Rischio voto, tregua sulla manovra: Conte e Pd frenano Di Maio

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Marco Conti
Rischio voto, tregua sulla manovra: Conte e Pd frenano Di Maio

La ricreazione è finita, ma la campanella non l'ha suonata Giuseppe Conte ma ciò che ieri, a margine del vertice di maggioranza, raccontavano coloro che poche ore prima avevano avuto modo di parlare con Sergio Mattarella. Ovvero che in caso di caduta del governo in carica, il Presidente della Repubblica non farà nulla per puntellare l'attuale legislatura ritenendo esaurite tutte le possibili formule. Non solo - ed è ciò che più ha impressionato i presenti - il Capo dello Stato non ritiene un ostacolo al voto anticipato neppure la mancata operatività del taglio dei parlamentari e l'eventuale referendum che potrebbe celebrarsi entro giugno del prossimo anno. Come dire che, in caso di crisi di governo, ci sono tutti gli spazi per tornare al voto eleggendo, con l'attuale legge elettorale, una Camera di 630 parlamentari e un Senato di 315. Ragionamenti, raccontano, che non hanno sorpreso Conte. Compreso quello secondo il quale il referendum si può sempre tenere dopo il voto, e la riforma costituzionale entrare in vigore con la legislatura successiva.

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IL FUTURO
Come d'incanto ieri, chissà per quanto, i capi delegazione della maggioranza - convocati da Giuseppe Conte per discutere ancora della manovra di bilancio - (Franceschini, Misiti per il Pd, Di Maio, Fraccaro, Castelli per il M5S, Speranza, De Petrisi per Leu e Bellanova, Marattin per IV), hanno riscoperto un «clima costruttivo» e la voglia di serrare i ranghi. Lo stesso Matteo Renzi, da New York, ha sostenuto che «Giuseppe Conte ha innanzitutto un presente, ovviamente ha anche un futuro» e che va «aiutato da tutti» a fare il presidente del Consiglio. Svanite le ipotesi di esecutivi tecnici o alla Draghi, con davanti il burrone delle elezioni anticipate, i partiti della maggioranza sembrano aver ritrovato per incanto quella coesione evocata da Conte più volte.
 

D'altra parte tenere in piedi un governo in costante crisi non solo non offre sufficienti garanzie a investitori e mercati, ma risulta inadeguato ad affrontare i problemi del Paese. Il rischio che l'inasprirsi dei toni possa scaricarsi a breve in aula sulla manovra di Bilancio, è fortissimo. Gli inviti del presidente del Consiglio al senso di responsabilità, partono proprio dalla consapevolezza che non basta per garantire la durata dell'esecutivo puntare sulla scarsa voglia della maggior parte dei parlamentari di andare a casa. Ma nel racconto del colloquio con il Capo dello Stato c'è un passaggio che può rendere vana anche la raccolta di firme che si sta facendo al Senato e alla Camera per indire un referendum sul taglio dei parlamentari. Almeno per coloro che intendono la consultazione referendaria come un modo per allungare, comunque e a prescindere, la legislatura sino all'estate del prossimo anno.

Per reggere la legislatura, in modo da arrivare all'elezione del nuovo Capo dello Stato, M5S, Pd, Leu e IV dovranno contare solo sulle proprie gambe sapendo che non ci sono paracadute in caso di crisi. L'iter di approvazione della manovra di bilancio e del decreto fiscale rappresentano un test importante per sondare la tenuta della maggioranza, ma ancor più potrebbe esserlo la modifica della legge elettorale che vede Pd e M5S ancora contrapposti, con i primi che non hanno ancora archiviato il maggioritario, mentre per i grillini - soprattutto dopo la sconfitta in Umbria - esiste solo il proporzionale.

IL TEST
Ma se dopo l'attuale governo c'è solo il voto anticipato, fare quadrato intorno a Conte diventa una sorta di dovere anche per Di Maio e per lo stesso Renzi. Tutti e due hanno bisogno di comprare tempo. Il primo nel tentativo di risollevare le percentuali del Movimento attraverso il buon governo dei ministri grillini. L'ex presidente del Consiglio sarà costretto ad inventarsi nuove modalità per differenziarsi senza mettere a rischio l'esecutivo e scatenare quella parte del Pd che brama le urne tanto più se c'è lo spazio per andare a votare con l'attuale Parlamento. Un'ipotesi, quella del voto subito, che ovviamente piace molto a Matteo Salvini ora impegnato a dare alla Lega, e a tutto il centrodestra, un'immagine più rassicurante. Anche se i toni del leader del Carroccio sono cambiati solo in parte e gli antieuro alla Claudio Borghi restano al loro posto, il riassetto in corso nel centrodestra e la compattezza mostrata, allarmano Conte anche in vista della passaggio nelle commissioni e in aula della manovra di Bilancio sulla quale anche ieri, ha sollecitato «massima compattezza».
 

Ultimo aggiornamento: 11:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA