Quando l'arte riveste di colore le stazioni di servizio

Giovedì 20 Agosto 2020 di Marinilde GIANNANDREA
Le stazioni di servizio lungo le vie di scorrimento veloce o ai margini delle città sono spesso solo luoghi di transito, Hernán Pitto Bellocchio con Las Huellas del Petróleo (Le Impronte del Petrolio) ne fa qualcos'altro. Una performance e una mostra a cura di Ilaria Despina Bozzi che si inaugura domani per il programma di Essiccatoio Art Residency a Gagliano del Capo.

I luoghi della mostra sono una stazione di servizio e un antico essiccatoio dell'Ottocento, trasformato in abitazione privata, e il progetto rientra nella prima edizione di residenze promosse dei collezionisti Patrizio e Marina Ziggiotti e dai loro figli per sostenere il lavoro di artisti emergenti italiani e internazionali.

Si parte alle 18 con una performance collettiva nella Stazione di servizio IP in via Margherita di Savoia. Trasformata in officina e in attesa di una futura riapertura, è diventata il luogo di un intervento site specific con grande disegno di linee concentriche colorate che richiamano i colori delle grandi industrie petrolifere e che trasformano il luogo solitario in un'area comune, in una piazza, in un percorso di condivisione. La mostra continua alle 19 negli spazi dell'Essiccatoio, in via Torquato Tasso 16/18, con una serie di lavori che Pitto Bellocchio ha realizzato nel Salento durante le settimane di residenza. Ha scelto di partire da Castro perché, ha raccontato, «sono stato recentemente in una città ai confini della Patagonia che si chiama Castro ed è incredibile che esistano due luoghi identici a latitudini così differenti».

Architetto e artista, Hernán Pitto Bellocchio (Santiago del Cile, 1984) vive e lavora a Milano, ha studiato presso la Finisterrae University a Santiago del Cile e nello studio dello scultore Javier Stitchkin. Nel 2015 ha esposto alla Triennale di Milano e ha partecipato con 2/TWO, VR Project Room agli eventi collaterali di Manifesta a Palermo. Nel 2019 ha realizzato l'installazione Host Specific per la rassegna Meteorite in Giardino della Fondazione Merz a Torino. Il lavoro che ha realizzato per Art Residency sviluppa una ricerca sulle stazioni di servizio che conduce da due anni tra l'Italia e il Cile. Sono disegni calligrafici di un mondo fantastico e immaginifico, ricco di dettagli e sorprese, dove le stazioni si trasformano in ibridi su cui crescono la quercia Vallonea di Tricase o gli animali fantastici del Mosaico di Otranto.

Intorno ai distributori di benzina si intrecciano girotondi e danze, sotto di loro si radicano architetture tra cui è possibile riconoscere anche quelle salentine. Uno scenario possibile, quando il petrolio non sarà più necessario, in cui l'architettura si fa tutt'uno con il paesaggio che la circonda e diventa essa stessa paesaggio. Lo testimonia anche il disegno preparatorio della performance in cui è possibile riconoscere lo stemma di Gagliano del Capo e quelli delle nazioni produttrici di petrolio, i simboli delle aziende petrolifere e la scrittura che riflette sui temi politici ed economici. Le stazioni di servizio sono non luoghi seriali e standardizzati, oasi artificiali che rispondono al bisogno immediato del viaggiatore, nelle quali si sosta ma non si vede per l'idea prevalente di consumo veloce e immediato. L'arte e il cinema le hanno trasformate in metafore di solitudini, alienazioni metropolitane, luoghi di abbandono. Le hanno legate alla cultura on the road come nel lavoro Twentysix Gasoline Stations di Ed Ruscha, che nel 1962 documentò la vita dei distributori di benzina lungo la celebre route 66.

Per Hernán Pitto Bellocchio sono sculture, totem, spazi ibridati di aggregazione, luoghi naturali in assenza di natura, uno strumento per riflettere sull'economia mondiale del petrolio, sulla crisi attuale e sugli scenari del prossimo futuro, come dichiara La guerra secreta del Petroleo, un libro del 1970 di Jacques Bergier e Bernard Thomas presente nella mostra di Gagliano insieme ad un diario di bordo, che documenta i giorni della residenza, e ai collage delle stazioni di servizio che ha attraversato viaggiando per il mondo e ha trasformato in oggetti visionari, ludici e sognanti.

La partecipazione alla performance e alla mostra sarà contingentata in base alla normativa Covid. È obbligatorio l'uso della mascherina. La mostra è aperta al pubblico dal 22 agosto al 5 settembre 2020 solo su appuntamento. Ingresso libero. Contattare essiccatoioartresidency@gmail.com, telefono 333.3593703 o 335.6057901. © RIPRODUZIONE RISERVATA