Pensioni, le opzioni per andarci prima dei 67 anni. L'addio a Quota 100, cosa cambia

Pensioni, quota 100 superata: le opzioni per andarci prima dei 67 anni
Pensioni, quota 100 superata: le opzioni per andarci prima dei 67 anni
di Giusy Franzese
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Lunedì 24 Maggio 2021, 16:35 - Ultimo aggiornamento: 21:14

Entro la fine di questo mese si concluderà la fase delle due commissioni di studio istituite presso il ministero del Lavoro, sulla classificazione e comparazione della spesa pubblica e sulla gravosità delle occupazioni, a giugno verrà avviato il confronto con le parti sociali per la riforma del sistema previdenziale. Questo il timing illustrato dal ministro Andrea Orlando la settimana scorsa in audizione in Parlamento. «Credo che le proposte di intervento che saranno prossimamente individuate e condivise non possano essere più di carattere sperimentale e transitorio, ma dovranno essere orientate, in termini di sostenibilità ed equità e di una prospettiva di lungo periodo. Dovranno avere carattere strutturale»  ha poi detto il ministro indicando le linee guida che faranno da base alla riforma: «equità intergenerazionale, sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle prestazioni» tenendo conto anche dei «mutamenti economico-sociali di portata epocale e con la persistente sfida demografica e anche delle conseguenze dell’impatto della pandemia sul mercato del lavoro».

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Le parti sociali premono affinchè si faccia presto e bene. A fine anno infatti scadono due importanti misure che negli ultimi anni hanno consentito un po’ di flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione: “quota 100” e “opzione donna”. E ora più che mai, con la ripresa ancora lontana e il rischio di licenziamenti di massa, avere strumenti in grado di gestire meno traumaticamente gli esuberi è molto importante. Non mancano le ipotesi, ma - come ha detto il ministro - il confronto deve ancora partire.

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Da quota 100 a quota 102

A fine anno Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) finirà. Per evitare uno “scalino” di ben 5 anni di età da un giorno all’altro ci sono varie ipotesi sul tavolo. Tra queste la sostituzione con Quota 102: il requisito dell’età anagrafica passerebbe a 64 anni, mentre quello dei contributi resterebbe a 38 con non più di due anni di versamenti figurativi (malattia, maternità, laurea, militare, riscatti volontari). L’assegno non dovrebbe subire tagli, visto che le penalizzazioni sono insite nel meccanismo del calcolo dei coefficienti di trasformazione, che riducono automaticamente la pensione ogni volta che si anticipa l’uscita dal lavoro.

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Doppia uscita: la proposta di Tridico

Per superare Quota 100 il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha proposto una sorta di sistema a “doppia uscita”: chi decide di andare in pensione anticipatamente a 62-63 anni avrà l’assegno di pensione calcolato con il sistema contributivo; una volta compiuti i 67 anni l’assegno verrebbe ricalcolato seguendo i criteri del sistema retributivo.  Una proposta che vede l’opposizione dei sindacati contrari all’«idea di una pensione spacchettata e penalizzata nei primi anni».

Contratto di espansione

La platea dei lavoratori che possono usufruire di questa formula che consente di andare in pensione 5 anni prima, è stata allargato dall’ultimo decreto Sostegni. Sono stati incluse tutte le aziende dai 100 lavoratori in su (prima era 250). Il meccanismo funziona così: il rapporto tra il dipendente e l’azienda viene risolto e al lavoratore viene corrisposta una somma (chiamata indennità di accompagnamento alla pensione), fino alla maturazione dei requisiti per lasciare il lavoro. Se, per esempio, il lavoratore ha 62 anni, riceverà lo «scivolo» per 13 mesi all’anno fino al compimento dei 67 anni. La cifra percepita è simile alla pensione maturata dal lavoratore. A pagare questa pensione di transizione è direttamente l’Inps. Ma a fornire la provvista, ossia i soldi per versarla, è l’azienda di provenienza del lavoratore. Che deve versare mensilmente delle risorse all’Inps garantita da una fideiussione. Il costo complessivo sostenuto dal datore di lavoro per lo scivolo è pari alla pensione maturata al momento del recesso e, in caso di accompagnamento a pensione anticipata, alla contribuzione correlata (calcolata sulla retribuzione media degli ultimi 5 anni) fino al raggiungimento dei requisiti. Dalla cifra versata al lavoratore, viene sottratto quanto spetterebbe allo stesso dipendente come Naspi in caso di perdita del posto di lavoro. Ad esempio: un lavoratore che guadagna 36 mila euro l’anno, all’azienda costerebbe circa 260 mila euro fino alla pensione, mentre in questo modo ne spenderebbe intorno ai 100 mila. 

 

I lavoratori fragili

Secondo il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, occorre  pensare ad un'uscita anticipata, a 63 anni, per i lavoratori cosiddetti fragili (immunodepressi, oncologici).  Ad aiutare l’accesso alla pensione anticipata dei lavoratori con problemi di salute oppure con familiari a carico da curare, potrebbero essere utili i fondi di solidarietà. Si tratta di fondi alimentati dalle stesse aziende con una contribuzione intorno allo 0,32% della retribuzione (un terzo a carico del lavoratore), che potrebbero beneficiare anche di altre risorse. Secondo l’esperto di previdenza Alberto Brambilla si potrebbero prevedere fondi di solidarietà per l’industria, il commercio, l’artigianato e l’agricoltura: in queste situazioni potrebbe essere consentita un’uscita anticipata con 62 anni d’età con almeno 35 di contributi versati. Praticamente Quota 97. I fondi bilaterali, senza costi aggiuntivi per lo Stato, sono utilizzati per favorire il turnover già da banche e assicurazioni.

Lavori usuranti

Sul tavolo anche la possibilità di una Quota 92 per chi fa lavori usuranti: 62 anni di età e 30 di contributi.

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41 anni di contributi

I sindacati fanno pressing affinché, raggiunta una certa soglia di contributi si possa andare in pensione a qualunque età e qualunque sia il lavoro svolto. Attualmente è così, ma solo per i lavoratori precoci (chi prima dei 19 anni di età aveva già maturato almeno 12 mesi di contributi) e altre quattro categorie di lavoratori: disoccupati a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante; caregiver o lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104; invalidi civili almeno al 74% dipendenti o autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa; addetti a mansioni usuranti o gravose svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa (sono specificate dalla legge 67/2011).ù

Opzione donna

Anche questo strumento che consente alle donne di andare in pensione prima (58 anni e 35 di contributi per le lavoratrici dipendenti, 59 anni e 35 di contributi per le autonome) scade a fine 2021. In questo caso però è probabile una proroga. Opzione Donna comunque prevede il calcolo della pensione interamente con il sistema contributivo, cosa che in alcune situazioni e carriere può risultare molto penalizzante.

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