Clima, il report dell’Osservatorio di Legambiente: "Puglia tra le regioni più a rischio"

Clima, il report dell’Osservatorio di Legambiente: "Puglia tra le regioni più a rischio"
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Venerdì 18 Novembre 2022, 18:18 - Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 12:18

La crisi climatica accelera sempre di più la sua corsa insieme agli eventi estremi, che stanno avendo impatti sempre maggiori sui Paesi di tutto il mondo, a partire dall’Italia. Nei primi dieci mesi del 2022, seppur con dati parziali, sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi, +27% di quelli dello scorso anno (intero anno). Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101). È quanto emerge in sintesi dalla fotografia scattata dal nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol, e sintetizzato nella mappa del rischio climatico, aggiornata nel layout e nella grafica e con un focus sul progetto europeo LIFE+ AGreeNet che ha l’obiettivo di rendere le città della costa del Medio Adriatico più resilienti al cambiamento climatico attraverso vari interventi. Entrando nello specifico, su 1.503 fenomeni estremi ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, e che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi, quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di blocco di metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d’aria. Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse conferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma – dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

La fotografia

Nel complesso preoccupante la fotografia scattata da Legambiente e presentata oggi, nel giorno finale della COP27 in corso in Egitto, per lanciare un doppio appello: se da una parte al livello internazionale è fondamentale che si arrivi ad un accordo ambizioso e giusto in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C ed aiutare i Paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica, dall’altra parte è fondamentale che l’Italia faccia la sua parte. Al Governo Meloni e al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin l’associazione chiede, in primis, che venga aggiornato e approvato entro la fine dell’anno il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), rimasto in bozza dal 2018, quando era presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ministro Gian Luca Galletti. “Nella lotta alla crisi climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – da troppi anni l’Italia sta dimostrando di essere in ritardo. Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione, che permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse economiche spese per i danni provocati da eventi estremi, alluvioni, piogge e frane, e non approva il Piano nazionale di adattamento al clima, dal 2018 fermo in un cassetto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. È fondamentale approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio, rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone”.

La Puglia 

In Puglia, secondo il report di Legambiente, sono stati ben 112 gli eventi estremi rilevati dal 2010 al 2022. 42 solo a Bari con 20 allagamenti da piogge intense, 3 danni alle infrastrutture causati da piogge intense, 17 danni causati da trombe d’aria o da raffiche di vento, 1 danno da grandinate e 1 mareggiata. Japigia e Carbonara sono due dei quartieri colpiti ripetutamente dagli allagamenti delle strade e dal forte vento. Da ricordare, tra i più importanti eventi, il 10 gennaio 2022, l’allagamento per le piogge intense dell’area della Fiera del Levante e Via La Rotella, con la chiusura di un sottopassaggio. Ma anche la tracimazione della fogna di via Prospero Petroni il 14 febbraio 2020, a causa delle forti piogge, l’allagamento delle strade di Carbonara, il 7 settembre 2019, e l’11 luglio la tromba d’aria che ha colpito Torre a Mare, rovesciando diverse barche e danneggiando anche i dehors di alcuni bar e ristoranti nella piazzetta del porto. Il 24 aprile sempre del 2019, poi, un autista di un camion è rimasto gravemente ferito per la caduta di un albero, tra Carbonara e Loseto, provocata dal forte vento. Il 5 ottobre 2018, inoltre, ancora un forte temporale ha mandato in tilt la città, con strade, piste ciclabili e sottopassi allagati, e una situazione difficile anche sulla tangenziale con forti rallentamenti al traffico a causa della scarsa visibilità. “Anche le Regioni e i Comuni sono chiamati a dare risposte concrete e reali di contrasto ai cambiamenti climatici. – ha sottolineato Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia - È fondamentale che anche a livello regionale siano promossi i Piani di adattamento climatico in sinergia con la Protezione Civile. Al centro di ogni azione e piano ci deve essere una serie ed intensa azione di prevenzione, formazione e informazione sia del pubblico che del privato. Strategie chiare consentono non solo di risparmiare risorse economiche, ma oggi più che mai vite umane. In tutto questo sono fondamentali anche leggi regionali di contrasto al consumo di suolo perché l’edilizia selvaggia e incontrollata è al centro dei fenomeni di alluvioni e allagamenti che colpiscono le nostre città”.

