Incendi, le associazioni di trekking: «Non c'è più nulla da vedere»

Incendi, le associazioni di trekking: «Non c'è più nulla da vedere»
di Anna Manuela VINCENTI
5 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:25

“Là dove c’era l’erba ora c’è...” una coltre di carboni, di cenere, un paesaggio spettrale e irriconoscibile. «Il Salento va in fiamme nell’indifferenza generale». A farsi portavoce di questo grido di dolore sono le “sentinelle” del territorio, le associazioni di trekking e camminatori del Salento che portano i loro associati e non a camminare nel verde e nella natura.

«Non c'è più nulla da vedere»

«Di verde è rimasto davvero poco, non c’è più nulla da vedere, da mostrare. Ogni anno si manda in fumo un pezzo di natura e di macchia mediterranea e con essa una parte della bellezza del nostro territorio e della nostra storia. Noi tutti ci chiediamo e vi chiediamo - sollecitano in coro le associazioni salentine di trekking - cosa dobbiamo mostrare ai nostri camminatori e trekker? Sono rimasti solo ettari e intere distese di campagne bruciate. È inaccettabile dover camminare sui carboni, non è più un’area circoscritta, un sito ben delimitato ad una zona, ma tutto il Salento è una desolante distesa nera. Solo scheletri fumanti di quello che un tempo era il nostro polmone verde, la nostra caratteristica identitaria».

Moltissimi gli incendi

In questi ultimi due anni il Salento è bruciato ovunque in lungo ed in largo. Alimini, Porto Badisco tra gli altri lo scorso anno, quest’anno la Serra della Selva di Ruffano, Ugento, Gallipoli, poi una parte della Serra del Mito e lo scorso week, ben 130 ettari da Tricase sino alla Marina di Andrano.
A bruciare non è solo sterpaglia o macchia mediterranea bassa, sono andati in fiamme gli ultimi carrubi secolari, mirto, lentisco, olivastro e gli ultimi ulivi millenari e tantissima fauna. I tassi, gli uccelli, specie i più piccoli, così come i serpenti che nella zona tricasina venivano liberati. Una devastazione che si insinua in qualsiasi angolo del Salento da Nord a Sud. «Nei giorni scorsi - commentano le guide di Ecomuseo della pietra leccese e del Parco delle Cave di Cursi- abbiamo accompagnato dei turisti torinesi a vedere le cave, molte aree del parco erano bruciate, non sapevamo cosa dire, come distrarre le persone da quel manto nero che ci circondava». Desolazione anche tanto imbarazzo. 

Lamentano l'indifferenza delle istituzioni

“Il Salento brucia, insieme al territorio anche l’indifferenza delle istituzioni”: questa l’estrema sintesi di un comunicato congiunto reso noto da circa dieci associazioni di trekking. «I motivi per essere preoccupati sono tanti – si legge nella nota- si ripetono ogni anno con l’inizio della stagione calda e, mentre gli incendi accidentali sono statisticamente improbabili, non lo sono, invece, i continui roghi dei campi tenuti male, degli alberi di ulivo colpiti da xylella che costituiscono un tappeto rosso per il propagarsi delle fiamme. Si vive un copione già visto troppe volte, già sentito bruciare sulla pelle di chi come noi, presidenti di associazioni presenti ed attive sul territorio, della nostra terra ne facciamo unico motivo di vanto e di orgoglio. I nostri passi, ora, sono passeggiate su carboni ardenti, delle orme sbiadite su un terriccio desolato, devastato dalle fiamme.Tutti insieme chiediamo a gran voce agli enti responsabili e agli enti comunali all’esercizio del potere di vigilanza in tema di prevenzione di attivarsi tempestivamente affinché si possa intervenire più velocemente possibile nel tentativo di preservare le poche, pochissime aree ancora non dilaniate dai fuochi». Un appello firmato dai presidenti di Asd Aps DieNneAvventura, Oreca Trekking Asd Mtb Tricase, Asd SportivaMente-Maglie, Ets Cammino del Salento, Asd I Love Salento Trekking, Asd Speleo Trekking Salento, Pro loco Gemini, Ecomuseo della pietra leccese, Camminatori Salentini e Asd Cicloclub Nociglia.

«Una terra sotto assedio»

«Stesso grido lanciato da “Salviamo gli ulivi del Salento” - Coordinamento di rete del terzo settore per la rigenerazione agro-ambientale del Salento. Dopo un anno dalla mobilitazione di “Salviamo gli Ulivi del Salento” - in cui si chiedeva un Piano straordinario di rigenerazione ecologica e paesaggistica - la nostra terra continua ad essere sotto assedio, brucia ancora ed in modo esponenziale. Nulla è stato fatto per prevenire e fermare la distruzione».  Il gruppo lo scorso anno si è mobilitato con la raccolta di circa 40mila firme inoltrata a tutti gli organi di governo e alle forze dell’ordine, si chiedeva attenzione sullo stato di palese emergenza e si chiedevano risposte. Che non ci sono state. L’emergenza riguarda anche lo stato di abbandono delle terre da parte dei contadini e dei contadini da parte delle Istituzioni. «Dopo almeno 7 anni dalla comparsa del disseccamento - conclude Idrusa Chiara Scrimieri rappresentante del gruppo - decine di migliaia di ettari di uliveti sono in stato di abbandono, solo una parte marginale di uliveti è stata interessata da progetti di reimpianto».  Il gruppo rivolge dieci domande agli enti responsabili di ogni ordine e grado, tra le quali: “Perché la distinzione tra “incendi agricoli” e “incendi boschivi”? “Perché il Salento si sta desertificando?” “Piantiamo alberi o pale eoliche e pannelli fotovoltaici?”, “Perché anche i vigili del fuoco sono lasciati soli?”. Si attendono risposte.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA