Terapie intensive, allerta per la tenuta: «Puglia a rischio». L'aiuto dei privati: 200 posti letto aggiuntivi

Sabato 17 Ottobre 2020 di Vincenzo DAMIANI

Il ministero della Salute lancia l'allarme sul rischio di una carenza, entro un mese, di posti letto nelle terapie intensive della Puglia e la Regione risponde tornando ad allargare la sua rete di ospedali Covid. Da ieri, infatti, sono attivi nuovamente, come durante la prima fase, anche il Miulli di Acquaviva delle Fonti e la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, complessivamente 200 posti letto in più, cento a struttura. Da Foggia a Lecce, attualmente sono 26 i pazienti Covid ricoverati nelle Rianimazioni a fronte di 305 posti disponibili, ma il ministero della Salute e l'Istituto superiore della sanità inseriscono anche la Puglia tra le dieci regioni italiane considerate ad alto rischio per la tenuta delle terapie intensive.

È quanto emerge dal monitoraggio effettuato nell'ultima settimana: nel prossimo mese, la Puglia è tra le regioni che hanno una probabilità da alta a massima di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid. Il livello di rischio più alto, rispetto a questo parametro, è segnalato per Lombardia e Liguria, le altre sono Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta.
Anche l'indice Rt, quello che misura il livello di contagiosità, è sopra la soglia di allerta: 1,14 contro il limite fissato a uno. Ma il presidente Michele Emiliano è prudente nella lettura dei numeri: «Io - ha detto - non vedo il sistema sanitario in una situazione di difficoltà, è un po' in affanno come è normale che sia perché sta giocando una partita che è come la finale di Coppa del mondo. In Puglia ci sono 345 ricoverati e solo 23 in terapia intensiva, abbiamo un problema legato alla gestione dei tamponi e la trasmissione delle informazioni conseguenti». E ha annunciato: «In Puglia aumenteremo i drive-through e le persone, con criterio ovviamente, potranno decidere di andare a fare il tampone perché noi non siamo più in grado con il contact tracing, abbiamo più di 100 richieste in sospeso. Questo non significa che dobbiamo andare tutti a fare il tampone, perché è un Lea e deve esserci una indicazione».


Il governatore pensa anche di concedere ai pugliesi la possibilità di sottoporsi ai test anche senza un reale sospetto: «Se non c'è una indicazione sanitaria è giusto che il cittadino, comunque, possa andare dal privato e paghi il tampone. Sto lottando con i miei dirigenti per far passare questo concetto, spero di farcela». In attesa che si allarghino le maglie per sottoporsi ai test, la Regione Puglia interviene sui posti letto, aumentandoli di 200 unità. La decisione è arrivata dopo la valutazione dell'andamento epidemiologico dopo i primi segnali di criticità elevata relativi alla diffusione del virus, con conseguente possibile sovraccarico dei servizi territoriali che potrebbe riflettersi in breve tempo sui servizi assistenziali. Come già accaduto durante la prima ondata di marzo-aprile, la Regione chiede soccorso anche ai privati convenzionati, al momento tornano a fare parte della rete degli Hospital Covid l'ente ecclesiastico Miulli e La Casa Sollievo della Sofferenza nel Foggiano. «Questa dotazione di posti letto potenzia la rete pubblica Covid e ci consente di essere pronti ad affrontare i possibili scenari», dichiara Emiliano.


«L'utilizzo di queste strutture - spiega l'assessore alla Sanità in pectore, Pier Luigi Lopalco - rientra nella nostra strategia di progressivo allargamento della rete di posti letto dedicati al Covid». «Ringraziamo i due enti ecclesiastici dichiara il direttore del dipartimento Politiche per la Salute, Vito Montanaro per la disponibilità e la collaborazione, certi che il sistema sanitario pugliese è uno solo e funziona insieme al Miulli e a Casa Sollievo».


Intanto si riaffaccia anche l'incubo della mancanza di mascherine tra i sanitari, che incide sulla prevenzione dei pazienti: le dosi di vaccino antinfluenzale «sono nella disponibilità della maggioranza dei medici di famiglia (che hanno chiesto agli italiani di mettersi in autolockdown) e sono arrivate nelle Asl, ma molti medici non le stanno acquisendo e dunque non stanno procedendo alla vaccinazione delle fasce di popolazione a rischio poiché stanno scarseggiando i dispositivi di protezione individuale dpi come mascherine, guanti e camici monouso», denunciano dalla Fimmg.

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