Sanità, allerta personale: negli ospedali pugliesi mancano oltre 2mila medici

Sanità, allerta personale: negli ospedali pugliesi mancano oltre 2mila medici
di Andrea TAFURO
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 05:05

L’emergenza personale negli ospedali pugliesi continua ad allargarsi in estate e interi reparti sono ora a rischio blocco delle prestazioni assistenziali. L’allarme sulla tenuta del sistema sanitario regionale, a cui mancherebbero 210 medici per il 118 e 1500-2000 unità negli ospedali, arriva dai sindacati Cimo, Anaao e Cobas, preoccupati dall’incastro tra carenze di personale e nuove misure organizzative dei nosocomi, con l’attuazione della “bolla Covid” nei reparti, per la cura dei pazienti asintomatici ma colpiti da altre patologie, senza tuttavia fare ricorso all’implementazione degli organici. Criticità che riguardano senza distinguo tutti gli ospedali pugliesi. 
Al “Perrino” di Brindisi, secondo fonti sindacali, le carenze maggiori riguardano il “Centro grandi ustioni”, punto di riferimento non solo per la provincia brindisina, ma anche per Lecce e Taranto, dove nell’ultimo periodo l’attività medica ricadrebbe sul primario e due soli medici in servizio, costretti a turni massacranti di 12 ore. Ma non solo. Insufficienza di personale che grava anche sul pronto soccorso brindisino: in servizio 6 camici bianchi più il primario rispetto al fabbisogno regionale previsto di circa 20 unità. Pronto soccorso in affanno anche nella Asl Bari dove mancano 40 camici bianchi. Risorse limitate in egual modo per la rete ospedaliera dell’Asl Lecce. Al “Dea-Fazzi” di Lecce, il dato emerso da una ricognizione effettuata dalla Cgil comparto sanitario, pone sotto i riflettori l’insufficienza di organico per Ostetricia, Cardiologia ed emodinamica. Nei mesi estivi, a fronte di alcune assenze per malattia e ferie, i reparti sono gestiti per turno al 50% del fabbisogno, con un solo medico, 2 infermieri e un operatore sociosanitario. Ma tant’è, la coperta resta corta e i tentativi di richiamare in servizio i medici in pensione o spostare i professionisti equipollenti per specialità tra i reparti e nei pronto soccorso, al momento non sembra aver risolto le difficoltà. 

La situazione in provincia


Situazione grave che si riscontra anche gli ospedali periferici pugliesi, come ad esempio il “Sacro cuore di Gesù” di Gallipoli, dove la direzione sanitaria di presidio, secondo fonti sindacali, per garantire l’attività estiva di Ostetricia ha sospeso le ferie di luglio e agosto alle ostetriche del reparto. E in questo quadro allarmante pesa anche lo stress psicofisico a cui vengono sottoposti operatori e medici ospedalieri, con rischi per la salute e gravi conseguenze come accaduto lo scorso 21 luglio al medico stroncato da un arresto cardiaco mentre faceva il giro delle visite in corsia nell’ospedale di Manduria. «Viviamo gravi situazioni di disagio sul lavoro, e nonostante le condizioni non ottimali – afferma il segretario Anaao Puglia, Angelo Mita - continuiamo a dare il massimo per garantire assistenza sanitaria ai pazienti. Ma questa situazione, che ha già procurato delle vittime, non può andare avanti e non può neanche essere risolta con interventi tampone. La Regione ne deve prendere atto e attuare un piano strutturato, capace di sopperire alla carenza di personale e risolvere anche la crisi di vocazione nella sanità pubblica».

La fuga dal settore pubblico


Acclarato il deficit di personale nella rete sanitaria regionale, in Puglia restano però le difficoltà a reperire nuovo personale da assegnare alle Asl, con i giovani medici attratti dalle offerte di lavoro rinvenienti da strutture private o altre regioni. Solo il 25% dei dottori ospedalieri pugliesi, potendo scegliere, continuerebbe infatti a lavorare in un ospedale pubblico. Il 18% sogna la pensione, il 19% fuggirebbe all’estero, il 20% vorrebbe dedicarsi alla libera professione e il 18% preferirebbe lavorare in una struttura privata. Il 25,6% lascerebbe la professione per un’altra. È il quadro che emerge dal sondaggio della federazione Cimo-Fesmed, dal quale affiorano inoltre le cause di tale insoddisfazione: il 67% dei professionisti è costretto agli straordinari e di questi il 17% lavora più di 48 ore a settimana. A complicare il tutto, i due anni di emergenza Covid che hanno aumentato lo stress psicofisico (ritenuto elevato dal 73% dei medici) e la percezione del rischio professionale (alto per il 67% degli aderenti) e della sicurezza della propria famiglia (62%). «L’insofferenza dei colleghi è palpabile negli ospedali – commenta il segretario di Cimo Puglia, Arturo Oliva - e il rischio che molti decidano di rinunciare alla dipendenza del Servizio Sanitario Nazionale è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano questi dati. Forse non delle istituzioni, che continuano a rimanere sorde alle nostre segnalazioni. I medici meritano delle risposte concrete. In ballo – precisa Oliva – c’è il futuro della sanità pubblica». Senza dimenticare le difficoltà d’organico del servizio 118, come sottolineato dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Ignazio Zullo. «In Puglia in pianta organica sono previste 530 unità, ma in servizio ce ne sono solo 325. La riorganizzazione della Regione – dice – ha penalizzato i Comuni di Putignano, Bari piazza Moro, Bitonto e Triggiano, Ceglie Messapica, Torremaggiore e Lecce». «Non passa giorno senza che mi vengano segnalati nuovi episodi che mettono in evidenza la gravissima carenza di personale medico in Puglia, sia nelle strutture di Pronto Soccorso che nell’ambito dei 118 presenti sul territorio» evidenzia Davide Bellomo, capogruppo della Lega in Consiglio regionale. «Un’autentica vergogna» conclude.

© RIPRODUZIONE RISERVATA