Climate change: Napoli, acque sotterranee contro le ondate di calore. Ecco Cool city project

Climate change: Napoli, acque sotterranee contro le ondate di calore. Ecco Cool city project
di Mattia Ronsisvalle
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Mercoledì 16 Novembre 2022, 11:21 - Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 06:54

Esistono due Napoli, una è quella che negli ultimi anni ha attratto decine di milioni di turisti con la sua storia, i suoi paesaggi e le sue prelibatezze culinarie; e un’altra, sconosciuta in molti casi ai suoi stessi abitanti, che si trova sotto ai nostri piedi.

Si tratta di una Napoli ricca di vita, o meglio, una Napoli ricca di acqua. Per il filosofo greco Talete l’acqua è l’archè, l’elemento primordiale, origine di tutte le cose: senza acqua risulta impossibile la vita. Ma se l’acqua della Napoli “sotterranea” potesse migliorare la vita in superficie della città, dei suoi cittadini e visitatori? Ed è qui che entra in scena “Cool City Project”, lanciato per la prima volta proprio a Napoli. «Il progetto – spiega l’architetto e coordinatore del Project, Alexander Valentino - vuole recuperare le acque “sconosciute” ai napoletani e ai tecnici amministratori. La città è ricca di acque di falda, di sorgenti, di torrenti e di fiumi che un tempo arricchivano il paesaggio locale».

IL FINE

 Nato nel 2019, Cool City Project promuove una progettazione ambientale che potrebbe notevolmente mitigare le bollenti estati e contrastare la problematica delle isole di calore. Temperature che nella città di Napoli superano i 40 gradi per lunghi periodi estivi e che potrebbero essere abbassate dai 6° ai 10°. Con la crisi economica, ambientale ed energetica che stiamo vivendo, utilizzando l’acqua per impianti di raffreddamento e di riscaldamento ci sarebbero enormi risparmi energetici con impianti a scambio termico, tre le ultime tecnologie utilizzate per la climatizzazione. Il progetto propone di far scorrere le acque in superficie per usi alternativi a quello potabile: irrigazione agricola per il verde urbano, una rete duale per edifici, per lavare le strade e soprattutto per il rinfrescamento e il riscaldamento attraverso lo scambio termico. «Per un uso urbano – racconta il capo progetto, Valentino - prevediamo di utilizzare le acque del sottosuolo per creare delle aree blu (vasche e fontane di cui Napoli un tempo era ricchissima) e verdi per contrastare le alte temperature estive: la collaborazione tra le nuove aree movimentano l’aria e contrastano le isole di calore che affliggono gli spazi cittadini». Pensate che alcune delle nuove città fondate in India e in Cina vengono oggi già progettate con l’innesto di aree blu e aree verdi per favorire temperature urbane più miti nei periodi caldi. Il coordinatore di Cool City Project, di padre napoletano e madre tedesca, illustra il passato - come se fosse una mappa impressa nella sua mente - per agire nel presente, strizzando l’occhio al futuro.

LA PREPARAZIONE

«Abbiamo iniziato la mappatura della città tre anni fa partendo dal lavoro svolto dall’ingegnere, e uno dei primi speleologhi urbani, Clemente Esposito (oggi presidente del Centro Speleologico Meridionale, ndr) che in oltre quarant’anni di ricerca ha rilevato circa due terzi della Napoli sotterranea esistente: una fitta rete di cisterne, di canali, di pozzi», sottolinea l’architetto Valentino. Perché se Partenope fu colonizzata per le sue preziose acque, ad esempio quelle di Santa Lucia e del Chiatamone, Neapolis fu progettata seguendo le vene delle acque di falda, delle sorgenti esistenti, che intercettate sotto ai nostri piedi potevano essere utilizzate in superficie. «Non dobbiamo stupirci di ciò – puntualizza Valentino - Nel passato si costruiva prima nel sottosuolo e poi in superficie, come insegnano i qanat mediorientali e quelli greci. Napoli presenta numerose sorgenti di acqua, in particolare nel Nolano e a Volla, ma anche al porto di Napoli fino a Mergellina, passando per Agnano, che potrebbero essere riaperte e rifunzionalizzate».

IL NODO

L’obiettivo di Cool City Project è di realizzare un Atlante delle Acque e delle Infrastrutture Idriche di Napoli, ma per fare ciò servono ulteriori fondi e una collaborazione con le istituzioni locali: «Lavoriamo in sintonia con gli enti di bonifica che assistono spesso inermi allo spreco giornaliero di acqua. Vorremmo un “mandato per l’acqua” ai fini ambientali perché colpevole di questo malgoverno è la frammentazione amministrativa degli enti che si devono occupare dell’acqua», spiega l’architetto Alexander Valentino. Se è vero che non c’è particolare supporto dalle istituzioni locali, dall’altra parte dell’Atlantico le collaborazioni non sono mancate. Esiste infatti un fil rouge che lega Napoli a Seul, grazie alle Università americane. Il Lan – Laboratorio Architettura Nomade, componente del progetto Cool City, ha trovato sostegno nei professori Nick de Pace della Rhode Island School of Design e Kyong Park della San Diego University of California. Studenti americani e sudcoreani hanno studiato e progettato con acque di Napoli. «Da lì è poi nato un work-shop lavorando sui parallelismi tra Napoli e Seul: entrambe sono sorte su acque abbondanti, come Parigi e Londra, e in entrambe le città l’urbanizzazione ha tolto posto alle tante sorgenti presenti», racconta Alexander Valentino. La chiave della “nuova via dell’acqua” potrebbe essere proprio la città di Napoli. Si tratta solo di ripensare a ciò che avevamo e abbiamo davanti agli occhi, anzi, sotto i nostri piedi.

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