Covid, pillole e flebo per curarlo: già trattati 4.500 pugliesi. Il report sui nuovi farmaci

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Paola COLACI

Antivirale per via endovenosa già somministrato dallo scorso ottobre a 4.439 pazienti ricoverati con il Covid negli ospedali pugliesi. Ma in una sola settimana - dal 12 al 18 gennaio - lo stesso trattamento è stato garantito a domicilio in regione anche a 13 soggetti positivi con Covid lieve-moderato e di recente insorgenza. E negli stessi sette giorni la “pillola anti-CovidMolnupiravir di Merck-Msd è stata prescritta in tutta Italia a 1.662 pazienti, tra i quali anche 66 pugliesi. Tutti soggetti le cui condizioni di salute al momento non destano particolare preoccupazione: nella maggior parte dei casi stanno tutti bene e rispondono alle cure in maniera adeguata. A renderlo noto nelle scorse ore l’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) attraverso il primo report sull’uso degli antivirali per combattere il Covid.

 

Il report


Un monitoraggio che punta i riflettori, come si diceva, sulla pillola di Merck. Dopo il via libera dell’Aifa il 30 dicembre 2021, dal 4 gennaio l’utilizzo del medicinale è stato avviato anche in Puglia. E il primo caso è stato trattato dalla Asl di Bari. A fronte di 11.899 confezioni da 40 pillole distribuite dalla struttura commissariale del generale Francesco Figliuolo a tutte le regioni, la Puglia in prima istanza ha potuto contare su una fornitura di 240 confezioni da 40 pillole. Quantitativo consegnato alla farmacia dell’Ospedale Di Venere di Bari - hub di riferimento regionale - e poi integrato con altre circa 1500 confezioni . Nel dettaglio, si tratta di compresse da assumere a domicilio due volte al giorno per 5 giorni. E il monitoraggio Aifa, relativo al periodo 13-19 gennaio riporta che sono avviati i trattamenti per 1.662 pazienti in Italia. Significative le differenze regionali.: in testa c’è il Lazio con 219 trattamenti avviati. Seguono la Liguria con 207 e il Piemonte con 203. Nella classifica la Puglia si attesta a metà con 66 somministrazioni mentre in Calabria e Basilicata non risulta ancora nessun trattamento avviato.

 

La terapia


La procedura per la terapia domiciliare anti-Covid in regione prevede che i pazienti vengano segnalati dai medici ai centri autorizzati alla somministrazione sul territorio. Sarà la farmacia ospedaliera, poi, a provvede poi alla erogazione delle pillole. Per garantire il monitoraggio in continuo dei soggetti trattati, inoltre, è prevista la collaborazione tra medici di famiglia, Usca e reparti Covid. Affinché gli anti-virali abbiano effetti positivi sui pazienti, inoltre, è fondamentale l’individuazione precoce di soggetti a elevato rischio di evoluzione della malattia. E in Puglia, secondo il monitoraggio Aifa, il trattamento è stato garantito in media in meno di due giorni dalla diagnosi. E ancora, il ricorso all’ossigenoterapia supplementare nei pazienti trattati tra il 12 e il 18 gennaio si è ridotto del 24 per cento. +Secondo gli esperti che hanno garantito il via libera al farmaco, ancora, la pillola riduce la sintomatologia lieve e moderata nei pazienti affetti da Covid e limita dunque il peggioramento della malattia. 
In relazione a Remdesivir (Veklury) di Gilead - antivirale somministrato per via endovenosa e sviluppato inizialmente per il virus Ebola - il monitoraggio dei trattamenti avviati per i pazienti non ospedalizzati in questo caso copre il periodo dal 12 al 18 gennaio. E ne conta in tutto 901, di cui 244 in Emilia Romagna, 239 in Lombardia e 106 in Toscana. Se in Puglia i pazienti trattati in tuna settimana sono 13, sono numerose le regioni per le quali non si registra ancora nessuna somministrazione: Basilicata, Calabria, Molise e Sardegna ma anche Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano.

Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA