Scorrano sciolto per mafia, il sindaco commissariato: «Un equivoco, qui la gente è dalla mia parte»

Guido Stefanelli
Guido Stefanelli
di Vincenzo MARUCCIO
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Sabato 18 Gennaio 2020, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 10:56

Ha continuato a sperare fino all’ultimo che le cose potessero finire diversamente e quando da Roma rimbalza la notizia, è durissima da sopportare. Da commentare. Da mandare giù. «Ho la morte nel cuore, mi hanno bruciato politicamente e tutto questo fa ancora più rabbia perché io, con le mie iniziative, la criminalità e i clan li combatto da sempre. E ora, proprio a me, danno nel mafioso». Guido Stefanelli, sindaco di Scorrano - da ieri, praticamente, non più - è rimasto in sella fino all’ultimo. Non ha voluto mai saperne di lasciare. Né all’inizio dell’inchiesta quando su questo piccolo centro situato nel cuore del Salento a ridosso di Maglie si sono abbattuti arresti e avvisi di garanza. Né dopo quando qualcuno della sua maggioranza ha cominciato a consigliargli le dimissioni, magari per stemperare gli animi come si dice in questi casi. Ora il macigno viene tutto giù. In un colpo solo.

Infiltrazioni mafiose, sciolto il Consiglio a Scorrano

Stefanelli lo ha saputo da poco, da pochissimo. Tira il fiato e prova a mettere in ordine idee, atti e sensazioni. «Lo scriva, mi raccomando. Se non mi sono dimesso non è perché, come qualcuno potrebbe pensare, ho voluto sfidare la magistratura. Non l’ho fatto perché è tutto un equivoco ed ero convinto che a Lecce come a Roma se ne sarebbero resi conto. Non mi sono dimesso perché Scorrano, la comunità e la gente sono rimaste con me e mi hanno manifestato solidarietà e affetto per tutto questo brutto, terribile periodo».

Stefanelli si sfoga e tira tutto fuori. Dice che queste cose le ha dette ai magistrati, che ne ha parlato con i suoi collaboratori più stretti e che le ha confermate ai concittadini ogni volta che ce n’è stata occasione. «Ecco - aggiunge -, se nel mio paese, a Scorrano, mi avessero fatto capire il contrario, e cioè che non erano più con me, me ne sarei andato subito». I concittadini, il paese, Scorrano. Che ora, inevitabilmente, finirà nell’elenco dei “cattivi”. Un Comune di mafia, permeabile alle infiltrazioni mafiose, quanto di peggio possa capitare ad una comunità. Una macchia che non va via facilmente, un danno che rischia - per anni, per decenni forse - di restare irreparabile perché lo scioglimento di un Consiglio finisce per travolgere tutto. La vita politica, ma anche quella economica.

Stefanelli lo sa bene e non si nasconde: «È un’onta terribile, certo. Ed è il dispiacere più grande il fatto che una vicenda così assurda finisca per colpire l’intera comunità. Un paese di lavoratori, di famiglie perbene. Qui dove io ci sono nato e sono cresciuto politicamente. Ho fatto il vicesindaco un bel po’ di anni fa, sono andato all’opposizione e poi ora alla guida dell’amministrazione come primo cittadino». Stefanelli, oltre alla poltrona di primo cittadino, dovrà lasciare anche quella di consigliere provinciale dove gli subentrerà Attilio De Marco, attuale consigliere comunale a Casarano. Perderà anche Palazzo dei Celestini, ma non è questo che gli importa. «Ho dato tutto alla politica - aggiunge - e sono sconcertato».

Eppure c’è la cronaca dell’ultimo anno a chiamarlo in causa. A costringerlo a rispondere. Ci sono le accuse della magistratura e, poi, quelle della commissione prefettizia che con la sua relazione ha aperto la strada allo scioglimento deciso dal Consigio dei Ministri. Accuse pesanti, pesantissime: intrecci pericolosi con la mafia, intercettazioni in cui i componenti del clan riferiscono di possibili accordi con l’amministrazione per la gestione del parco “La Favorita”, un patto dietro l’angolo per i parcheggi a pagamento, Stefanelli minacciato di morte per un appalto in ritardo ma lui che non denuncia ai carabinieri, il bacio con il presunto boss alla festa patronale di Santa Domenica. «Le conosco queste accuse, una per una, e ai magistrati ho raccontato tutto». Stefanelli ripercorre atti, passaggi amministrativi, quasi tutto a memoria.

«Sono sempre tirato in ballo - dice - ma non c’è un solo fatto che mi venga imputato con un’intercettazione diretta. Sono questi personaggi che parlano al telefono di me, e dicono di tutto. È tutto un riferire, un racconto per interposta persona. Il parco “La Favorita”, ad esempio. Quando sono diventato sindaco me lo sono ritrovato già affidato alla società considerata in mano alla mafia. Cosa c’entro io, allora, con questa storia degli accordi per la gestione? Ed è la stessa storia delle strisce blu: mi accusano di voler affidare alla mafia i parcheggi a pagamento, ma non è mai accaduto. A Scorrano non ci sono neanche nella zona dell’ospedale, come accade invece nel resto del Salento. Nessuno paga per la sosta e, invece, mi danno del mafioso per qualcosa che non si è mai concretizzato». Stefanelli è un fiume in piena quando ripercorre gli atti. Decisi con i funzionari comunali, condivisi con assessori e consiglieri. E le parole diventano l’anticamera della rabbia. Il sangue che ribolle, parole che vorrebbe dire, ma sceglie di trattenersi.

«Avrei tanto da dire su cosa era Scorrano negli anni precedenti negli intrecci pericolosi, fatti da raccontare e nomi da fare». Si ferma, non va oltre e ripercorre i suoi di fatti: «Sì, ho tanta rabbia. Perché ho sempre contrastato la mafia e proprio ora che ho ricevuto dal ministero dell’Interno il finanziamento per le telecamere ai fini della sicurezza mi sento dare del mafioso. Io che ho firmato il patto di legalità con la prefettura, io che ho portato a Scorrano preti antimafia come don Antonio Coluccia e magistrati come Roberto Tanisi per parlare di Buscetta e di criminalità organizzata libri con magistrati e parlando di Buscetta e di mafia, io che ho fatto stampare le immagini di Giovanni Falcone. Come posso essere amico dei mafiosi se ho fatto tutte queste cose?».

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