Caos sulla parità di genere pressing per il bis in aula. Conte: la Regione rimedi o interveniamo noi

Venerdì 31 Luglio 2020 di Vincenzo DAMIANI
Si moltiplicano le pressioni sul presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, affinché venga convocata, a stretto giro, un'altra seduta per approvare la doppia preferenza di genere. E allora, il governo Conte, anche per evitare un intervento diretto del governo che potrebbe generare ricorsi e rischiare persino di invalidare il risultato delle elezioni regionali, decide di concedere ancora una chance alla Puglia e di attendere l'esito della difficile trattativa in corso tra maggioranza e opposizione. Ma, se non dovesse esserci una soluzione positiva entro i primi giorni della prossima settimana, è già pronta una bozza del decreto. «Non possiamo accettare è l'aut aut del premier Giuseppe Conte - che la Regione Puglia non recepisca il principio fondamentale di parità tra uomo e donna per l'accesso alle cariche elettive. Lo Stato non può retrocedere sul punto. Prendiamo atto delle disponibilità di alcuni gruppi regionali ad approvare urgentemente la norma. Attendiamo allora che si completi il processo nelle prossime ore. Il Governo, forte anche dei pareri giuridici acquisiti, andrà sino in fondo. Siamo pronti ad esercitare i poteri sostitutivi».

Due le ipotesi: un decreto legge o la nomina di un commissario. L'Assise pugliese, martedì scorso, non è riuscita ad approvare il disegno di legge per il venir meno del numero legale determinato dall'abbandono dell'Aula da parte del centrosinistra. Il governo Conte ha preparato una bozza del provvedimento che ha già incassato il parere positivo dell'Avvocatura, ma sono in corso ancora riflessioni politiche all'interno dell'Esecutivo giallorosso. L'ipotesi più accreditata è quella di un Dl che obblighi la Puglia a prevedere già per le Regionali di settembre la doppia preferenza di genere e l'inammissibilità delle liste elettorali che non dovessero rispettare la proporzione di genere 60/40%. Non è escluso, però, che per aggirare l'ostacolo rappresentato da eventuali ricorsi, l'Esecutivo nazionale nomini, sempre attraverso un decreto, un commissario che provveda poi a sostituirsi al Consiglio regionale.
Questa soluzione è caldeggiata da Italia Viva e dalla ministra Teresa Bellanova: «Dopo la vergognosa prova che hanno dato di sé il presidente della Regione Puglia e la maggioranza consiliare incapaci di adeguare la legge elettorale pugliese alla norma dello Stato sulla doppia preferenza di genere, non resta che una strada da percorrere: procedere alla nomina di un Commissario ad hoc con decreto del governo nazionale. Con un esclusivo obiettivo conclude di adeguare immediatamente la legge elettorale e garantire la pari opportunità uomo-donna nel nuovo Consiglio regionale».
In Puglia, però, ci sono pressioni, da entrambi gli schieramenti, sul presidente del Consiglio regionale Loizzo affinché convochi entro il 5 agosto una nuova Assemblea per discutere e approvare la parità di genere. Lo ha chiesto ieri, nuovamente, l'intero schieramento di centrodestra, ma anche pezzi della coalizione di centrosinistra. «Deve essere il Consiglio regionale avvertono Raffaele Fitto, candidato presidente del centrodestra alla Regione Puglia, Luigi D'Eramo, coordinatore regionale della Lega, Mauro D'Attis, coordinatore regionale di Forza Italia, Marcello Gemmato, coordinatore regionale Fratelli d'Italia Lorenzo Cesa, commissario regionale dell'Udc, Michele Simone, coordinatore regionale di Nuovo Psi - a modificare la legge elettorale. Tutto il centrodestra è pronto a votare la proposta della Giunta Emiliano, così come è stata approvata dalla commissione». Identica posizione sostenuta dalla civica di centrosinistra Senso civico, che ieri ha depositato all'ufficio di presidenza una richiesta di convocazione urgente del Consiglio regionale con all'ordine del giorno esclusivamente la votazione sulla doppia preferenza, senza alcun emendamento tra quelli proposti da maggioranza e opposizioni. «Il tutto spiegano - anche sulla base di una radicata convinzione riguardante i rischi che comporterebbe, in termini di regolarità, l'applicazione di un decreto del Consiglio dei ministri. Con questa richiesta Senso Civico conferma il proprio manifesto convincimento circa la necessità di risolvere in Consiglio regionale e non altrove - una vicenda che si è incredibilmente trascinata nel tempo. Occorre, però, venir fuori dai tatticismi e procedere con la sola approvazione del punto fondamentale che è proprio quello della doppia preferenza». Ma con pezzi del Pd non c'è condivisione, ad esempio il consigliere Fabiano Amati, presidente della I commissione, sostiene che si debba votare sulla doppia preferenza e sull'inammissibilità delle liste elettorali che non rispettano la proporzione di genere 60/40: «O in una legge votata dal Consiglio, magari convocato per le prossime ore, o un decreto imposto dal Governo, una cosa è certa: la doppia preferenza senza l'inammissibilità delle liste prive di candidati di sesso diverso è come voler raggiungere la luna in bicicletta. Oppure, come sarebbe più esatto, il tentativo dei politici in carriera di usare il genere diverso per farsi trainare». La doppia preferenza senza il 60-40% non convince nemmeno Emiliano, la strada resta in salita.
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