Blasi: «Tap, basta con le strumentalizzazioni. Si farà a San Foca, lavoriamo sul costo del gas»

Blasi: «Tap, basta con le strumentalizzazioni. Si farà a San Foca, lavoriamo sul costo del gas»
Sergio Blasi, consigliere regionale Pd: lei in passato s'era espresso contro il gasdotto a San Foca. Ora l'opera è a un punto tale da non poter essere più fermata? Ha senso continuare a illudere chi si oppone?
«Quest'ultima cosa è tipica del nostro tempo, il tempo della menzogna, e delle forze populiste e sovraniste. È una tecnica ripetuta serialmente, al punto da convincersi che sia verità ciò che non lo è, come in una bolla. Ecco, dobbiamo tenere conto di questa cornice: è successo per Ilva, succederà per Tap e per tutto il resto, quando i nodi vengono al pettine la scappatoia è lo scaricabarile. Per il gasdotto questo governo è alla menzogna del calcolo di costi e benefici, ma chi li calcola? La verità era nota già prima del 4 marzo, e su quella verità è stata fatta solo speculazione elettorale. I cinque stelle pochi mesi fa, quando promettevano lo stop al cantiere in 15 giorni, non sapevano di accordi internazionali, autorizzazioni, costi? In questo ci sono complicità, anche di Marco Potì».
In che senso? Il sindaco di Melendugno è da sempre in prima fila contro il gasdotto.
«È lui il responsabile della pantomima a cui mi sottrassi: la sottoscrizione in campagna elettorale di un patto per fermare l'opera, in quei giorni persino Berlusconi andò in tv a dire che era contro Tap. Bene, bloccate il cantiere? Applausi a Potì e Lezzi. Non lo bloccate? Allora è più dignitoso dimettersi, e mi riferisco non solo ai cinque stelle, ma anche al sindaco. Avevo grande stima di Potì, poi ha preso una deriva, si è capito che il tema ambientale c'entrava ben poco, e forse c'entrava perlopiù la carriera politica».
Anche lei in passato ha parlato però di spostamento d'approdo e di decarbonizzazione: pentito?
«No, lo rivendico. Sono stato il primo, nel 2013, a introdurre il tema della decarbonizzazione, e parlavo anche di approdo sbagliato a San Foca. L'infrastruttura è stata però dichiarata strategica e non è nelle nostre competenze dire il contrario: ecco perché già negli anni scorsi ipotizzai di portare il gasdotto a Cerano per decarbonizzare a partire dall'Enel».
In quella fase era ancora possibile spostare il sito: la Regione, nelle sedi opportune, ne aveva facoltà. Ma non la esercitò.
«È così. Peraltro proprio l'approdo brindisino era quello scelto per primo. Quando Emiliano a inizio mandato parlò di decarbonizzazione, dissi che riuscirci sarebbe valso più di una legislatura. Ora però la partita del gasdotto a San Foca mi sembra chiusa, ed è evidente anche dal comportamento del governo. Inoltre, dopo aver fatto di Tap il simbolo della devastazione ambientale, come fai a dire "a Melendugno siamo così belli che non possiamo prendercelo, prendetelo voi a Brindisi"? Fossi brindisino, mi arrabbierei. Basta con le prese in giro e facciamo l'unica cosa possibile: se è vero ciò che dice Emiliano sulla disponibilità dell'Azerbaijan a offrire uno slot di gas a prezzo calmierato, mettiamolo nero su bianco, invece di assistere allo scaricabarile in stile Ilva. È troppo facile fare gli ambientalisti con l'inquinamento degli altri, battiamoci invece per decarbonizzare».
E allora non sarebbe il caso di convocare un tavolo a palazzo Chigi?
«Se c'è la disponibilità dell'Azerbaijan, perseguiamo quella strada con convinzione e da protagonisti. Nel 2014, quando poteva, la Regione non lo fece: il premier Renzi in Fiera del Levante incontrò i sindaci salentini e chiese alla Regione di indicare un approdo diverso, e i sindaci si dissero disposti a legarsi davanti alla porta della Regione se non fosse stato indicato un altro approdo. Quest'anno invece non ho visto Potì alla Fiera capeggiare una delegazione di sindaci disposti a sfilarsi la fascia come in altre circostanze: inaccettabile. Perché si è disposti a fare sconti a questo governo, che non sta facendo una virgola in più del passato, anzi con l'aggravante della presa in giro?».
Emiliano insiste sulla decarbonizzazione, ma anche sul nuovo approdo: la seconda carta depotenzia la credibilità della prima?
«Assolutamente sì. Dobbiamo insistere invece solo sullo slot di gas a prezzo agevolato. Riuniamo allora a Bari un tavolo con governo italiano, Azerbaijan, Socar, Tap».
I cinque stelle continuano a dichiararsi noTap.
«Sono forza di governo, non possono dire solo no. Questo è l'altro dramma del nostro tempo: vedo tanti sindaci che invece d'essere prima e principale rappresentanza del territorio per governare, fanno solo interdizione. Ma con la sola interdizione ci sono macerie, non sviluppo, crescita e progresso. Mi attirerò le ire di molti, ma ci vuole il coraggio della verità».
Dicevamo: nel 2014, in Conferenza di servizi, la Regione poteva indicare un approdo alternativo e non lo fece. Anche sul passato andrebbe fatta una riflessione più lucida.
«Vendola non si pose il problema dell'approdo perché c'era Vittorio Potì a garantire sul territorio, Potì era un gigante rispetto ai nanetti che governano oggi. Lo stesso Marco rilasciò un'intervista nel 2012, a un piccolo giornale della Grecìa salentina, Corte grande, in cui da neo-eletto sindaco diceva: "Ho cercato di guardare il progetto da un punto di vista tecnico, non è così invasivo come può sembrare", poi parlava della vocazione turistica, ma la posizione era quella. Ecco perché parlo di speculazione».
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Mercoledì 12 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:56