Oloturie e condanne: «Sentenza storica? Prima di dirlo, aspettiamo le motivazioni»

Oloturie e condanne: «Sentenza storica? Prima di dirlo, aspettiamo le motivazioni»
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Sabato 29 Gennaio 2022, 22:39 - Ultimo aggiornamento: 22:42

In attesa della motivazione della sentenza che venerdì scorso ha visto condannati a sei anni di reclusione e 100mila euro di multa ciascuno, per il reato di inquinamento ambientale, un imprenditore e sette pescatori di oloturie, l’avvocato Ladislao Massari, componente del collegio difensivo, commenta quella che può definirsi «una pena effettivamente esemplare, poiché corrispondente al massimo previsto dal codice penale, sia per la sanzione detentiva che per quella pecuniaria». Il giudice, infatti, è andato ben oltre la richiesta del pm, che era a 4 anni di reclusione.

L'invito ad attendere le motivazioni


Massari, però, invita ad attendere le motivazioni della sentenza prima di commentare. «Come può dirsi - si chiede - che si è in presenza di una sentenza “che è destinata a fare scuola in Italia”, se non se ne conoscono ancora le motivazioni? Come può anche il Procuratore della Repubblica di Lecce qualificare la “sentenza”, della quale ad oggi abbiamo solo una breve parte dispositiva, come “di una importanza eccezionale perché per la prima volta affronta e risolve il tema delicatissimo della tutela dell’ambiente marino”?».

I fatti nel 2016


L’avvocato - che difendeva Davide Quintana, di Gallipoli, titolare dell’azienda “Pizza marina” - ricorda che i fatti sono stati commessi nel 2016, quando la pesca delle oloturie non era espressamente vietata, «posto che uno specifico divieto - precisa Massari - è stato introdotto nel nostro ordinamento solo a partire dal 2018. E si dovrebbe ancora ricordare che appena un mese orsono si è prorogato con decreto il divieto di raccolta delle oloturie dai nostri mari sino al dicembre di quest’anno (perché mai si indica una scadenza, se si tratta di risorse essenziali per l’habitat marino?), in attesa di studi scientifici che il Ministero delle politiche agricole ha affidato ad istituti universitari, nella attuale incertezza scientifica sui “benefici” per l’ecosistema delle “pizze di mare”». Il giudice di primo grado, però, ha comminato condanne persino più severe della richiesta. «Ed ha inteso evidentemente come preesistente un divieto pure non espressamente previsto dalla legge all’epoca dei fatti. Spera il difensore - conclude Massari - che il primato allora non derivi da una retroattiva applicazione di un divieto che, oltre che inconstituzionale ed in palese violazione del principio di legalità, anche in dimensione europea e convenzionale, sarebbe contraria alla logica comune». Per ulteriori commenti bisognerà aspettare di leggere le motivazioni della sentenza, che saranno rese note nelle prossime settimane.

I pescatori condannati


Insieme con l’imprenditore, per la pesca di diversi quintali di oloturie, sono stati condannati i pescatori subacquei professionali Damiano Barba (avvocato Luca Laterza); Cosimo Carroccia, (avvocato Massimo Cavuoto); Pietro Carroccia,(avvocato Francesco Piro); Gabriele Faenza, (avvocato Laterza); e Luigi Fiore (avvocato Biagio Palumbo), tutti di Gallipoli, insieme con Salvatore D’Aprile, (avvocato Tommaso Mandoi); e Gino Stapane (avvocati Mandoi ed Emanuele Simone), entrambi di Nardò.

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