Banca Popolare di Bari, ok al salvataggio: via libera a 900 milioni

Lunedì 16 Dicembre 2019
Ok al salvataggio. A 48 ore dal fallimento di un Consiglio dei ministri disertato da M5s e Italia Viva, ma comunque prima della riapertura dei mercati, arriva il via libera al decreto per mettere in salvo la Banca Popolare di Bari, dopo il Cdm convocato per ieri sera alle 21 e durato 90 minuti.

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Previsto un finanziamento ad Invitalia «fino ad un importo complessivo massimo di 900 milioni per il 2020», per rafforzare il patrimonio del Mediocredito Centrale «affinché questa promuova, secondo logiche di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, da realizzarsi anche attraverso il ricorso all'acquisizione di partecipazioni al capitale di società bancarie e finanziarie, e nella prospettiva di ulteriori possibili operazioni di razionalizzazione di tali partecipazioni».

Per salvare l'istituto pugliese, dopo il commissariamento operato da Bankitalia, il governo ha deciso quindi per un decreto che punta sul potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale, interamente controllata da Invitalia. L'incremento della dotazione patrimoniale della banca le consentirà di operare come banca di investimento che possa accompagnare la crescita e la competitività delle imprese. Le risorse per il salvataggio arrivano dal fondo del ministero dell'Economia destinato «alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali» si legge nel decreto.

Le risorse sono infatti «iscritte sul capitolo 7175 dello stato di previsione del ministero dell'Economia e delle Finanze», rifinanziato per il 2020 «con la Sezione II» della legge di bilancio approvata nel 2018. Il governo assicura anche l'azione di responsabilità nei confronti dei passati vertici della Popolare di Bari. Ed eventualmente ci sarà l'impegno, da parte dell'esecutivo, su eventuali prepensionamenti, qualora nel piano industriale questi si rendessero necessari.

«Sì, chiuderemo su Banca popolare di Bari. Faremo un intervento», aveva assicurato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla fine del concerto di Natale in Senato. «Tuteleremo i risparmiatori e non concederemo nulla ai responsabili di quella situazione critica, auspichiamo anzi azioni di responsabilità a loro carico». Di più: «È in gioco un tessuto produttivo in sofferenza. Faremo di necessità virtù: rilanceremo quella che potrebbe essere la più importante banca del Sud».

Iv e M5s però hanno alzato i toni su ogni dettaglio. Di Maio ha chiesto di «nazionalizzare» la banca, dopo l'intervento pubblico. Nelle stesse ore i renziani, pur accettando di sedersi allo stesso Cdm che venerdì avevano disertato, hanno criticato anche il titolo del decreto per il salvataggio: «Si parla di misure per realizzare una banca d'investimento - manco fossimo a Wall Street - mentre si sta ricapitalizzando la Pop di Bari». E da Bari il leader della Lega, Matteo Salvini è tornato a ribadire: «Io voglio vedere in galera quelli che hanno rubato i risparmi dei lavoratori pugliesi, degli imprenditori pugliesi. Spero che il Parlamento approvi il prima possibile la proposta di legge firmata dalla Lega e anche dai Cinquestelle per riformare la Banca d'Italia e farla passare attraverso il Parlamento, quindi attraverso il popolo italiano».

Intanto, il governatore Michele Emiliano, in una lettera indirizzata al premier Conte, ha fatto sapere che «la Regione Puglia tutelerà con ogni mezzo azionisti, correntisti, dipendenti e creditori della Banca Popolare di Bari che deve continuare regolarmente la propria attività di raccolta del risparmio e di impiego a sostegno delle aziende e delle famiglie pugliesi e italiane. A tal fine la Regione Puglia è disponibile, se il Governo lo riterrà necessario, anche ad un intervento diretto nel capitale della compagine che dovrà condurre il salvataggio della Banca».

Per il governatore «l'amministrazione straordinaria della Banca Popolare di Bari non può che suscitare nel territorio dubbi e serie preoccupazioni. Questa ipotesi salvataggio porterebbe ad un ulteriore depauperamento e si riprodurrebbe a scapito del territorio una situazione corrispondente a quella che si è verificata per le due Popolari venete. Inoltre il rischio è che in questo modo scompaia del tutto l'unica banca indipendente del Centro Sud». Ultimo aggiornamento: 17:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA