“Sistema Trani”: processo per tutti i dieci imputati. L'ex gip Nardi rinviato a giudizio

Martedì 17 Settembre 2019 di Roberta GRASSI

Processo per tutti: si è conclusa ieri, a Lecce, l'udienza preliminare nei confronti di dieci imputati, tra cui tre magistrati, tutti coinvolti nella maxi inchiesta sui processi manipolati al palazzo di giustizia di Trani, in cambio di denaro.

Saranno giudicati con rito abbreviato l'ex pm Antonio Savasta, che è stato il primo a collaborare ammettendo responsabilità e si è dimesso dalla magistratura, il giudice Luigi Scimé, gli avvocati Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno, e l'immobiliarista Luigi D'Agostino. Il processo inizierà il 30 ottobre, sono state poi programmate alcune udienze successive.

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Sono invece stati rinviati a giudizio dinanzi al Tribunale in composizione collegiale l'ex gip Michele Nardi che aveva annunciato dichiarazioni spontanee, ma che ha poi cambiato idea, l'avvocatessa barese Simona Cuomo che aveva formulato richiesta di abbreviato condizionato ad alcuni approfondimenti istruttori, istanza rigettata, Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, Vincenzo Di Chiaro (ispettore di polizia di Corato ancora in carcere), Savino Zagaria ex cognato di Savasta. Il processo inizierà il prossimo 4 novembre.

Le indagini sono state condotte dal pm Roberta Licci e dal procuratore di Lecce Leonardo Leone De Castris. I magistrati coinvolti nell'inchiesta sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso. I fatti contestati fanno riferimento al periodo tra il 2014 e il 2018.
Sotto la lente degli inquirenti numerose cessioni di denaro, anche milionarie, finalizzate a modificare l'esito dei processi o a pilotare le inchieste.

Si parla anche di regali costosi fatti dall'imprenditore a Nardi: un orologio Daytona da 34.500 euro e due diamanti da 27mila, un viaggio a Dubai da 10mila, la ristrutturazione della casa romana per 130mila euro e la costruzione della villa di Trani per 600mila euro. Poi ancora mazzette da 600mila euro pagate a Savasta, oltre a cene, regali di vario genere. Al momento dell'arresto Savasta e Nardi erano in servizio al Tribunale di Roma. I due magistrati sono anche accusati di aver promesso denaro all'imprenditore, consigliandogli di non rivelare il sistema di cui aveva fatto parte. Gli avrebbero anche proposto di fuggire all'estero.

Nel corso delle indagini è stato ritenuto necessario congelare alcune testimonianze nel corso di un incidente probatorio durato a lungo. Sono stati quindi ascoltati l'imprenditore di Corato Flavio D'Introno, il principale accusatore nonché corruttore, per cui non è stata mai disposta alcuna misura cautelare; poi è toccato a Di Chiaro, quindi a Savasta che, al fianco dell'avvocato Massimo Manfreda, ha risposto alle domande di accusa e difesa.
Nardi e Di Chiaro sono in carcere dallo scorso gennaio. Savasta invece ha ottenuto i domiciliari dopo aver collaborato.

Si sono costituiti parte civile la presidenza del Consiglio dei ministri, con un atto firmato Conte bis, il ministero della Giustizia, l'ordine degli avvocati di Trani e alcune parti private.
Le difese hanno battagliato a lungo durante l'udienza preliminare, proprio sull'ammissibilità di alcune costituzioni di parte civile. Il gup, Cinzia Vergine, non ha avuto dubbi di sorta e ha rigettato tutte le eccezioni. Ieri la decisione finale: processo per tutti, quale che sia la strada scelta. Chi ha preferito il rito abbreviato potrà beneficiare, naturalmente solo in caso di condanna, dello sconto di un terzo della pena.

Ultimo aggiornamento: 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA