Brindisi, quasi raddoppiato il traffico di carbone nel porto: è destinato alla centrale Enel

Sabato 7 Maggio 2022 di Francesco RIBEZZO PICCININ

È aumentata dell’86 per cento, anche se il dato dettagliato non è ancora presente sul sito dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, la movimentazione delle rinfuse solide nel porto nei primi mesi del 2022. Un vero e proprio record che, a ben guardare, non può che essere dovuto all’aumento del carbone diretto alla centrale Enel “Federico II” di Cerano, a Brindisi. La macro categoria “Rinfuse solide”, infatti, è composta da cereali, derrate alimentari, carboni fossili e ligniti, cementi e calci, prodotti metallurgici, prodotti chimici ed altre rinfuse solide. E storicamente, come è facile immaginare, quella nettamente prevalente è quella del carbone, seguita dalle calci e dai cementi.

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La crisi energetica

Ed in effetti, la centrale “Federico II” già dalla fine dello scorso anno, in corrispondenza con i primi segnali dell’inizio della crisi diplomatica tra Russia ed Ucraina, ha aumentato la produzione come conseguenza delle tensioni. Tutto questo all’interno di un più ampio periodo che aveva fatto registrare un generalizzato aumento della richiesta di energia in Italia al termine della parte più difficile della pandemia, che aveva drasticamente ridotto i consumi e, dunque, anche la produzione energetica. Ma dalle prime settimane del 2022 si è aggiunta anche la vera e propria invasione dell’Ucraina da parte della Russia. E così, senza neanche che il governo abbia formalmente richiesto di massimizzare la produzione elettrica da carbone, questa stava già “autonomamente” salendo.

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I numeri

Del resto, basti pensare nella macro categoria delle rinfuse solide il carbone, nel consuntivo sul traffico merci del 2021, rappresentava tre quarti del totale. A fronte di poco meno di 2 milioni e 200mila tonnellate infatti, con una flessione del 7,9 per cento rispetto all’anno precedente, il carbone raggiungeva poco meno di 1 milione e 600mila tonnellate, in crescita dell’11,5 per cento rispetto all’anno precedente. Già questo, dunque, era un segnale della lenta risalita della quantità di combustibile bruciata all’interno della centrale.
Tutto questo con una riduzione delle riunfuse solide di poco inferiore all’8 per cento. Facile immaginare che se il trend dovesse essere non solo confermato ma addirittura crescere stavolta per decisione formale del governo, il totale del carbone in arrivo nel porto di Brindisi potrebbe agevolmente superare i 2 milioni di tonnellate e raggiungere o addirittura superare il dato del 2018, ovvero oltre 2 milioni e 600mila tonnellate.
Per il momento, infatti, la centrale funziona con soli due gruppi su quattro che hanno un potenziale di 1.240 megawatt. Tuttavia, a quanto risulta, non stanno ancora lavorando a piena potenza. Il terzo, al momento, è in fase di manutenzione programmata ma se il governo ne facesse formale richiesta, potrebbe ripartire in breve tempo, portando il potenziale produttivo teorico fino a 1.860 megawatt. Per il quarto gruppo (che in teoria sarebbe il numero 2), invece, le cose sono decisamente più complesse in quanto questo è stato dismesso su autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico.

Ultimo aggiornamento: 12:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA