L'energia, Tap e la partita in Regione. Tu chiamale (se vuoi) compensazioni

Gasdotto Tap
Gasdotto Tap
di Rosario TORNESELLO
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Domenica 16 Ottobre 2022, 18:30

Dopo il voto unanime in commissione, la legge regionale per stringere all’angolo i colossi energetici e imporre loro di pagare il fio dell’esistenza in vita sul territorio pugliese sta per arrivare all’esame dell’aula. Dal che, verrebbe da aggiungere, si intuiscono incubi notturni per amministratori delegati o ceo che dir si voglia di Tap, Snam et similia.

Tuttavia, quella che sembra una marcia nerboruta alla conquista delle compensazioni tardive in quanto mai discusse - cos’è la purezza ideologica in uno con la miopia strategica e il riflesso dei no a prescindere - in realtà ha i contorni di una ritirata con solide radici nel tempo e nello spazio (ma poco importa, considerata la “vis legiferandi” degli amministratori regionali, dal piano casa al fine vita, tanto per dire dell’interpretazione estensiva di una potestà legislativa). E tutto questo per almeno tre ragioni.

Primo, l’intempestività. Sul gasdotto Tap, approdato quasi per “magia” a San Foca, soluzione comunque discutibile, la trattativa doveva essere intavolata all’inizio, quando le proteste erano all’ordine del giorno, il territorio schiumava rabbia e le aziende interessate erano più che propense - per ovvie ragioni - a cedere sul lato “investimenti & royalty” a beneficio di imprese e famiglie. E quando, soprattutto, in assenza di illeciti conclamati (vedi rigassificatore a Brindisi, in conflitto con i progetti di waterfront del compianto sindaco Mennitti), era evidente l’impossibilità di bloccare solo con l’urlo della piazza un’opera strategica con granitiche implicazioni sovranazionali. Su questo la Puglia ha da sempre armi spuntate e passaggi a vuoto, valga per tutti il caso della centrale Enel a Cerano. Storia.

Secondo, l’insostenibilità. Difficile ottenere più di tanto (e sarebbe già molto se si confermassero i 50 milioni proposti in origine da Tap) nel momento in cui il tempo, la contingenza storica e la congiuntura economica pongono la controparte dal lato del manico ora che si impugna il coltello nel confronto a due. Italia ed Europa hanno l’esigenza vitale di diversificare le fonti di approvvigionamento per la produzione di energia. E ora più che mai, tant’è che si lavora a un nuovo gasdotto e al raddoppio della portata di Tap (ad abundantiam, senza che il turismo ne abbia ricavato danni, cifre e riconoscimenti alla mano). Pensare adesso di imporre per legge le compensazioni - spalmate, poi, chissà perché, a beneficio di un vasto territorio, quando l’approdo di Tap è nel Salento -, e nel momento di massima debolezza ed esposizione delle comunità interessate, suggerisce alla ragione una domanda che sale dritta dal cuore: ma, esattamente, chi ci governa e con quali criteri?

Terzo, l’insidiosità in prospettiva. Ammesso che l’intervento normativo sopravviva ai preventivabili ricorsi, giacché tutto è possibile, e le vicende fin qui narrate lo dimostrano, quale azienda-impresa-colosso industriale investirà più da queste parti, sapendo che una norma successiva all’insediamento potrà imporre clausole vessatorie costruite su misura sol perché così aggrada al governo di turno quando la storia volge al brutto? Giova tutto questo alla Puglia? Avvantaggia, su scala più ampia, l’Italia? Catalizza attenzione e interesse un modo tutto levantino di gestire fenomeni complessi e dinamiche globali? Difficile ipotizzarlo, anche se non per tutti evidentemente.

Governare è complicato. In questo periodo storico ancor di più. Ma diventa una corsa a ostacoli se, dimenticando responsabilità e gravosità del ruolo, prima si cede alla piazza con slogan e proclami e poi, a frittata compiuta (detto diversamente: grandi infrastrutture senza vantaggi per il territorio), si cerca di correre ai ripari con provvedimenti drastici e draconiani solo per salvare la faccia. L’autonomia declinata in malo modo, in sostanza la pezza peggio del buco: magari attira consensi (sicuro?) ma non risolve il problema (sicuro). E invece occorrerebbe ricucire lembi strappati, raccordare interessi diversi, tracciare disegni e traiettorie in cui incanalare il futuro, condiviso e sostenibile. Trattare e trovare le migliori soluzioni, per quanto possibile prima e non dopo. Governare, appunto. Esattamente quello che a volte sembra mancare.
 

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