle sigle metalmeccaniche la richiesta di proroga di cassa Covid per il personale così ripartito: 5.623 operai, 1.522 impiegati, 871 equivalenti e 131 quadri. L'azienda ha invitato i sindacati per la consultazione prevista dalla procedura a un incontro per le ore 11 del 9 settembre. Presso lo stabilimento tarantino, la cassa Covid è già in corso per sei settimane dal 3 agosto per un numero massimo di 8.100 dipendenti ArcelorMittal. Secondo le stime dei sindacati, la media effettiva si attesta attualmente su circa 4mila persone. L'ammortizzatore legato alla pandemia è utilizzato dall'azienda da marzo mentre sin da luglio 2019 ArcelorMittal ha ininterrottamente applicato a Taranto la cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato. «Noi seminiamo in città ogni giorno buona economia, loro con la scusa del Covid19 continuano a impoverire le vite dei tarantini. È tutta qui la risposta a cosa deve fare il Governo con il negoziato ex Ilva. Una sola parola per questa ennesima lettera di ArcelorMittal: vergogna. Anzi due: andatevene».

Queste le parole rabbiose di Melucci per commentare la situazione. Lo stesso primo cittadino proprio ieri ha scritto una lunga lettera a Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Europea e commissario per il clima e il Green Deal europeo. Si è rivolto all'uomo Frans, alla sua storia costellata di coraggiose battaglie etiche ed epocali per suscitare empatia e per raccontare una situazione che si trascina da anni. Nel contempo, la Commissione varata nel 2019 dalla presidente Von der Leyen ha posto a fondamento della propria programmazione una svolta epocale sulla lotta al cambiamento climatico, sull'abbandono progressivo dei combustibili fossili, sulla ricerca di una adeguata qualità della vita. «Questo futuro è stato scritto anche per Taranto, o in riva al Mar Ionio dobbiamo svegliarci dal sogno europeo, perché il nostro appuntamento con questa modernità deve essere nuovamente rimandato, per salvaguardare il bilancio di ArcelorMittal?». La prospettiva da evitare è che Taranto sia «il più grande fallimento dell'azione comunitaria». E ancora, si chiede il sindaco, «è solidale nei fatti l'Europa con Taranto, o intende voltarsi dall'altra parte e consentire che quel negoziato sia condotto nell'interesse di quei poteri piuttosto che dei cittadini e dell'ecosistema?» riferendosi al confronto in corso tra governo e ArcelorMittal per definire la nuova governance dello stabilimento ex Ilva. Nella missiva si aprono le porte a Timmermans, invitandolo a constatare con i propri occhi «con quale fermento si combatte in questa trincea, quanta speranza ci anima, con quanta fierezza contrasteremo ogni ulteriore calpestio dei diritti umani e costituzionali».

L'auspicio finale è che Timmermans possa partecipare alla tappa tarantina del Festival per lo Sviluppo Sostenibile organizzato dall'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che si terrà il 30 settembre e l'1 ottobre. Tornando alla fabbrica, ieri primo dei due scioperi di 24 ore organizzato da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm. Si è fermato il reparto Produzione lamiere. In un clima sempre più teso - ArcelorMittal, a poche ore dallo sciopero, ha annunciato improvvisamente che proprio la produzione lamiere si fermerà a tempo indeterminato dall'11 settembre - a dispetto della volontà palesata dall'ad Lucia Morselli di ripianare i rapporti con i segretari generali metalmeccanici. In realtà sui territori e a Taranto in particolare, i rapporti con sindacati e istituzioni sono palesemente ai minimi termini. E lunedì si replica con altre 24 ore di sciopero al Laminatoio a freddo.

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