Covid, un affare per la mafia: dai fondi pubblici alle imprese in difficoltà

Giovedì 23 Settembre 2021 di Roberta GRASSI
Covid, un affare per la mafia: dai fondi pubblici alle imprese in difficoltà

Le dinamiche mafiose pugliesi, così come quelle del resto del Paese, sono state fortemente condizionate dalla pandemia. L’emergenza Covid, un po’ come previsto, ha modificato i bisogni e ha costretto le consorterie a mutare l’offerta sulla base di una formula matematica: la povertà attrae illegalità. Così a Bari, Foggia e nella Bat gli interessi della malavita si sono spostati sui fondi europei per l’agricoltura, nel Salento invece la visione è più “imprenditoriale” e “affaristica”. Nel Tarantino condizionata dalla questione ex Ilva che caratterizza il tessuto sociale e occupazionale dell’area ionica.

Focus sul secondo semestre 2020

È la fotografia criminale pugliese contenuta nell’ultima relazione della Dia al Parlamento, il focus che riguarda il secondo semestre 2020. Secondo quanto contenuto nell’approfondimento, il perdurare dell’emergenza sanitaria ha «accentuato le conseguenze negative sul sistema sociale ed economico italiano originate dalle severe misure rese necessarie per contenere l’espandersi del contagio». Il punto principale è costituito dalle difficoltà economiche dei cittadini e delle imprese e dal rischio che le organizzazioni malavitose di ogni ordine e grado possano approfittarne, considerata tra l’altro la metamorfosi che le riguarda e la vocazione al silenzio e all’inabissamento con un solo obiettivo: infiltrarsi nel sistema imprenditoriale e nella pubblica amministrazione. Il ragionamento è valido per ‘Ndrangheta e Camorra, ma anche per la mafia barese e per la Sacra corona unita.

Anche in Puglia, è specificato nella relazione, l’attuale situazione economico–finanziaria dovuta dalla pandemia Covid-19 ha «profondamente inciso sulle strategie criminali dei clan, sempre pronti a consolidare il proprio consenso sociale sul territorio». Nella regione vi sono stati molti provvedimenti interdittivi antimafia, alcuni dei quali connessi all’accaparramento di contributi pubblici nel settore dell’agricoltura. La “camorra barese” non è più un «rozzo agglomerato criminale da strada». Ed è interessata alla droga, al contrabbando e al gestione del gioco e delle scommesse on-line, senza tralasciare i tradizionali presidi costituiti da usura e estorsioni.

Quanto alla situazione salentina, la Dia cita la ricostruzione operata dal presidente del Tar di Lecce, Antonio Pasca, che pure si è occupato di compiere un’analisi della situazione criminale, ormai inscindibilmente legata a quella che riguarda il tessuto economico e amministrativo. Secondo Pasca la delinquenza organizzata locale ha «da tempo compiuto un salto di qualità, operando in delicati settori dell’attività economico-produttiva attraverso società e prestanome, con interessi prevalentemente concentrati nei settori nei quali si registra un più rilevante flusso di denaro e di risorse economiche, come gli appalti pubblici in particolare nei settori della raccolta e dello smaltimento di rifiuti solidi urbani e della gestione delle discariche – cosiddetta ecomafia, nonché nelle attività finanziarie e di esercizio del credito e nelle attività del settore turistico ricettivo e, da ultimo, della gestione di stabilimenti balneari e delle attività connesse».

Un capitale relazionale che rappresenta, secondo Pasca: «l’humus ideale per l’attecchimento della cosiddetta attività amministrativa collusa, che in taluni casi si concretizza nell’adozione di provvedimenti amministrativi caratterizzati da una intenzionale e concordata illegittimità, al fine di consentire al destinatario un agevole ricorso all’annullamento da parte del giudice amministrativo».

Altro importante aspetto è quello che coinvolge i comuni. Sono proseguiti i commissariamenti dovuti a presunte infiltrazioni mafiose nei consigli comunali. Nel dicembre 2020 è toccato a Squinzano, mentre l’11 marzo 2021 è stato deliberato lo scioglimento del Comune di Carovigno. Il 26 febbraio 2021, invece, si è insediata la commissione prefettizia di accesso in quel di Ostuni, che ha terminato i propri lavori a fine agosto e di cui si attende di conoscere le determinazioni. Quanto al Tarantino, a parere della Dia, l’immagine è quella di una città e provincia sempre più in sofferenza economica, e segnate dalle criticità occupazionali e ambientali connesse con le vicende ex Ilva e con l’emergenza sanitaria da covid. Possibile dunque, a Taranto come altrove, che le fasce giovanili più disagiate siano attratte da facili opportunità di guadagno.

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