Comune di Brindisi senza Pug, Borri: «La politica è sembrata disinteressata»

Dino Borri
Dino Borri
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Domenica 17 Aprile 2022, 05:00

È orgoglioso del lavoro svolto, «a costo zero», dagli uffici l’assessore all’Urbanistica del Comune di Brindisi Dino Borri, che sottolinea come le questioni esplose dopo la pandemia, che ha fatto da catalizzatore per processi già in corso, fossero già contenute, almeno “in nuce”, dal Dpp ma anche dal lavoro ancora in corso sul Pug strutturale.
Assessore, quello che è emerso in questi giorni di dibattito sul Dpp è la necessità di partecipazione.
«Mi sembra una cosa molto positiva. L’urbanistica è una materia pratica, tecnica, ma allo stesso tempo politica. Non si può fare senza la gente. E ovviamente anche con i tecnici che, giustamente, stanno premendo per essere coinvolti. Ma io sento una necessità di partecipazione più ampia, mi auguro davvero che tutti i cittadini partecipino. Certo ci sono stati dei segnali in passato ma credo che una mancanza di partecipazione sostanziale, ampia sia almeno in parte all’origine di questi tempi terribilmente dilatati, considerato che parliamo di un lavoro pronto da almeno due anni».
Uno di questi due anni il Dpp lo ha trascorso in commissione Urbanistica.
«Almeno lì ha preso un’accelerazione, una dimensione più ampia, per fortuna. Ma non è che non fosse pronto prima. Semplicemente stava lì e sembrava che non interessasse a nessuno. E queste cose, lo dico per esperienza, non si possono fare se non interessano a nessuno».
Il sindaco, nei giorni scorsi, ha parlato della necessità di aggiornare il documento rispetto ad una serie di questioni emerse, o risoltesi, dalla data della consegna ad oggi.
«Sì, certo, sono avvenute cose importanti. E continuano ad avvenirne. Ma molte noi le avevamo anticipate. Già prima della pandemia, ad esempio, davamo molta enfasi nel Dpp, e lo stiamo facendo tuttora con lo strutturale sul quale stiamo lavorando, alle questioni sanitarie. Io stesso ne avevo già parlato con il sindaco. Si vedeva già che in tutto il Salento, nel quale Brindisi è un pezzo importantissimo della triade salentina, erano insufficienti le attrezzature sanitarie. Chiaro che ora la situazione è conclamata. Quindi occorre prestare la massima attenzione possibile. E non solo alla sanità. Sono molte le cose che stanno emergendo».
Il Pnrr è un altro di questi esempi. Ed i suoi progetti hanno una strettissima correlazione con la pianificazione urbanistica.
«Parliamo di un ingente flusso di risorse, assolutamente benefico dal mio punto di vista, che sta arrivando e che non si deve disperdere. Anche perché solo una parte sono a fondo perduto mentre in gran parte andranno restituiti. Ma almeno stanno creando un minimo di clima di fiducia, dopo due anni terribili tra pandemia e guerra. E se non c’è fiducia nella cosa pubblica, ci si chiude in se stessi. I migliori investimenti che possiamo fare con questi soldi riguardano la sanità e la cura delle persone, ma anche l’economia della conoscenza, come con l’università, e la logistica, per una città portuale come Brindisi. Ma tutto questo, lo ripeto, era già presente. Quando è venuto fuori il Pinqua, si discuteva già della scelta di dedicare l’edificio dell’ex ministero delle Finanze a due dipartimenti universitari, quindi non una succursale ma una vera e propria università. Ora questa cosa sta emergendo ancora di più, nell’ambito di questa transizione ecologica che richiede conoscenza. Molte cose c’erano ma si stanno introducendo anche cose più nuove».
Parla probabilmente dell’ampliamento della zona industriale. È un’idea che condivide?

«Personalmente sono favorevole. Innanzitutto Brindisi sta vivendo una transizione della base economica della città che è una cosa seria e complicata. Sia chiaro, non è una cosa creata dal Pnrr. Dagli anni Sessanta Brindisi sa di dover fare i conti con una transizione della base economica. Che non si affronta di certo soltanto con le armi dell’assessore all’Urbanistica: i terreni. E non è che l’area industriale di Brindisi ne abbia così tanti. Parliamo di circa 2mila ettari, 700 dei quali sono dell’Eni, dunque proprietà privata. I restanti sono largamente occupati da altre ditte. E Brindisi ha bisogno di altre attività. Di questo mi ha parlato recentemente il sindaco ma era già nel Dpp completato due anni fa, per non dire tre, con il lavoro gratuito degli uffici. Certo, ora la cosa ha assunto, come per la sanità, una dimensione più urgente. Ma già si intuivano già, al di là della pandemia. Per quest’ampliamento della zona industriale credo che non dovremo neanche attendere il nuovo Pug».
State pensando ad una variante?
«Sì, si può fare con una variante al Prg del 1985. Tanto lo stiamo variando già per adeguarlo al Pptr. Siamo al lavoro già da un anno con un gruppo del politecnico guidato da Angela Barbanente che ci fa da consulente quasi per niente: 40mila euro, a fronte di un Pptr che è costato un milione di euro. Se non succede qualcosa di disastroso, la variante andrà in consiglio prima della fine della consiliatura. Approfittando di questo passaggio inseriremmo probabilmente alcuni elementi, come l’ampliamento della zona industriale ed il potenziamento delle aree sanitarie, del Piano strutturale che dovremo poi consegnare alla nuova amministrazione».
Impossibile, quindi, arrivare al Pug con questa amministrazione?
«No, non ce la faremo. Questi Piani si fanno solo se c’è un mood politico adeguato. L’ufficio è stato in grado di fare cose che non avrei mai immaginato, ha forze davvero qualificate. Però la politica non ha avuto gli stessi ritmi. E queste sono operazioni tecnico politiche. Non si concluderà il Pug ma lo strutturale si potrebbe fare. A quel punto la prossima amministrazione dovrebbe concludere con il programmatico».
Cosa ne pensa dell’intervento dei produttori vitivinicoli e della loro idea di valorizzazione dell’agricoltura?
«Una lettera straordinaria. Quello è il futuro della città e del Salento, che non è solo la grande industria di Taranto e Brindisi, la Tap di Melendugno e Matagiola, a Brindisi. Non è solo la “Federico II” che dovrebbe cominciare a smobilitare nel 2025 mentre Terna dice che non ha più interesse a continuare. Un bel problema questa transizione, che bisogna seguire e accompagnare. Ma oltre ad aerospazio e chimica farmaceutica, che sono buone industrie, c’è tanto altro, come l’agricoltura appunto. E poi l’economia della conoscenza, l’università, il porto ed in particolare il traffico delle merci che vedo sempre in aumento. Ma non bisogna innervosirsi, avere paura, temere troppo la pandemia e chiudersi in casa, il sommovimento economico che stiamo registrando, né temere troppo questa transizione, pure piuttosto complicata, perché Brindisi ce la farà, è all’altezza di farcela, soprattutto i suoi giovani lo sono. Siamo noi che facciamo politica a dover essere all’altezza della città».

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