Puglia, da Bari al mare: dove i treni funzionano. Il viaggio insieme ai turisti

Puglia, da Bari al mare: dove i treni funzionano. Il viaggio insieme ai turisti
di Giuseppe ANDRIANI
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Domenica 26 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:54

Chissà cosa avrebbe detto oggi Pier Paolo Pasolini della stazione di Bari. I “ragazzi di vita” saranno pure simili, con lo smartphone in mano per segnare il passo dei tempi, ma lo scenario è completamente diverso. Questo viaggio di Nuovo Quotidiano di Puglia parte da Lecce, arriva a Bari e torna, con tappe nelle turistiche Polignano a Mare e Monopoli. Con l’Adriatico a fare da sfondo per poco più di 150 chilometri di strada. 

L'inizio del viaggio


Un sabato di giugno, il primo dell’estate - anche se qui le temperature alte sono divenute una costante ormai da almeno un mesetto -, treno regionale delle 10.17, il secondo di giornata. Durante la giornata ne parte più o meno uno all’ora, è il modo per raggiungere qualunque destinazione dal Salento, che sia Roma, Napoli o il Nord. Stazione affollata, tanta gente, biglietteria aperta e bar altrettanto pieno, tra chi deve ancora prendere il pasticciotto del mattino e chi è già proiettato al rustico. In un sabato di giugno la tratta è turistica. Stranieri e italiani che partono da Lecce per arrivare a Bari o più frequentemente a Polignano e Monopoli. Durante l’inverno è una tratta per pendolari, ma le corse sono leggermente meno frequenti. Le soluzioni possibili, in treno, sono tre: la Freccia ad Altavelocità (ma il collegamento Av, in realtà, non esiste ed esisterà soltanto da Bari a Napoli tra cinque anni, intanto ci si deve accontentare di una linea velocizzata fino a un massimo di 200 km/h tra fino a Brindisi), l’Intercity e il Regionale. I primi due sono costosi, il terzo è il “treno di tutti”. C’è chi deve emigrare per lavoro, triste consuetudine forse meno visibile perché le valigie di cartone non esistono più, c’è chi deve rientrare al Nord e lo fa dall’aeroporto di Bari perché i tempi di percorrenza su rotaia restano ancora troppo lunghi. E c’è tanta gente che ha solo voglia di fare una passeggiata. Il convoglio parte con un leggero ritardo, circa cinque minuti, che vengono prontamente recuperati nel corso del tragitto. E infatti l’arrivo a Bari, dopo una serie di fermate toccando sia le mete turistiche del Barese che Brindisi e Ostuni, è puntuale. Fine corsa, da lì una serie di cambi. E da lì anche la possibilità nel giro di una cinquantina di minuti di prendere per l’aeroporto, con le Ferrovie del Nord Barese, a due passi (letteralmente) dalla stazione centrale. Il collegamento per l’aeroporto è veloce, efficiente, funziona. Il costo è altino, 5,50, l’ultima partenza è alle 23.30 e ci si ritrova con gli arrivi degli aerei. Il percorso è coperto, in caso di pioggia o sole particolarmente battente, si può fare comunque senza fatica. Piacevole sorpresa in una regione nella quale arrivare a imbarcarsi è più complicato che volare. 

