Legge elettorale per la Puglia, c'è la doppia preferenza: firmati i provvedimenti. Niente vincolo del 60-40

Martedì 4 Agosto 2020 di Francesco G.GIOFFREDI
Il giorno delle firme, che mettono il lucchetto dei passaggi formali e rendono tutto un po' più ufficiale: in Puglia si voterà il 20 e 21 settembre, e la scheda elettorale darà la possibilità di esprimere la doppia preferenza (un uomo e una donna, rigorosamente). Ieri la prefetta di Bari Antonia Bellomo - nominata commissaria straordinaria dal governo Conte per l'adeguamento del sistema elettorale della Puglia alla doppia preferenza di genere - ha firmato un decreto di ricognizione trasmesso agli uffici regionali.

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Il provvedimento dà attuazione al decreto legge del governo, inserendo solo la doppia preferenza di genere nel sistema elettorale pugliese. Bocciate, insomma, le interpretazioni estensive del vincolo di rappresentanza di genere in lista del 60-40%: la proporzione è prescritta, ma in caso di violazione scatta soltanto la sanzione pecuniaria. Insomma: niente inammissibilità della lista, né taglio dei nomi fino a soddisfare il rapporto 60-40% (come accade, viceversa, alle Comunali). Dopo lo step della prefetta, è stata la volta di Michele Emiliano: nel pomeriggio ha firmato i quattro decreti che danno formalmente l'avvio alla consultazione elettorale. «Entro il 6 agosto dovranno essere affissi nei Comuni i decreti per la convocazione dei comizi elettorali», spiega il vicepresidente della giunta Antonio Nunziante dopo il vertice mattutino con la prefetta Bellomo.

Viene così sanata una ferita che il Consiglio regionale, nell'arco del quinquennio, non era mai riuscito a ricucire. È stato necessario l'intervento dall'alto del governo per garantire l'adeguamento alla legge nazionale 20 del 2016: il decreto e il commissariamento sono stati il naturale, e annunciato, sbocco dopo l'inerzia del Consiglio. Anche nell'ultima seduta clou di una settimana fa, quando è andato in onda il teatrino di veti, emendamenti, mancati accordi e numero legale saltato. Proprio ieri, peraltro, il decreto del governo ha già mosso i primi passi verso la repentina conversione in legge: la commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato, senza voti contrari, il mandato al relatore della legge che impone la doppia preferenza di genere in Puglia.

«È un primo traguardo importante - afferma il relatore Marco Di Maio, capogruppo di Italia Viva in Commissione Affari costituzionali - per completare un'operazione che è prima di tutto di civiltà e rappresentanza democratica. Imporre la doppia preferenza nelle elezioni regionali significa dare una opportunità in più agli elettori e un'occasione in più alle donne per farsi sentire».
Il solo parzialmente risolto rebus del 60-40% però rischia di increspare le acque. C'è chi ha già annunciato possibili ricorsi - è il caso di Fabiano Amati, consigliere Pd - perché senza equa rappresentanza di genere la doppia preferenza rischia d'essere un guscio vuoto. Ma il nodo ha fatto irruzione anche nel dibattito parlamentare. «Manca - riflette Laura Boldrini, Pd - un passaggio contenuto nella legislazione nazionale che indica i princìpi generali e cioè che le liste siano composte secondo la norma antidiscriminatoria che le rende inammissibili se uno dei due sessi è rappresentato in una percentuale superiore al 60%. Senza questa norma potremmo giungere al paradosso di liste composte da soli uomini. Mi auguro che una correzione in questo senso del testo del decreto sia condivisa unanimemente da tutti i gruppi politici». Posizione condivisa dal deputato foggiano Michele Bordo.

Anche Amati non demorde: «Ho inviato al prefetto Bellomo le mie deduzioni sull'obbligatorietà del 60-40. Spero di vedere accolto il punto di vista, soprattutto per rendere davvero applicabile la preferenza di genere e contribuire a ridurre al massimo le fonti di possibile contenzioso sull'esito elettorale. La legge statale disciplina in modo univoco il principio di pari opportunità sui profili delle candidature e delle preferenze, per cui la preferenza di genere non può esserci senza l'obbligo di rispettare le quote. E per far questo il decreto ha assegnato al prefetto il potere di individuare le norme incompatibili della legge elettorale regionale con la preferenza di genere. Ebbene, l'unica norma incompatibile prosegue Amati è quella che non rende obbligatorie le quote del 60-40, perché il principio delle pari opportunità deve essere effettivo».

Teresa Bellanova, ministra renziana dell'Agricoltura che s'è spesa per introdurre parità di genere, è frontale: «Ho fatto un invito alle forze politiche della Puglia di non candidare le persone che la notte in cui si doveva decidere sulla doppia preferenza hanno fatto mancare il numero legale in Consiglio. È un affronto alle donne e non dovrebbero essere candidati a partire dal presidente di Regione che è stato il primo a far mancare il numero legale». «C'è stato un fallimento totale dei dirigenti di quella Regione a partire dal presidente che in 5 anni non ha avvertito questo come un bisogno di civiltà». © RIPRODUZIONE RISERVATA