Depuratori, è scontro tra Salento e Polignano

Depuratori, è scontro tra Salento e Polignano
LECCE - La Regione punta sul riuso delle acque in agricoltura per risolvere il nodo legato allo scarico in mare dei reflui provenienti dagli impianti di depurazione. Un primo passo. Che da solo però non basta a fare chiarezza, in materia di politiche ambientali, sul complessivo programma di ammodernamento della rete di depurazione in Puglia, piena di falle: impianti obsoleti, quindi non in grado di reggere il carico di comunità urbanisticamente cresciute negli anni e che nel corso della stagione estiva moltiplicano il numero di abitanti. Località costiere turisticamente di pregio sprovviste di rete fognaria (o costrette a patire il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione). La mappa delle carenze attraversa la Puglia e non risparmia il Salento. 

Ma intanto, dopo tante stagioni perse, la scossa. Ieri la firma di un nuovo accordo per potenziare il sistema dei depuratori, attraverso interventi mirati anche alla valorizzazione del modello di riuso delle acque. Sul tavolo fondi per 100 milioni di euro da investire di concerto con l'Autorità idrica pugliese, Acquedotto Pugliese, Regione. E nel Masterplan della Puglia, la Regione indica al Governo investimenti sul fronte fogna e depuratori per 100 milioni di euro. lIl quadro degli interventi in programma (compreso quelli già in corso d'opera), sarà presentato a breve. Ed in quella sede sarà fatta luce anche sugli interventi di potenziamento e adeguamento avviati su 47 depuratori: 2 nel 2015 erano in attesa di chiusura di procedura Via, 38 non erano ancora cantierati e solo 7 erano stati realizzati. Il cambio di passo, intanto, è stato annunciato nei giorni scorsi dallo stesso presidente Michele Emiliano e dagli assessori alle Infrastrutture e alle Risorse agricole Giovanni Giannini e Leonardo Di Gioia, in occasione della presentazione di un bando rivolto a Comuni, Province, Città Metropolitana, Consorzi di Bonifica, Arif e Enti Parco per il finanziamento e l'attivazione di sistemi di recupero e il riutilizzo in agricoltura delle acque reflue urbane depurate. 

«Con il riuso delle acque reflue - ha spiegato Emiliano - risparmiamo le acque irrigue, non depauperiamo le falde che così non si “salinizzano” ed evitiamo di buttare in mare acque depurate, ma le riutilizziamo. Crediamo ci debba essere da parte dello Stato una maggiore incentivazione - ha precisato - anche perché la normativa statale per la reimmissione dell'acque in falda è a volte troppo severa e prevede perfino procedure di infrazione europea». 
L'obiettivo è quello di reimpiegare in agricoltura, ma anche per la pulizia delle strade in città, nell'irrigazione dei giardini pubblici e nel raffreddamento degli impianti industriali, 14 milioni di metri cubi di acque reflue, con conseguenti vantaggi anche per le falde acquifere. A fronte della volontà della giunta regionale di puntare sulla rafforzamento degli innovativi sistemi di affinamento delle acque per il riutilizzo delle stesse nell'agricoltura, si registra però un dato con il quale fare i conti: tale opportunità ad oggi non è sempre colta appieno dalle aziende rurali. In Puglia sono presenti 5 impianti di affinamento, ma solo tre risultano regolarmente in esercizio. I restanti due, seppure a norma, non sono in attività per mancanza di richieste da parte degli operatori agricoli. La ragione? Una diffidenza di fondo da parte degli agricoltori e una differenza di costi, rispetto all'acqua potabile, non così significativa da valere l'impresa. Da qui la necessità di pensare anche a forme di incentivi che possano favorire il reimpiego delle acque reflue. 

Tra le zone turisticamente di pregio alle prese con problemi connessi al cattivo funzionamento dell'impianto di depurazione, oltre alle diverse località delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto, spicca anche una “perla” a picco sul mare: Polignano. E sul tema interviene il nuovo segretario regionale del Pd, Marco Lacarra: «Le emissioni nauseabonde dal depuratore di Polignano a Mare non sono una situazione tollerabile mai. Ma ancora di più alle porte della stagione più calda, quando alle migliaia di turisti che tutto l’anno visitano questo gioiello della costa adriatica si uniscono anche quanti frequentano le spiagge della città». Il consigliere regionale dei Democratici interviene così sulla questione che ormai sta creando allarme in uno dei centri di punta del turismo pugliese. «Le emissioni nauseabonde, a ridosso della stagione balneare, potrebbero - spiega Lacarra - arrecare un danno senza precedenti proprio al turismo balneare, perché è indubbio che un depuratore malfunzionante pregiudichi la qualità dell’acqua del mare». Per questo Lacarra sollecita l’intervento immediato dell’Acquedotto pugliese e della Asl Bari: «In modo da porre immediatamente rimedio a questa situazione davvero incresciosa». Fosse l'unica. 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 17 Maggio 2016 - Ultimo aggiornamento: 19:30