La stazione


Chissà cosa avrebbe detto Pasolini, invece, di Bari Centrale. La stazione che si è rifatta il look e si presenta come un avamposto, quasi isolato, di una grande città europea. «Davanti a me nelle viscere della Bari sconosciuta, distesa contro il mare, gli autobus passavano radi, internandosi con urla di rapaci dentro vie che non portavano in nessun luogo», scriveva nel ‘51. Per ricordarlo, oggi, c’è un murale alle spalle della stazione, con vista su quegli stessi binari. La stazione è un via vai di gente, le scale mobili sono la sorpresa di chi è abituato a fare da pendolare altrove in Puglia. Il fascio di binari, in attesa di Fuksas, taglia in due la città e c’è chi utilizza i sottopassi per andare da una parte all’altra per i motivi più comuni e ordinari di un giorno come tanti. In biglietteria si parla anche inglese, le macchinette automatiche, però, hanno qualche problemino con i bancomat. Unico e piccolo inconveniente di una struttura che sembra organizzata, ben strutturata anche nell’area bar-ristorazione, moderna e persino pulita. Da qui, del resto, si parte per andare ovunque. E se proprio ieri il sindaco Decaro portava in giro alcuni turisti, un motivo ci sarà. 
Da Bari a Polignano serve una mezz’oretta in treno, quasi un’ora con i bus. Qui, raccontano i residenti, si va in treno, gli autobus sono ben poco utilizzati. E allora va bene così. Il prezzo è moderato, 2 euro e 60 centesimi. Qui, però, i turisti ci sono e tanti sono stranieri. E il 70% di chi viaggia ha indosso un costume e ai piedi le ciabatte. Il personale di Trenitalia aiuta una coppia di tedeschi che ha difficoltà a fare il biglietto, il treno, poi, è affollato tanto che una ventina di persone rimangono in piedi. In tanti, in realtà, utilizzano il sedile accanto al proprio per posare zaini e valigie e dalla “cabina di comando” parte un messaggio: è vietato. Cambia poco. I controllori si assicurano che tutti abbiano le mascherine. Inconveniente: il mezzo è più datato rispetto a quello del mattino e soprattutto non ha l’aria condizionata, è affollato e il caldo di sente. Più che un intoppo, un disservizio, amplificato dal numero imponente di gente che utilizza il treno.

La città di Modugno


Una volta arrivati in quella che fu la città di Domenico Modugno, siciliano per sbaglio e per convenienza (ma lui stesso ammise: «avrei detto anche di essere giapponese per fame»), per passeggiare in centro bastano 6-700 metri, cinque minuti a passo buono. Google Maps? Non serve. Appena scesi dal treno, si nota un fiume che va in quella direzione. A vedere il mare. Quando i residenti raccontano che qui ci si muove su rotaia, lo fanno con una convinzione implicita: queste città sono costruite per farlo. 
Da Polignano a Monopoli è un soffio, cinque minuti. Il problema è che il regionale scelto, quello diretto a Fasano, dovrebbe essere in ritardo di 5’ ma non passa. È un disservizio anche questo, ma Polignano in estate è “porto di mare” e dopo 10 minuti appena ce n’è un altro, questa volta diretto a Lecce. I collegamenti ci sono, il problema si risolve.

Monopoli


Monopoli è come Polignano, ma di gente ce n’è sicuramente meno in stazione. Il bar avverte che si può prenotare la focaccia, anche qui per arrivare in centro ci vuole davvero poco. Una coppia di turisti tedeschi (sono tanti, evidentemente...) tira fuori una cartina geografica, un residente indica loro la strada in tedesco. «Ho vissuto a Francoforte», spiega. Le indicazioni in inglese, effettivamente mancano. E a Polignano, quando il treno è arrivato in un binario diverso rispetto a quello annunciato, c’è chi ha dovuto spiegarlo a gesti, perché l’annuncio in inglese non c’è stato.
Da Monopoli si riparte per Lecce e il mezzo è comunque vecchiotto. Quello del mattino aveva prese di corrente veloci e funzionali, quello del pomeriggio no. Ma l’aria condizionata funziona e quasi qualcuno sembra accontentarsi di questo. In un viaggio con più luci che ombre, in un contesto che sembra quasi straordinario per una Puglia nella quale muoversi è stata un’odissea. E se Ulisse tornò a casa accolto da Argo, qui basta quel vecchio detto che recitano gli abitanti del posto, riciclato dallo storytelling di chi va a studiare fuori: quando torni te ne accorgi perché hai il mare dalla parte del cuore. E un treno comodo sotto i piedi, che il mare non sempre basta.

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