Le città

Ma cambiamenti ci sono stati anche sul fronte dell’assenza delle piogge. In parallelo con il lungo periodo siccitoso che ha colpito l’Italia, infatti, decine di città hanno visto il superamento di diversi record storici per le temperature estreme. Tra le città maggiormente colpite Torino che ha visto un eccesso di mortalità pari a +70%, a cui segue Campobasso (con +69%), poi Bari (+60%), Bolzano (+59%), Milano e Genova (+49%), Viterbo (+48%), Firenze (+43%), Catania (+42%). Un’altra evidenza dei cambiamenti in corso, e accentuati nel Mediterraneo, riguarda le temperature delle città che sono sempre più calde. I dati di Berkeley Earth mostrano come tra i più marcati incrementi di temperatura registrati, a partire dal 1960, molti riguardano proprio aree urbane del bacino Mediterraneo: Algeri +3,09°C, Barcellona +2,86°C, Marsiglia +2,78°C, Roma +2,66°C, Palermo +2,52°C, Bari +2,15°C, Il Cairo +1,92°C, Alessandria d’Egitto +1,90°C, Atene +1,73°C, Istanbul +1,71°C. Inoltre le elaborazioni di Enea contenute nello studio “Variazione del livello del mare lungo la costa italiana negli ultimi 10.000 anni”, hanno rilevato 40 aree a maggior rischio in tutta Italia, di queste ce ne sono due in Puglia: l’area di Lesina (Foggia) e di Taranto. Nello specifico entro il 2100 il mar Mediterraneo si innalzerà fra 0,94 e 1,035 metri, con un picco di 1,4 metri nell’alto Adriatico, dove la costa è anche soggetta a un fenomeno di subsidenza. Questo potrebbe determinare per la Puglia un rischio per la funzionalità del porto di Brindisi.

I rimedi

Legambiente ha avviato un lavoro di approfondimento, per comprendere meglio cosa accadrà alle nostre coste, individuando territori e patrimoni a rischio, e per poter tracciare linee d’indirizzo utili all’adattamento. Lo studio, realizzato dagli architetti Michele Manigrasso e Marilina Listorti, ha misurato gli effetti del fenomeno, per categoria di suoli, concentrandosi su 4 aree campione, tra le più vulnerabili: Cagliari, Oristano, Taranto e il Nord Adriatico. In queste aree, rischiano di scomparire, rispettivamente, 61,5 km2, 124,5 km2, 4,2 km2 e 5.451 km2. Ogni approfondimento è disponibile sul sito dell’Osservatorio Paesaggi Costieri: www.paesaggicostieri.org. Un ottimo esempio di come si debba affrontare il tema dell’adattamento delle aree urbane con soluzioni basate sulla natura è il “Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano”, emanato nel 2021 dal Ministero della Transizione Ecologica. Il bando prevedeva il finanziamento di differenti tipologie di interventi di adattamento che le aree urbane italiane possono intraprendere per uno stanziamento di poco meno di 80 milioni di euro ed è stato scritto in collaborazione con l’Anci e con il contributo scientifico dell’Ispra. Solo i Comuni con popolazione superiore ai 60.000 abitanti hanno potuto partecipare, con il 40% dei fondi destinato ai Comuni capoluogo delle città metropolitane. In Puglia è da sottolineare l’intervento effettuato a Bari per la riqualificazione di via Fratelli Spizzico, nella zona Sant’Anna, per un importo di poco meno di 1,7 milioni di euro. Gli interventi previsti consistono nell’inserimento di elementi di arredo verde realizzati utilizzando piante autoctone per assicurare ombra, riutilizzo delle acque meteoriche, infiltrazione delle stesse nel suolo. Il progetto riguarda un’area estesa per circa 7.500 metri quadri e prevede 60 alberi ad alto fusto e decine di alberi da frutto. L’irrigazione sarà garantita attraverso la raccolta delle acque meteoriche.

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