L'analisi/L’effetto valanga delle idee forti e lo stop del “sistema Emiliano”

L'analisi/L’effetto valanga delle idee forti e lo stop del “sistema Emiliano”
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Lunedì 26 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:30

Affluenza debole e idee-guida forti. La sintesi, secca ed estrema, del voto al Sud e in Puglia è tutta qui: la fuga dalle urne e il trionfo di M5s e FdI, partiti “polarizzanti”, con un pacchetto di proposte ben chiaro e individuabile, intagliate nella pietra. Alla fotografia s’aggiunge poi un terzo filone d’analisi, intrecciato ai primi due e dall’impatto molto rumoroso: il centrosinistra in Puglia s’inceppa, senz’altro frenato dal vento nazionale e però incapace di far fruttare fuori dal sistema regionale il “metodo Emiliano”. Un crollo, una bocciatura. Senza riuscire a iniettare valore aggiunto, come più volte promesso. E persino arretrando rispetto al trend generale.
L’elettorato meridionale e pugliese, perennemente in cerca di risposte, svolte e rotture, lancia innanzitutto un messaggio di tuono alla politica: l’affluenza crolla al 56%, più di dieci punti percentuali in meno rispetto al 2018. Un atto di lacerante sfiducia, un telegramma che sa di disincanto e paura. E che si riallaccia alla delicata congiuntura storica, ai complicati tornanti economici, sociali, internazionali che politica e istituzioni stanno affrontando e dovranno ancora approcciare per lungo tempo.

L'inversione di rotta in Puglia

E poi c’è il dato politico, che in Puglia assume sfumature senz’altro originali, con due primi flash che meritano particolare attenzione. Il centrodestra, trainato dalla forza motrice di Fratelli d’Italia (intorno al 24%), inverte la rotta e spezza la supremazia del centrosinistra di Michele Emiliano al punto da doppiarlo, così amplificando distanza e diversità tra elezioni politiche e regionali (o comunali); e il Movimento cinque stelle riemerge dall’apnea e dalla crisi d’identità, vola verso il primato regionale (non lontano dal 30%), pur in inevitabile flessione rispetto all’irripetibile performance di cinque anni fa, e conferma una sorta di “egemonia culturale” in corpose fasce d’elettorato. Soprattutto quando sui piatti della bilancia pesano per prima cosa il simbolo, il macro impianto programmatico (il Reddito di cittadinanza è l’esempio cardine) e la leadership del capo, molto più dei profili dei candidati territoriali. Il centrosinistra pugliese, che spesso si è autoproclamato un laboratorio nazionale con tratti d’originalità e autonomia, naviga al di sotto della linea di galleggiamento nazionale: battuta d’arresto netta, riflessione necessaria in Regione e da parte del governatore, impatto inequivocabile su equilibri interni, scenari e ambizioni.

Il laboratorio Puglia nei nuovi assetti dem

Non solo: il Pd, lontano dalla soglia psicologica del 20%, non vola nemmeno dopo che nel motore è stato aggiunto l’additivo del civismo di Emiliano, ritenuto una specie di ricetta miracolosa. Proprio il governatore, già nelle penultime e ultime battute della campagna elettorale, s’era scavato una specie di via di fuga tattica, insistendo sull’alleanza con i cinque stelle e spingendosi a rassicurare che «votare Pd o M5s è la stessa cosa». L’exit strategy, oggi, è facilmente intuibile e sarà all’insegna dell’«io l’avevo detto» oltre che dell’«io in Puglia l’ho fatto» (il M5s è nella maggioranza di governo pugliese).

La competizione nazionale ha regole basilari e quasi elementari: premia in larga misura, complice una legge elettorale tanto cervellotica quanto spietata, le forze politiche che impongono messaggi netti e leadership forti. FdI e M5s, non è un caso, sono caratterizzati da idee-guida univoche e da proposte programmatiche d’impatto diretto. Nel caso del partito di Giorgia Meloni andranno poi analizzati nelle prossime ore i rapporti di forza con gli alleati: la Lega implode al 5% circa, Forza Italia mostra segni di salute intorno al 13%, in un’alchimia in Puglia non sempre agevole. FdI, su scala regionale, ha sommato due fattori: la formula meloniana, tra discontinuità col recente passato e nuovo lessico della responsabilità, alla quale qui si somma l’afflato moderato, europeista di Raffaele Fitto, ufficiale di collegamento a Bruxelles.
Le piazze pugliesi dei cinque stelle, o sarebbe più corretto dire di Giuseppe Conte, restituivano già il senso della mobilitazione e della rinnovata capacità di togliere consensi a destra e sinistra: la difesa strenua del Reddito di cittadinanza e degli strumenti di protezione sociale, lo spostamento dell’asse a sinistra (almeno per ora) occupando lo spazio lasciato parzialmente libero dal Pd, una sorta di ritorno alle origini venato da antiche venature di populismo a intensità variabile, la nuova-vecchia identità che torna. Mantenendo il punto su uno dei temi di maggiore sollecitazione: l’alleanza con i democratici, respinta ripetutamente al mittente da Conte, che sapeva così di compattare l’elettorato più fedele. Il tema delle alleanze, dalle parti dei pentastellati, ritornerà perché è inevitabile che sia così. Soprattutto in Puglia, alla luce di un’alleanza regionale consolidata nel corso degli ultimi due anni. Ma che ora rischia di diventare un rebus di difficile lettura.

La lezione dell'elettorato


Il centrosinistra pugliese, nella notte, ha senz’altro appreso una lezione: l’elettorato strutturato, monolitico, non esiste più. Da tempo. La fluidità dei flussi di voto è la regola, con stravolgimenti anche impetuosi. E ogni competizione elettorale segue dinamiche autonome: non c’è l’effetto travaso da una tornata all’altra. Tradotto in chiave pugliese: l’onda lunga del centrosinistra “alla Emiliano” non si ripercuote sulle elezioni politiche e la coalizione a trazione Pd persino arretra rispetto al dato generale. Troppo forte, evidentemente, il trend nazionale. Troppo pronunciata, anche, la specificità del voto meridionale. E troppo diverse, asimmetriche le elezioni politiche rispetto alle regionali. Ma c’è sicuramente dell’altro: il tocco “taumaturgico” del governatore non imprime la spinta attesa. E i risultati della notte rischiano ora di aprire crepe nel muro della coalizione pugliese. Il centrosinistra in Puglia paga sicuramente i troppi tentennamenti della campagna elettorale nazionale, mai impostata su una linea chiara e netta, spesso ondivaga e solo nelle ultime battute centrata sul Mezzogiorno. Ora però sul banco degli imputati finiranno un po’ tutti, da subito. Il governatore insisterà sull’asse con i cinque stelle, tuttavia la stampella “esterna” dei contiani non può essere la medicina a tutto: le debolezze di progetto e visione, nel Pd e nella coalizione pugliese ad assetto misto, sono evidentemente strutturali. Nascoste alle regionali e alle comunali dal trasversalismo local del governatore, ma palesemente denunciate dal voto di ieri.

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