Appalti e tangenti, Lerario confessa. Arrestati due impenditori: 20mila euro nel pezzo pregiato di carne. Una "manzetta": la telefonata choc

Appalti e tangenti, Lerario confessa. Arrestati due impenditori: 20mila euro nel pezzo pregiato di carne. Una "manzetta": la telefonata choc
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Domenica 26 Dicembre 2021, 12:48 - Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre, 08:29

Resta in carcere l'ormai ex dirigente della Protezione civile regionale della Puglia Mario Lerario, arrestato il 23 dicembre in flagranza di reato dopo aver intascato una tangente da 10 mila euro

Arrestati due imprenditori

Contestualmente alla convalida dell'arresto e all'applicazione della misura cautelare per Lerario, la gip del Tribunale di Bari Anna Perrelli ha disposto gli arresti domiciliari per due imprenditori, Luca Ciro Giovanni Leccese di Foggia e Donato Mottola di Noci. Il primo è accusato di corruzione in concorso con Lerario per la tangente che è costata al dirigente l'arresto in flagranza. Il secondo è accusato di un'altra corruzione per una tangente da 20 mila euro consegnata allo stesso Lerario il giorno prima.

Le parziali ammissioni

Avrebbe ammesso di aver intascato una busta con denaro consegnatagli da un imprenditore insieme a un cesto di Natale, pur negando che ci fosse mai stato alcuno scambio di favori e nessun accordo. Assistito dall'avvocato Michele Laforgia, l'indagato, video collegato dal carcere di Bari, ha deciso di rispondere alle domande della gip, Anna Perrelli, ammettendo di aver accettato una busta con 10mila euro. Quando i finanzieri lo hanno fermato, dopo averlo intercettato perché nella sua auto aveva da mesi microspie, aveva ancora con sé la busta chiusa.

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Interrogato anche l'imprenditore: avrebbe ammesso di aver consegnato la tangente

A quanto si apprende, l'imprenditore che ha consegnato la presunta tangente a Lerario, già interrogato in qualità di indagato, avrebbe anche lui ammesso. L'imprenditore è titolare di una società che nello scorso mese di luglio ha vinto un appalto con la Protezione civile pugliese relativo al campo di Borgo Mezzanone, a Foggia. A coordinare le indagini che riguardano almeno altri cinque episodi corruttivi con altrettanti imprenditori, alcuni legati alla struttura per le maxi emergenze Covid nella Fiera del Levante, sono il procuratore Roberto Rossi e l'aggiunto Alessio Coccioli, che hanno insistito per la custodia in carcere. La difesa, invece, ha chiesto la scarcerazione. La gip ha deciso di non concederla.

La manzetta dell'imprenditore

«Gli ho portato un pensiero che era un cesto natalizio e un cartone con una bottiglia di champagne». Così si è giustificato Luca Ciro Giovanni Leccese, titolare della società Edil Sella, quando è stato interrogato dopo aver consegnato all'ormai ex dirigente della Protezione civile regionale Mario Lerario una tangente da 10 mila euro, in 200 banconote da 50 euro. La vicenda risale al 23 dicembre scorso ed è costata a Lerario l'arresto in flagranza e poi la detenzione in carcere e all'imprenditore gli arresti domiciliari. Entrambi sono accusati di corruzione. Agli arresti domiciliari è finito - come detto - anche un altro imprenditore, Donato Mottola, di Noci, titolare della società Dmeco Engineering, accusato di aver consegnato il giorno prima a Lerario un'altra tangente da 20 mila euro, una «manzetta» la chiama lui al telefono parlando con la moglie dopo aver recapitato al dirigente il «regalo di Natale», cioè una «mazzetta» nascosta in un pezzo di manzo pregiato.

Il «regalo» degli imprenditori

Entrambi gli imprenditori, hanno accertato le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal procuratore Roberto Rossi e dall'aggiunto Alessio Coccioli, avevano con la Protezione civile regionale diversi appalti per oltre 5,3 milioni di euro complessivi. Appalti relativi alla realizzazione di container per l'isolamento dei migranti positivi al Covid nel Cara di Borgo Mezzanone, per gli uffici della sede di Foggia del Numero unico 112 nell'aeroporto dauno, per l'ospitalità di migranti lavoratori stagionali sempre nel Foggiano e anche per l'installazione di strutture prefabbricate mobili di emergenza per pre-triage a servizio e supporto delle strutture ospedaliere durante la pandemia. Appalti che hanno garantito a Leccese entrate per circa 2,8 milioni di euro, a Mottola per quasi 2,5 milioni. Entrambi, interrogati dopo l'arresto in flagranza di Lerario, hanno confessato, spiegando che quel denaro era una loro personale iniziativa, un «regalo» al dirigente, come ringraziamento per i lavori che erano stati affidati loro.

Negli atti, riportando il contenuto delle intercettazioni telefoniche e ambientali cominciate almeno da maggio 2021 nell'ambito della più ampia indagine della Procura sulla realizzazione della struttura per le maxi emergenze Covid nella Fiera del Levante di Bari, emerge «l'esistenza di una fitta rete di rapporti tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori coinvolti caratterizzata dall'asservimento, in cambio di un tornaconto personale, della funzione pubblica del primo agli interessi economici dei secondi». La gip, nel ritenere sussistente il pericolo di inquinamento probatorio da parte di Lerario, parla di «mercimonio delle pubbliche funzioni» ed evidenzia che durante le indagini il dirigente si sarebbe anche «preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate cimici audio-video», consapevole di essere intercettato, in un atteggiamento di «spregio assoluto per la funzione pubblica rivestita». La vicenda è stata al centro anche di un post del leader della Lega, Matteo Salvini, il quale l'ha citata mettendo in collegamento le presunte tangenti con il business dell'accoglienza migranti.

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