​​​Mes, offerta di Conte per frenare Renzi: ecco che cosa succede nella maggioranza

Mes, offerta di Conte per frenare Renzi: ecco che cosa succede nella maggioranza
​​​Mes, offerta di Conte per frenare Renzi: ecco che cosa succede nella maggioranza
di Marco Conti e Luca Cifoni
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Mercoledì 9 Dicembre 2020, 00:11

Giuseppe Conte non molla. Domani a Bruxelles vorrebbe andare con il via libera al nuovo statuto del Mes e ai piani del Next Generation Ue, ma la mission è tutta in salita. Sul Meccanismo europeo di stabilità alla fine un’intesa si è trovata sulla mozione che verrà votata oggi in Parlamento, ma non sulla governance del Recovery fund che Renzi continua a demolire, pronto a bloccare anche il varo dei piani di spesa. 


Il ritorno a Bruxelles di Conte, dopo tanti consigli europei a distanza, rischia quindi di risultare complicato vista l’attesa che c’è su come l’Italia intende usare gli oltre duecento miliardi messi a disposizione dall’Europa. Eppure ieri a palazzo Chigi si è cercato di andare incontro alle richieste di Iv, ma anche dei ministri di Pd e 5S, svuotando di fatto i poteri dei commissari (definiti ora “responsabili di missione”), non più sei ma un numero da definire. Ma la task force, seppur ridimensionata, di fatto resta nella proposta che dovrebbe andare oggi pomeriggio in consiglio dei ministri. Come resta la cabina di regia nella quale dovrebbe trovar posto Conte e i ministri Gualtieri (Pd) e Patuanelli (M5S), mentre il raccordo con Bruxelles è dei ministri Di Maio (M5S) e Amendola (Pd). Un quadro che esclude Italia Viva, la quale però sostiene che il problema non sono le poltrone, ma Conte che «svuota governo e Parlamento» e pensa di gestire da solo 209 miliardi. Il presidente del Consiglio, accusato così pesantemente dai renziani, è anche atteso al varco in Aula da Iv. «Prima di votare a favore vogliamo essere certi che non escluda l’attivazione del Mes-sanitario e non confonda il Mes con il Recovery», spiega un senatore di IV.

Clima pesante con Iv che attacca ad alzo zero avendo alle spalle un silente Pd che si guarda bene dal difendere il premier ed un governo di fatto fermo ormai da mesi. Ma se Nicola Zingaretti nei giorni scorsi ha usato il fioretto nel chiedere un cambio di passo e il rispetto del patto di governo siglato un anno e mezzo fa, Renzi ci va pesante e punta diritto ad ottenere quella verifica di governo che Conte non intende concedere nel timore che il rimpasto di un ministro si trasformi in crisi di governo e che la crisi possa travolgerlo o drasticamente ridimensionarlo. Il problema è che il rinvio a dopo la legge di Bilancio, quindi a gennaio, dei piani del Recovery fund oltre che della governance, oltra a segnare una cocente sconfitta per Conte, rischia di pesare molto sul Paese. Il tentativo del capodelegazione Franceschini di difendere Conte e la cabina di regia si scontra con il silenzio del Nazareno al quale lo schema immaginato dal premier non è mai piaciuto del tutto, soprattutto per l’esclusione del Parlamento e delle regioni. Qualche segnale arriva anche dal fronte grillino visto che ieri l’unico che ha preso le difese di Conte attaccando Renzi è stato l’ex ministro Toninelli. 
Aver sfilato i piani del Recovery dalla legge di Bilancio aiuta i sonni dei Quirinale che comunque restano agitati per le turbolenze che rischiano di complicare non solo la gestione della pandemia, ma la risposta alla crisi economica. Una messa a punto del governo diventa inevitabile anche per il Colle anche perchè la navigazione a vista, senza trovare mai una sintesi sui dossier più importanti, dura ormai da troppo tempo sostenuta dall’emergenza sanitaria.

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Nella bozza di decreto legge su cui si è svolta la trattativa di queste ore resta sostanzialmente invariato il ruolo della Ragioneria generale dello Stato a presidio non solo dei conti pubblici ma anche del corretto utilizzo da parte delle varie amministrazioni dei fondi europei. Il Mef aveva già rafforzato questo posizionamento con un articolo della legge di Bilancio inviata in Parlamento (il 184), che prevede tra le altre cose che la stessa Rgs stabilisca i criteri per la rendicontazione, elaborando anche un apposito software che dovrà essere usato dai vari pezzi della macchina pubblica. Il decreto legge, quando arriverà, dovrà anche raccordare questi poteri con la governance vera e propria del Recovery Fund. La stesura del decreto che dovrà stabilire i criteri di verifica contabile dei vari progetti resta comunque affidata a un Dpcm, che dovrà essere comunque messo nero su bianco su proposta del Mef. Per altro verso un nuovo comma assegna alla struttura del tecnica del ministero dell’Economia il compito di svolgere una ulteriore attività di monitoraggio «al fine di assicurare il rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica e di sostenibilità del debito pubblico». 
 

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