I flussi delle elezioni, FdI svuota la Lega al Nord. Il Pd tiene nelle città, grillini trainati dal Sud

Maggioranza di centrodestra ma la Lega ottiene un terzo dei consensi delle Europee. Centrosinistra, pesa il no al campo largo. Terzo Polo scelto nelle aree produttive

Risultati elezioni, FdI svuota la Lega al Nord. Il Pd tiene nelle città, grillini trainati dal Sud
Risultati elezioni, FdI svuota la Lega al Nord. Il Pd tiene nelle città, grillini trainati dal Sud
di Giovanni Diamanti
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Lunedì 26 Settembre 2022, 10:11 - Ultimo aggiornamento: 12:59

Giorgia Meloni leader in Italia, in corsa verso Palazzo Chigi. M5s leader al sud e primo partito in Puglia, nonostante il tracollo rispetto a quatto anni fa, quando aveva superato il 44%. Interessante a questo punto valutare come si sono orientati (e in gran parte spostati) i flussi degli elettori (considerato che la Lega, ora crollata, alle Europee del 2019 era sopra il 30%). Le previsioni sono state confermate: vince il centrodestra, che avrà un’ampia maggioranza elettorale in entrambe le camere, guidato da Fratelli d’Italia, nettamente il primo partito del Paese. L’esito, mai in dubbio durante tutta la campagna elettorale, è stato confermato già dai primi dati: le proiezioni dei principali istituti demoscopici assegnano al centrodestra una forchetta tra 43% e 44%. Ma a parte FDI, Forza Italia perde terreno (per le proiezioni, circa all’8%), ma dovrebbe arrivare di un soffio dietro la Lega

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CONFERME E SORPRESE
Il partito di Matteo Salvini, che per buona parte della legislatura è stata il primo partito nei sondaggi, esce nettamente sconfitto, ottenendo meno di un terzo dei consensi delle famose Europee 2019, e poco più della metà del dato delle scorse Politiche. Non solo: la Lega perde con FDI anche nelle sue storiche roccaforti, Veneto (dove FDI raccoglie quasi il triplo dei suoi voti) e Lombardia (quasi il doppio). Secondo i dati di Opinio per la Rai, l’attuale elettorato di Fratelli d’Italia è composto per ben il 40% da elettori che nel 2018 avevano scelto la Lega.

I flussi elettorali tra politiche 2018 e politiche 2022 (Fonte: Cise-Luiss)
 


Il centrosinistra non è riuscito a riaprire la contesa. Il Pd di Letta potrebbe attestarsi poco sotto il 20%: un dato deludente, anche se – sempre secondo le stime – comunque superiore a quello del Pd di Renzi del 2018. Nelle ultime settimane, il Partito Democratico ha subìto una flessione inattesa. Ciò non toglie però che in un contesto di equilibri instabili, di crescite repentine e altrettanto repentine cadute dei leader, il Pd mantiene una stabilità dei propri consensi. Le Zone Rosse, ormai riassumibili in Toscana ed Emilia-Romagna, restano relativamente delle zone di forza, così come le città, anche se il centrodestra è ormai maggioritario persino in queste due regioni. Può festeggiare l’Alleanza Sinistra-Verde, questa volta non fagocitato dal voto utile: per le proiezioni 3,5%. Per +Europa c’è un dato leggermente superiore alle attese, che potrebbe tradursi nel superamento della soglia del 3% e nell’ingresso in Parlamento; al contrario, Impegno Civico di Luigi Di Maio resta non solo ben sotto tale soglia, ma potrebbe restare financo sotto l’1%.

I flussi elettorali tra politiche 2018 e politiche 2022 (Fonte: Cise-Luiss)

IL CENTROSINISTRA
Nel complesso, per il centrosinistra è una notte che lascia l’amaro in bocca: non è corretto sommare i dati di coalizioni diverse, ma con il famoso “campo largo”, dal Terzo Polo ai 5 Stelle, sarebbe stato uno scenario molto diverso. La rimonta dei 5 Stelle, infatti, pur portando il MoVimento a un dato (il 16% circa) molto lontano da quello del 2018, permette a Conte di raggiungere il terzo posto tra i partiti più votati, con una crescita importante rispetto all’inizio della campagna elettorale: a inizio settembre, infatti, il M5S era al 13,2% secondo la Supermedia di YouTrend per Agi. Ancora una volta, il Sud non ha tradito i pentastellati, nonostante un’affluenza meno brillante rispetto al resto d’Italia, soprattutto in Campania, Basilicata e Calabria.
Il Terzo Polo, dal canto suo, non raggiunge il risultato a due cifre che Calenda aveva posto come obiettivo, ma può essere soddisfatto di un dato tra il 7% e l’8%, sicuramente superiore alle attese iniziali, che evidenzia una certa crescita dall’inizio della campagna elettorale. In particolare, i suoi consensi sono concentrati, come previsto, nelle grandi città e nel Nord produttivo.


Sarà ora interessante capire come si muoverà l’opposizione: i fronti sconfitti hanno dimostrato di avere un consenso reale nel Paese, ed ora le tre coalizioni hanno di fronte diversi scenari possibili. Possono competere tra loro, lavorando su posizionamenti identitari, massimizzando ciascuno il proprio risultato a rischio di pestarsi ulteriormente i piedi. Possono lavorare assieme, unendo le forze, partendo da un dato numerico significativo. La terza opzione, invece, vede il Partito Democratico di fronte a un bivio, ovvero la scelta tra un’alleanza privilegiata con i 5 Stelle o con i calendiani.

 

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