Carbone contro la crisi: Enel pronta ad aumentare la produzione elettrica a Brindisi

Sabato 30 Aprile 2022

Non ci sarà bisogno di alcuna deroga alla Autorizzazione integrata ambientale per la centrale Enel “Federico II” di Brindisi. A chiarirlo, informalmente, è la stessa società elettrica dopo che il governo ha annunciato questa possibilità, a causa della necessità di «massimizzare la produzione delle centrali a carbone» - così ha ribadito la ministra Maria Stella Gelmini - per affrontare la crisi energetica dovuta alla guerra tra Russia ed Ucraina e i suoi impatti a livello internazionale.
Ad annunciare la decisione, sulla quale il governo è ancora al lavoro, è stata la stessa ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, intervenendo all’assemblea generale di Unindustria. In particolare, la ministra ha parlato del contenuto del decreto Aiuti, in approvazione nel Consiglio dei ministri di lunedì. Al suo interno, infatti, oltre a una serie di semplificazioni che riguardano i rigassificatori galleggianti, il decreto dovrebbe contenere «una deroga di almeno sei mesi alle Autorizzazioni integrate ambientali per la “massimizzazione” dell’utilizzo delle centrali a carbone, con la possibilità di tempi anche più lunghi, non oltre i due anni, nel caso in cui permanga la situazione di eccezionalità». Deroga che, come detto, per la “Federico II” non sarà necessaria.

A oggi, le sette centrali a carbone ancora attive producono poco meno del 10 per cento dell’energia elettrica italiana. Ma in caso di necessità, possibilità sempre più concreta e già ventilata dal presidente del Consiglio Mario Draghi un paio di mesi fa, la percentuale potrebbe salire nel giro di pochi mesi. Enel, dal canto suo, si è messa a disposizione del governo e sarebbe pronta ad aumentare la produttività delle centrali a carbone, nel caso in cui questo fosse formalmente richiesto.
Ma quanto tempo richiederebbe e quanta potenza potrebbe essere generata dalla “Federico II”? Sicuramente non tutta quella che la stessa centrale avrebbe potuto produrre solo pochi anni fa. Con i suoi quattro gruppi a carbone, infatti, l’impianto era in grado di generare 2.480 megawatt. Oggi, invece, le cose stanno molto diversamente. In tempi brevi, infatti, la centrale può arrivare a circa la metà di quella potenza: 1.240 megawatt. 

La ricostruzione

All’inizio dello scorso anno, infatti, è iniziato lo spegnimento di uno dei quattro gruppi, la cui dismissione è arrivata nella primavera successiva. Questo significa, in sostanza, che 620 megawatt sono perduti per sempre in quanto il gruppo numero 2, ufficialmente dismesso, non è più in grado di funzionare. Se non con tempi lunghissimi che vanno ben oltre i due anni al massimo ipotizzati dal governo per la fine della crisi.
Qualche mese dopo è arrivato anche lo spegnimento di un secondo gruppo, con la perdita di altri 620 megawatt. In questo caso, tuttavia, non definitiva. Il gruppo, infatti, non è stato dismesso ma “semplicemente” spento. Ciò non significa, tuttavia, che la sua riaccensione sia una operazione facile o quanto meno rapida. Ci vorrebbe, infatti, qualche mese prima della ripartenza. La riaccensione dovrebbe essere preceduta da verifiche ed interventi tecnici. Che, in caso di necessità estrema, i tecnici di Enel potrebbero provare ad effettuare nel più breve tempo possibile. Di certo la ripartenza del terzo gruppo non sarebbe rapida. 
In tempi brevi, dunque, a Brindisi si può immaginare come detto una produzione potenziale massima di 1.240 megawatt, che arriverebbero a 1.860 nel giro di qualche mese. Molto meno, dunque, rispetto a quanto previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale vigente.
Anche considerando singolarmente i tre gruppi rimasti, tuttavia, non sarebbe necessaria alcuna deroga per “massimizzare” la produzione, considerato che i parametri previsti dall’Aia sono sostanzialmente quelli della massima produzione teorica possibile per la centrale. Un livello che non si raggiunge ormai da molti anni, considerato che in poco meno di un decennio la produzione è calata costantemente fino a raggiungere i minimi storici.
Enel, tra l’altro, continua a rassicurare anche rispetto al fatto che il possibile aumento della produzione a causa della crisi in Ucraina – che consentirebbe di non bruciare e quindi accantonare gas per il prossimo inverno – non mette in discussione i termini previsti per il phase out dal carbone.
 

Ultimo aggiornamento: 07:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA