«Spero si realizzi l'opera»: Tria riapre il fronte Tap. Sale la tensione nel governo

«Spero si realizzi l'opera»: Tria riapre il fronte Tap. Sale la tensione nel governo
Il ministro che detiene le chiavi della cassaforte di governo non ha dubbi: Tap e Tav «spero che si facciano, che si sblocchino, che ci sia una soluzione anche perché fanno parte di reti infrastrutturali internazionali che a noi interessano, perché il collegamento dell'Italia al resto dell'Europa o sul piano energetico all'Est dell'Europa è essenziale». Parola di Giovanni Tria, titolare di Economia e Finanze: un messaggio netto, chiaro, in radicale controtendenza rispetto alle posizioni oltranziste e interdittive dei cinque stelle, spesso anche nella loro declinazione di governo. Tanto il gasdotto con approdo nel Salento quanto il treno ad alta velocità sull'asse Piemonte-Francia sono progetti che passeggiano sul filo da equilibrista e al vaglio di ministeri e di (nascituro) Comitato di conciliazione. Tap e Tav sono, soprattutto, terreno su cui si esercita il braccio di ferro tra alleati: i pentastellati contrari, i leghisti a favore.
Le parole di Tria - che non è né cinque stelle né salviniano, ma è un tecnico - arricchiscono la ricca antologia di dichiarazioni dei ministri gialloverdi. Dichiarazioni molto variegate, perché si spazia dal disco verde all'opera (di Matteo Salvini, o dell'altro tecnico Enzo Moavero Milanesi) a quello arancione (il premier Giuseppe Conte, per esempio), fino al rosso acceso della salentina Barbara Lezzi e in fondo anche di Luigi Di Maio. Insomma: grande è la confusione sotto il cielo. «Si può costruire una strategia economia coerente anche se partita da una campagna elettorale non del tutto coerente», chiosa Tria con evidente riferimento ai due alleati in disaccordo.
Qui e lì, in questi mesi d'altalena gialloverde, non sono certo mancate le rassicurazioni ai partner stranieri circa la strategicità dell'infrastruttura. È il caso dello stesso Conte, a colloquio con Donald Trump. O di Moavero Milanesi, in Azerbaijan (paese d'estrazione del gas). O di Salvini, durante il confronto riservato con Tony Blair (l'ex premier britannico è lobbista per il Corridoio meridionale del gas). Allo stesso modo però la salentina cinque stelle Lezzi alza le barricate, e Di Maio assicura che «il M5s è no Tap», pur puntualizzando che si troverà un punto di'incontro e intesa con la Lega. Il nodo non è soltanto politico: anche nelle stanze di governo pentastellate sanno benissimo che gli accordi internazionali stipulati, le relazioni con i partner stranieri, gli impegni presi con l'Europa, le autorizzazioni incassate dal Consorzio Tap e infine i costi a carico delle casse statali in caso di addio al progetto (almeno 25 miliardi) sono tutte condizioni e paletti difficilmente aggirabili. Nel weekend intanto Di Maio, titolare dello Sviluppo economico, tornerà in Puglia: sarà a Lecce, ospite delle Giornate nazionali del lavoro della Cgil. Ergo, proprio nel Salento: il ministro verrà marcato stretto dal sindaco di Melendugno Marco Potì e dal Comitato NoTap? Proprio Potì alls vigilia della Fiera del Levante aveva chiesto a Conte un incontro in terra salentina: nulla di fatto. L'interlocuzione tra Comune di Melendugno e governo è ferma a quel primo incontro a palazzo Chigi delle settimane scorse, un incontro infarcito di fairplay, toni istituzionali, buone intenzioni, soddisfazione reciproca per il dialogo intavolato, ma del tutto infruttuoso sul piano dei risultati. Lo stesso Di Maio, domenica in Fiera del Levante, è tornato in picchiata sul tema che più gli sta a cuore: il confronto con le comunità locali, ma difficilmente il salto di qualità sul piano metodologico potrebbe contribuire a far digerire il gasdotto agli oppositori. I cinque stelle sono con le spalle al muro: dopo la brusca retromarcia su Ilva (dalle promesse di chiusura del siderurgico tarantino all'accordo con Mittal sulla base apparecchiata dal precedente governo), temono di dover fare altrettanto su Tap. Con esiziali ed evidenti ricadute sul consenso, soprattutto in Puglia.
Il copione è destinato ad accelerare: nei prossimi giorni Michele Emiliano scriverà al Mise per riproporre l'idea di una trattativa separata con Azerbaijan e Socar per accaparrarsi uno slot di gas a prezzo calmierato (utile a decarbonizzare i cicli produttivi più inquinanti); inoltre, riprenderanno presto i lavori al cantiere di San Basilio. Temporeggiare potrebbe far solo del male al governo.
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Mercoledì 12 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:41