Omicidio di Sonia Nacci, chiesta la condanna per gli imputati: 74 anni di carcere

Omicidio di Sonia Nacci, chiesta la condanna per gli imputati: 74 anni di carcere
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 27 Settembre 2022, 19:24 - Ultimo aggiornamento: 22:19

Chiesta la condanna per i tre imputati accusati dell’omicidio di Sonia Nacci della notte del 22 dicembre di due anni fa a Ceglie Messapica. Trenta, 22 e 23 anni sono stati invocati dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, Raffaele Casto, rispettivamente per Giovanni Vacca, 41 anni, per il figlio di 21 anni Christian e per Daniela Santoro, 38 anni, ex compagna di Giovanni Vacca, tutti di Ceglie.

Il processo

Nell’udienza di ieri davanti ai giudici della Corte d’Assise (presidente Genantonio Chiarelli, a latere il giudice togato Simone Orazio ed i giudici popolari) gli avvocati Giuseppe De Leonardis, Cosimo De Leonardis e Danilo Cito hanno chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, coerentemente alla linea difensiva adottata negli interrogatori di garanzia seguiti agli arresti dei due Vacca della fine di gennaio dell’anno scorso. Si torna in aula il 5 ottobre per eventuali repliche, dell’accusa, delle difese e dei legali dei familiari della vittima, gli avvocati Silvio Giardiniero e Davide De Giuseppe. Seguirà la sentenza che dovrà stabilire se e chi degli imputati sia colpevole e se rispondano tutti - come contestato dall’accusa - di omicidio volontario aggravato in concorso. 

La richiesta in aula


La richiesta di condanna poggia sul presupposto che quella notte la Nacci, 43 anni, ebbe una discussione con Vacca padre e figlio e con la Santoro, poiché avrebbe chiesto loro una dose di cocaina anche se intanto pendevano debiti per partite di droga non pagate. Giovanni Vacca l’avrebbe afferrata alle spalle bloccandola, la Santoro l’avrebbe picchiata a calci, mentre Christian Vacca l’avrebbe colpita dal basso verso l’alto con un martello da carpentiere causandole lesioni irreversibili alla milza. La donna morì poco prima delle 13.30 nell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dopo le prime cure ricevute al Pronto Soccorso del Camerlingo di Francavilla Fontana dove era stato condotta da un’ambulanza del 118 chiamata da casa da suo figlio.

La difesa


La difesa è stata incentrata su due questioni: primo, la qualificazione giuridica del fatto. Per dire che nel dibattimento in aula non si fosse formata la prova per sostenere che chi aggredì Sonia Nacci volesse ammazzarla, ma che l’intenzione fosse quella di picchiarla. Omicidio preterintenzionale, piuttosto che volontario, dunque. Seconda questione, la mancata dimostrazione - siamo sempre sul fronte della difesa - che ad aggredire la donna furono gli imputati. «Una lite può essere configurata come omicidio volontario», la questione posta dall’avvocato Cosimo Deleonardis alla Corte d’Assise. «La risposta è nella relazione del consulente della Procura, il medico-legale Giuliano Saltarelli, e nei referti degli ospedali di Francavilla e di Taranto che nulla ci dicono della volontà di ammazzare Sonia Nacci. Tutto il resto è solo ipotesi di come si sarebbero svolte le cose. La lesione a forma di “C” rilevata durante l’autopsia fecero si che la Procura disponesse una perquisizione in casa dei Vacca con il sequestro di tre martelli da carpentiere in una zona dove erano in corso dei lavori di edilizia. Tuttavia lo styesso medico legale ha sostenuto, testualmente: «Non posso permettermi di dire che quel martello abbia prodotto le lesioni mortali».
Ancora una settimana e la sentenza di primo grado dirà se i colpevoli siano i tre imputati o se andranno ricercati altrove.
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