Legittima difesa, ogni anno 900 licenze per sparare: commercianti divisi

Una pistola
Cosa accadrà dopo le modifiche al Codice penale in tema di legittima difesa? Il Salento si divide tra chi plaude alla nuova legge (come buona parte dei commercianti) e chi invece vede in essa un grande rischio: quello della corsa ad armarsi.
Un terra, la nostra, dove non mancano le armerie: due nella città capoluogo, altre sparse in provincia. Dove il poligono di tiro della città ha una storia antichissima e da dove si rilasciano, ogni anno, circa 900 certificati di abilitazione a sparare. Dove fino a qualche tempo fa erano molto attive alcune associazioni sportive che praticano il softair, attività ricreativa basata sulla simulazione di azioni militari.
Una passione, quella per le armi da fuoco e ad aria compressa che gli addetti ai lavori rivendicano con orgoglio come un'attività che, contrariamente a quanto si pensi, richiede un grande senso di responsabilità, concentrazione e autocontrollo: nulla di riprovevole, dunque. Anzi: un modo per imparare a scaricare tensione e a gestire la rabbia. Ma intanto il dibattito resta aperto, dopo le ultime novità legislative. Con 201 voti a favore, sei astenuti e 38 contrari, l'aula del Senato ha approvato la dibattuta norma in tema di legittima difesa. Un concetto già esistente nel nostro Codice penale e delimitato dalla logica della proporzionalità valutata di volta in volta dalla giurisprudenza -, in assenza della quale si rischiava l'imputazione, e la condanna, per eccesso colposo di legittima difesa. La novità più rilevante delle modifiche apportate al Codice penale riguarda l'aggiunta della parola sempre al secondo comma dell'articolo 52: si stabilisce cioè che, in caso di violazione di domicilio ma vale anche per aziende e attività commerciali il rapporto di proporzionalità tra offesa e difesa sussiste sempre.
Di più: l'altra modifica di rilievo riguarda l'articolo 55, che dispone la punibilità in caso di eccesso colposo. Ad esso si aggiunge un secondo comma secondo il quale, quand'anche venisse rilevato l'eccesso tra offesa e difesa, la punibilità è esclusa se chi, nel difendere la propria o altrui incolumità, ha agito in stato di grave turbamento.
Il veto è sui numeri. Impossibile avere i dati sul numero di armi presenti in terra salentina ma anche sul numero di porto d'armi rilasciate: quelli da caccia e per uso sportivo in capo alla Questura, quelli per difesa personale sotto la responsabilità della Prefettura. In tutti i casi è richiesta relazione sui soggetti da parte dei comandi locali dei carabinieri. Ma per avere qualunque tipo di porto d'armi o anche solo per detenerne una è propedeutico il certificato di abilitazione all'uso che viene rilasciato dai poligoni di tiro. Luoghi che sono di addestramento, indubbiamente, ma anche ludici. La struttura di viale Grassi, a Lecce, ha allievi di tutte le età che, utilizzando armi ad aria compressa, sfidano da sempre, e con risultati eccellenti, i più prestigiosi campionati italiani, e non solo.
Ma questa è un'altra parte della narrazione. Perché la storia dell'agonismo delle armi ha origini antichissime. La prima gara ludica di tiro di cui si hanno notizie storiografiche certe risale al 1427: si usava l'archibugio. Dopo la censura in tempi di dominazione austriaca, fu il regio decreto del 1 aprile 1861, a firma del ministro dell'Interno Marco Minghetti, a stabilire l'istituzione dei tiri a segno comunali. E ancora oggi le Sezioni di tiro sono sotto il controllo dei ministeri di Difesa e Interno. Le origini del poligono leccese prendono il via dalle sue splendide mura perimetrali che risalgono al 1879. La facciata e l'intera struttura sono state negli ultimi tempi completamente recuperate. L'area destinata ai campi di tiro venne individuata dal Prefetto di Terra d'Otranto nel 1886: oggi è zona demaniale. Fu poi parzialmente distrutta da un bombardamento durante la prima guerra mondiale: il vero obiettivo pare fosse l'aeroporto di Galatina. Il primo presidente della sezione salentina fu l'avvocato e giornalista pubblicista Angelo Lo Re. Tra i soci benemeriti, l'avvocato Giuseppe Pellegrino, il colonnello Clemente Lequio, il professore Cavaliere ufficiale Domenico Grue, l'avvocato tenente Carlo Bernardini, l'avvocato Carlo Fumarola, il professore Brizio De Santis. Ad oggi sono 40 gli atleti e 200 i soci volontari. Poi c'è la miriade di giovani che richiede l'abilitazione utile come punteggio per qualunque genere di concorso. Le donne iscritte sono un centinaio, divise tra chi pratica l'agonismo con armi ad aria compressa e chi utilizza le armi da fuoco. A difendere questo sport, il presidente Francesco Tommasi: «La delinquenza non passa da queste parti. Qui si educa. È uno sport che richiede tempo e disciplina. E serietà. Insegniamo ad usare le armi in tutta sicurezza. Ed è un'ottima valvola di sfogo e di gratificazione». Come a dire, al bando l'ignoranza dei cattivi pensieri. E dei cattivi maestri.
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Lunedì 1 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 12:05