L'intervista/Vitali (Fi): «Fuga da Forza Italia. Big spremuti e messi via. Ma io avevo avvertito»

L'intervista/Vitali (Fi): «Fuga da Forza Italia. Big spremuti e messi via. Ma io avevo avvertito»
di Alessandra LUPO
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Martedì 12 Aprile 2022, 05:10

Senatore Luigi Vitali, oggi in Puglia Michele Emiliano pesca a piene mani anche nelle file regionali di Forza Italia, tanto da “scipparvi” il capogruppo in Consiglio Stefano Lacatena, che sta succedendo?
«Quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti: assistiamo a un’emorragia continua verso la maggioranza di Michele Emiliano che riguarda destra e sinistra ma che a destra ultimamente riguarda soprattutto Forza Italia».
A suo avviso perché sta accadendo tutto questo?
«Quando si lasciano spazi vuoti, è normale che qualcuno li occupi: Emiliano in Puglia ha di fronte a sé un’autostrada spianata e non ha competitor sia dal punto di vista politico sia amministrativo. Da Forza Italia ha preso le migliori risorse, da Simeone Di Cagno Abbrescia, l’ex sindaco di Bari e parlamentare a Rocco Palese, fino a Massimo Cassano e ora Lacatena. È un allarme che a mio tempo lanciai ma rimasi inascoltato».
Lei ha guidato il partito pugliese per molto tempo, cosa pensa della situazione di Forza Italia in Puglia in questo momento?
«Nel 2018 ho lasciato un partito al 20%, oggi assisto impotente a un partito che perde un pezzo dopo l’altro. Mi arrivano di continuo chiamate di amministratori e consiglieri che lamentano di non ricevere nemmeno risposte al telefono».
Da parte di chi?
«Ovviamente della classe dirigente regionale, che ha deciso di gestire le cose a modo suo. Questi sono i risultati».
A Roma c’è preoccupazione per la situazione del partito in Puglia?

«L’ultima volta che ne parlai con Silvio Berlusconi era prima di Natale e mi venne suggerito di non esacerbare gli animi sul territorio. Non volendo essere percepito come un nemico del partito, ho fatto come mi è stato detto. D’altronde sono molto soddisfatto della mia attività parlamentare e quando mi è stato fatto capire che dovevo disinteressarmi del territorio, per il bene del partito, io l’ho fatto».
Partito da cui è stato dato a un passo dall’uscita.
«È stato un momento: uno come me, che ha già fatto cinque legislature e che è alla fine di un ciclo politico importante, non cambia partito. Ma non posso nascondere che mi dispiaccia veder dilapidare un lavoro e un patrimonio politico costruito in tanti anni, vedere andare via tanti amici».
Tornando alla fuga da Forza Italia e alle responsabilità della classe dirigente.
 Quali sono stati a suo avviso gli errori commessi?
«Il partito ha spremuto come limoni molte delle sue risorse migliori a più livelli e dopo le ha messe da parte. Emiliano ha saputo trovare il modo di valorizzarle, non solo allargando il suo consenso elettorale ma anche avvalendosi della loro esperienza e capacità. Chi può biasimarlo?»
Beh, qualcuno in questo periodo lo biasima parecchio, soprattutto a sinistra.
«Certo, ha creato un partito nel partito e questo fa ovviamente paura ai suoi stessi alleati. In più si muove molto liberamente rispetto al Pd, ma non è certo un segreto che, per quanto possa agitarsi in questa fase, il Pd senza lo sforzo di Emiliano non avrebbe vinto le elezioni».

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