Tangenti al capo della Protezione civile, nuovo interrogatorio in carcere per Lerario. La difesa non chiede la scarcerazione

L'ex dirigente: nessuna pressione per le certificazioni alle aziende, erano atti dovuti. I dubbi da una intercettazione

Tangenti al capo della Protezione civile, nuovo interrogatorio in carcere per Lerario. La difesa non chiede la scarcerazione
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Martedì 28 Dicembre 2021, 15:45 - Ultimo aggiornamento: 17:33

Nuovo interrogatorio in carcere per l'ex dirigente della Protezione civile della Regione Puglia Mario Lerario, arrestato il 23 dicembre con l'accusa di corruzione dopo aver intascato due tangenti da 20 mila e da 10 mila euro da due imprenditori che hanno in corso con la Regione appalti relativi alla realizzazione di strutture per l'emergenza Covid. Lerario, dopo l'arresto in flagranza per la seconda tangente, era già stato interrogato il 26 dicembre nell'udienza di convalida e in quella sede aveva ammesso di aver accettato buste che poi ha scoperto che contenevano denaro, precisando - come hanno dichiarato anche i due imprenditori Luca Leccese e Donato Mottola - di non essere stato lui a chiedere «mazzette» ma che si trattava di iniziative degli imprenditori.

La  difesa: certificazioni, atto dovuto

Oggi l'interrogatorio si è concentrato prevalentemente sulla prima tangente intascata, quella da 20 mila euro che Mottola gli ha consegnato il 22 dicembre, il giorno prima che l'allora dirigente fosse seguito e bloccato in flagranza per la seconda mazzetta. Lerario, assistito dall'avvocato Michele Laforgia, ha ribadito le ammissioni già fatte chiarendo, con riferimento alla vicenda di Mottola, che la certificazione all'azienda dell'imprenditore per la quale secondo la Procura il dirigente aveva fatto pressioni su una funzionaria regionale in realtà era dovuta. All'interrogatorio di garanzia ha partecipato il procuratore Roberto Rossi. La difesa al momento non ha fatto istanza di revoca della misura cautelare.

Imprenditori: interrogatorio il 4 gennaio

I due imprenditori, entrambi detenuti agli arresti domiciliari, saranno interrogati il 4 gennaio. Anche loro, sentiti in qualità di indagati prima dell'arresto, avevano già confessato il pagamento delle tangenti.

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L'accusa di pressioni

L'ex dirigente della Protezione civile della Regione Puglia Mario Lerario, in carcere dal 23 dicembre per corruzione dopo aver intascato due presunte tangenti da due imprenditori, avrebbe anche fatto «pressioni» su una funzionaria regionale perché rilasciasse a uno dei due imprenditori una certificazione non dovuta. «Un regalo fatto dal dottore» dirà poi l'imprenditore in una intercettazione dopo aver ottenuto la certificazione. È uno dei particolari che emergono dagli atti che hanno portato all'arresto dell'ex manager e dei due imprenditori Luca Leccese di Foggia, e Donato Mottola di Noci (Bari), entrambi in affari con la Protezione civile per appalti relativi alle strutture per l'emergenza Covid. La vicenda delle presunte «pressioni» riguarda Mottola, il quale il 22 dicembre ha poi consegnato all'allora dirigente una «mazzetta» da 20 mila euro. Un atteggiamento, quello degli imprenditori, che il giudice definisce «più servile che riverente».

L'intercettazione che accusa

In una intercettazione del 21 ottobre 2021 nell'ufficio di Lerario, emerge che Mottola «era interessato ad ottenere una Certificazione di esecuzione dei lavori (Cel) che potesse dargli la possibilità di ottenere un'attestazione Soa, il cui possesso avrebbe accresciuto il valore della sua azienda, acquisendo la possibilità di partecipare ad appalti altamente remunerativi». La funzionaria preposta al suo rilascio avrebbe inizialmente negato l'emissione del certificato «ritenendo - si legge negli atti - che non vi fossero i presupposti». La funzionaria «dice che sta parlando di un appalto di oltre un milione - ricostruisce il giudice nell'ordinanza - e poi ci sta un altro di 100mila euro, spiegando che il problema lo potrebbero creare la Soa e l'Anac con dei controlli incrociati». A quel punto Mottola si sarebbe rivolto direttamente a Lerario, «per ovviare all'inconveniente e ottenere il documento da lui preteso», il quale «esercitava pressioni» sulla funzionaria, «convocandola nel suo ufficio» alla presenza dell'imprenditore e, «nonostante la contrarietà della stessa, la convinceva a dare corso al rilascio della certificazione».

L'attacco della Lega a Emiliano

«In Regione Puglia c'è un problema di cultura della legalità, Emiliano non può girare la testa dall'altra parte e fare finta di niente, ne prenda atto e intervenga immediatamente con provvedimenti concreti. Aspettiamo una sua proposta in consiglio regionale per porre rimedio a questa deriva, altrimenti a gennaio faremo sentire tutta la preoccupazione dei pugliesi scendendo in piazza per chiedere per il ripristino di una cultura di governo sana e trasparente in Regione Puglia». Lo dichiarano in una nota il commissario regionale della Lega Roberto Marti e il capogruppo in Consiglio regionale Davide Bellomo. «Siamo passati, nel giro di un anno - dicono - , dal procedimento sulle presunte irregolarità nell'assegnazione di fondi europei del Psr all'apertura di tre grandi inchieste giudiziarie che riguardano la Regione Puglia: una sul voto di scambio, una sulla sanità e l'ultima sulla gestione straordinaria della pandemia. Non chiediamo commissioni o tribunali speciali perché abbiamo piena fiducia nel lavoro attento ed efficace della magistratura. Quello che chiediamo è che la politica faccia il proprio lavoro, che Emiliano e la propria maggioranza si adoperino per ripristinare la cultura della legalità in particolare nella scelta degli uomini e donne a cui affidare alte responsabilità». 

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